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53mila posti di lavoro a rischio in Toscana secondo i dati dell’Irpet

Per il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: ‘necessario un piano di investimenti che dia da lavorare almeno a 80 mila persone’

53mila posti di lavoro a rischio in Toscana secondo i dati dell’Irpet
Nel 2020 il Pil della Toscana avrà una flessione dell’11%, per effetto della crisi innescata dal Coronavirus, con un rimbalzo positivo del 4,9% nel 2021: è quanto afferma l’Irpet nel suo rapporto ‘La situazione economica, il lavoro e le disuguaglianze in Toscana ai tempi del Covid’ presentato a Firenze.
 
Il Pil toscano avrà un andamento peggiore della media nazionale (-9% previsto nel 2020, +5,8% nel 2021), secondo l’Irpet, a causa del peso di esportazioni e turismo sull’economia regionale, entrambi particolarmente colpiti. Il calo dell’export verso l’estero dovrebbe essere del 18,7%, in linea col dato italiano ma con un impatto maggiore a livello regionale.
 
In termini di posti di lavoro, a fine maggio in Toscana si contavano 53.000 posti in meno rispetto a un anno prima, ma il rischio paventato dalla Regione è che a fine anno i posti perduti possano arrivare a 100.000. Il settore più colpito è quello del turismo con -29mila addetti. Più contenuto il dato del commercio al dettaglio (-7%) e ancor più di quello all’ingrosso (-3%). Cali anche nei comparti manifatturieri, soprattutto quelli soggetti a lockdown come la moda; maggiore la tenuta dei settori essenziali: cartario, chimica e farmaceutica, alimentare.
 
L’aumento delle disuguaglianze e della povertà sarà un altro effetto della crisi. Già prima dell’emergenza infatti, il reddito disponibile delle famiglie toscane si era contratto (-10% a fine 2019 rispetto al 2007), provocando un aumento della povertà assoluta che però non ha riguardato tutte le famiglie in ugual misura, ma andando a colpire soprattutto quelle giovani, numerose e straniere. Tutte le indicazioni vanno nella direzione di un’ulteriore accentuazione delle disuguaglianze, non solo nella distribuzione dei redditi, ma anche sul fronte dell’istruzione, sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro (peso maggiore sulle donne) e sulla stessa esposizione al virus.
 
Per questo il governatore Enrico Rossi, presentando il rapporto insieme al direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti, ha invocato “un piano di investimenti che dia da lavorare almeno a 80.000 persone”, con un ruolo da protagonista affidato al soggetto pubblico. 

“Il rapporto – ha detto Rossi – fornisce un’analisi preoccupata e dolorosa della realtà toscana. Una realtà economica e sociale dolorosa. Ma questa realtà si può combattere, come del resto ci insegna la storia della Toscana negli ultimi 10 anni. Questo grazie agli asset di cui disponiamo e che in questi anni si sono distinti nella conquista dei mercati internazionali, grazie alla loro qualità. Disponiamo di tanti settori innovativi accanto ai quali però spiccano alcuni distretti storici come yacht e cantieristica navale, la farmaceutica, il cartario, la moda, l’agroalimentare, l’orafo, il marmo, la camperistica. Tutti con le proprie criticità attuali ma tali da rendere la Toscana una regione forte. Senza trascurare la capacità di attrazione degli investimenti per la quale siamo diventata la prima regione italiana”.

La spinta per uscire da questa situazione complicata, resa ancor più difficile dall’emergenza sanitaria, può arrivare dagli investimenti. “Occorre passare – ha sottolineato Rossi – da una media annua di 2 miliardi a una di 5/6. È del resto la richiesta che feci una anno fa, siglando il patto per lo sviluppo: accelerare la spesa in sanità, quella per l’assetto idrogeologico, per la scuola, per le infrastrutture come la Tirrenica, completare il porto di Piombino e rilanciare la produzione di acciaio, sviluppare il porto di Livorno e l’aeroporto di Firenze. Insomma sbloccare tante opere attualmente ferme. Solo con gli investimenti il Pil potrà riprendere a salire e si potrà garantire lavoro a chi lo ha perso in questi mesi ed evitare così di dare sfogo alla rabbia sociale”.

Ovviamente lo Stato dovrà fare la sua parte permettendo alle Regioni di spendere. “Ci sono i soldi che potrebbero arrivare dal Mes (2,3 mld a interessi zero per la Toscana), dal recovery fund (a fondo perduto), quelli legati ai prestiti: una massa ingente di denaro e che andrà a sommarsi a quelli del bilancio Ue legati al nuovo settennato. È indispensabile che lo Stato smetta di distribuire denaro a pioggia, con un assistenzialismo generico, ed indirizzarli verso chi fa investimenti e crea occupazione. Oltre a garantire un reddito minimo a chi è a casa e deve poter sopravvivere. Ho fiducia in questa regione e le crisi precedenti, recenti, hanno dimostrato che abbiamo saputo crescere, stando al passo delle regioni del nord. Lavoro, sviluppo e occupazione sono i punti fondamentali”.

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