Cultura/

Jackson Pollock e Michelangelo Confronto tra due titani dell’arte

Fino al 27 luglio la “furia” dei corpi michelangioleschi si confronta con l’action paiting

Jackson Pollock

Un confronto audace e inedito tra due titani dell’arte: Michelangelo che dipinse il “cielo” della Cappella Sistina rivolto verso l’alto e Jackson Pollock che trovò la sua cifra stilistica adagiando per la prima volta nella storia la tela per terra e sgocciolandovi sopra con il suo pennello. E’ da questi due gesti opposti che parte la mostra “Jackson Pollock. La figura della furia” a Firenze dal 16 aprile al 27 luglio esposta a Palazzo Vecchio e nel complesso di San Firenze.

La mostra ideata e curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana offre allo spettatore la possibilità di vedere oltre a sei cruciali disegni – eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York e per la prima volta esposti in Italia – alcuni dipinti e incisioni di Pollock concessi da musei internazionali e collezioni private: opere ancora giovanili degli anni Trenta.

Jackson Pollock l’artista che ha scardinato le regole dell’arte figurativa occidentale dissolvendo gli ultimi baluardi della prospettiva rinascimentale si dedicò nei suoi taccuini da disegno i famosi sketchbooks a riprodurre disegni ispirati a immagini della cappella sistina e del giudizio universale.

Pollock aveva avuto occasione di conoscere alcuni capolavori del Rinascimento italiano durante il suo apprendistato presso Thomas Hart Benton, uno dei grandi protagonisti della pittura americana della prima metà del ‘900. Benton era infatti un grande ammiratore di Michelangelo, come di Tintoretto ed El Greco, oltre che di Rubens, pittori che sottoponeva allo studio dei suoi allievi affinché apprendessero la resa delle forme del corpo umano.

La furia evocata dal titolo della mostra vuole porre l’accento sulla tecnica dell’action painting inventata da Pollock quell’urgenza dell’atto creativo che vede il pittore coinvolto fisicamente e psicologicamente nell’azione del dipingere, talvolta con veemenza, con furore, come in una lotta un corpo a corpo con la tela.

Ed ecco manifestarsi a distanza di 400 anni nell’atto creativo il punto di similitudine fra i due grandi artisti. In questo senso è proprio la “furia” delle figure create da Michelangelo che si traspone in Pollock. Quelle rientranze e sporgenze delle belle forme del corpo umano che generano la rappresentazione dinamica ed espressiva delle anatomie, del pieno e del vuoto, delle zone di rilassamento e di massima tensione dei muscoli e della carne. Un vortice in cui la materia si ricompone così da esprimere sentimenti di dolcezza e di grazia, ma anche di tensione e potenza.

E se per Michelangelo l’arte era manifestazione di Dio, di quella perfezione desiderata, vagheggiata, che restava comunque una meta irraggiungibile, Pollock, facendo il percorso contrario, cercava di raggiungere la sua idea di armoniosa totalità, lasciando al proprio inconscio il compito esagerato di generare qualcosa di perfetto e d’infinito.

La mostra si compone di una seconda sezione nel Complesso di San Firenze e più precisamente nella Sala della musica che offre spazi interattivi, apparati multimediali e didattici, dove, attraverso allestimenti creativi, si propongono proiezioni e filmati sulla vita e l’arte dell’artista.

Jackson Pollock. La figura della furia
Firenze, Palazzo Vecchio e San Firenze
16 aprile – 27  luglio 2014


I più popolari su intoscana