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Intervista a Matteo Bonechi: canzoni da cantare sotto la doccia

Il musicista pratese ci presenta il suo primo disco “Sono solo tre ore che aspetto”

Matteo Bonechi pratese, nato negli anni ’80 comincia a masticare chitarre verso i quindici anni e a molestare l’orecchio della pubblica piazza verso i diciannove. Nel 2007 collabora con l’attrice Livia Gionfrida mettendo in scena lo spettacolo-lettura musicata “Rosaspina” tratto da una favola dei fratelli Grimm. Nel 2008 scrive e interpreta il mini recital “Drogo Endrighi professione precario” sulla scia del teatro canzone gaberiano. E’ del 2009 la prima autoproduzione-demo di cinque canzoni “Le qualità comiche della disgrazia”. Nel 2012 incontra Andrea Franchi, batterista di Paolo Benvegnù, a cui affida la produzione artistica del suo primo disco “Sono solo tre ore che aspetto” uscito a Marzo del 2015.

“Sono solo tre ore che aspetto” è il titolo del tuo primo disco. Ma chi aspetti? Una donna immagino
Anche no, è venuto fuori un po’ a caso. Non trovavo un titolo e ho provato a fare alla vecchia maniera cioè cercare una title trak. Questa frase è un verso di un pezzo. In ogni caso il tema dell’attesa è comune a diverse canzoni.

Appena ho visto la copertina dell’album mi è venuto in mente “Tin Drum” dei Japan, un po’ si assomigliano queste due foto, è un caso? Ti ho stupito con questa citazione dotta, eh, dì la verità!
Non li conosco, forse li ho sentiti una volta ma non sono preparato.

I tuoi pezzi mi sembrano l’insieme di due anime. Una è un po’ più allegra, scanzonata, l’altra più triste, malinconica. Volevo sapere con quale di queste due strategie rimorchi di più? Quando fai il simpatico o quando fai il depresso?
E’ una bella domanda, direi attraverso un elaboratissimo mix delle due e con un aiuto dell’alcol. Da questi tre elementi si genera una confusione che mette in difficoltà e genera curiosità.

In un pezzo prendi in giro gli hipster, come mai non ti convincono?
E’ una moda “fina” a se stessa come diceva qualcuno un po’ di tempo fa.

Vabbè ma è come prendere in giro Giorgio Armani o no?
No perché Giorgio Armani non è fine a se stesso o almeno lo dichiara, invece nel caso degli hipster c’è l’ambizione di non so cosa. Guarda è una scusa per scrivere una canzone.

Ti ricordi la prima volta che hai preso in mano una chitarra? Cos’hai provato? Ma soprattutto nessuno ha provato a fermarti?
Mia sorella non ne poteva più, gli stavo segando le orecchie. Ma dopo qualche secolo di lezioni si limitavano a chiudere la porta invece che offendermi.

Ti hanno paragonato ad Adriano Celentano
Questo paragone me l’hanno un po’ affibbiato, io sono contento, meglio lui che Tiziano Ferro. I film di Celentano sono splendidi, bisognerebbe farli vedere a molti cantautori nostrani per suggerirgli un modo di comportarsi dal vivo e con gli altri. Mi immagino all’epoca Celentano quanto seguito potesse avere e adesso per molto meno la gente se la tira come un gommino.

Un gommino? Cos’è un gommino scusami?
Un elastico!

Ah, ho capito… Ora ti farò una domanda un po’ provocatoria, rispondimi pure a tono.  Ma non è l’ora di finirla con questo catautorato italiano, uomini che prendono la chitarra per cantare non si sa bene quale disagio interiore quando hanno ancora la mamma che gli stira i panni?
Questo è verissimo, bisognerebbero che ce ne fossero meno e che suonassero meno la chitarra. Io sono contro il cantautorino che suona nei posti da solo.

Ma quindi non ti vedi come un cantautore?
Io adesso suono il piano, sono un chitarrista ma la chitarra mi è venuta a noia. Cantautore è un po’ una definizione infelice secondo me. Rispetto al songwriter americano è un po’ diverso, il “cantautore” sembra un termine scout, non mi è mai piaciuto. Io provo a scrivere canzoni che possano essere eseguibili anche da altri sotto la doccia. Secondo me questa è la definizione perfetta di canzone. Certe canzoni di De Gregori può cantarle solo De Gregori, a me invece piacerebbe che una canzone scritta da me potesse essere cantata e interpretata anche da altri. Poi è chiaro se la faccio io è meglio perché l’ho scritta io, ma non è il mio obiettivo.

Mi sembra che nel tuo approccio alla musica ci sia una parte legata al teatro
Si ho collaborato con un’attrice Livia Gionfrida del Teatro Metropopolare. Abbiamo fatto una lettura musicata di una favola “Rosaspina” per cui ho scritto qualche pezzo e ci siamo trovati bene, io mi sono divertito molto. Il discorso del teatro-canzone o monologhi musicati mi interessa molto, anche se per arrivare a Gaber hai voglia a studiare. Io non sono un attore ma mettere la prosa in mezzo a qualcosa di musicato è un esperimento troppo interessante e positivo.

Insomma il disco è uscito, c’è qualche data magari quest’estate per poterti venire a vedere suonare?
Qualcosa c’è, al Fabbrichino di Prato che sta per riaprire, io non potrei neanche dirlo, ci sarà una data estiva. Non posso dire altro.

Dunque ti stai organizzando per accogliere le orde di fan impazzite che verranno a vederti?
Si ho una segretaria e psicologa che seguirà queste fan in depressione.

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