Storie/

La casa svizzera di Lea Ottolenghi

Un’ebrea di famiglia borghese si rifugia in Svizzera nel 1943 per sfuggire alle leggi razziali: dovrà adattarsi ai campi di lavoro e a vivere lontana dal suo più grande affetto

20/12/43
Partiti tutti e 4 da Milano, dopo Varese abbiamo preso un trenino e siamo passati attraverso luoghi così pittoreschi che se avessi avuto con me Gastone, mi sarebbe parso di fare un viaggio di piacere! Ad un certo punto ci siamo divisi per non dare troppo nell’occhio. Amedeo rimase con mamma, ed Emma ed io andammo a Luino e giravamo fingendo cercare una casa per allontanarci dai luoghi pericolosi per i bombardamenti. Se ne visitarono alcune, poi ci avvicinammo al confine ed è stato così strano, quando arrivate ad un ponte, al di là c’era la sospirata Svizzera! Si vedevano benissimo le casette… al di qua e al di là del ponte, formavano uno stesso paese, ci sarebbe voluto così poco arrivarci!
Abbiamo invece proseguito ed attesa la sera, zitte zitte, in un’atmosfera da film o da romanzo abbiamo fatto al buio un buon tratto di strada; si vedevano al di là i lumi accesi nella terra tanto agognata ed una musica di fanfara ci giungeva all’orecchio, festosa, quasi ci attendessero e richiamassero con gioia. Da questa casetta corremmo in fretta vicino al ponte e ci chiusero in un ripostiglio di legna. A mamma, poveretta, a causa si vede della polvere venne un accesso di tosse che cercava soffocare perché ci avevano raccomandato di non fare alcun rumore. Dopo 2 ore andammo strisciando lungo il muro alla casa dei doganieri fino a mezzanotte, ed infine il gran passo! Però, quando fatta una rincorsa senza voltarci, arrivammo ad un cancello in mezzo al ponte, dovevamo passare attraverso un’apertura dove, mamma essendo grossa non ce la faceva a passare. Gettai al di là il mio sacco a spalla, e spingendola riuscimmo a farla passare. Nel frattempo delle guardie tedesche ci intimarono di fermarci ma noi correndo proseguimmo, sentimmo spari ed abbaiare di cani. Arrivammo trafelati ed un soldato svizzero ci fermò col fucile spianato: alto là, ci disse, siete in terra Svizzera! Mi sembrava sognare! Troppo bello e quasi facile per essere vero! Per sfortuna le guardie svizzere non erano più quelle con cui i contrabbandieri avevano preso gli accordi.
Ci era andata bene perché, sapemmo in seguito, che presi soldi e derubati, molti ebrei furono invece denunciati dagli stessi contrabbandieri. Venuti quelli della dogana, esaminati i nostri documenti (dovevamo dimostrare di essere ebrei o perseguitati politici) ci hanno detto che troppe persone si erano ormai rifugiate in Svizzera ed era impossibile tenerne altre! Non potevo crederci: dopo tante ansie, fatiche disagi e paure senza più denari, senza niente, essere arrivati alla meta e poi… era troppo! Se difficile era stato giungere fino lì, tornare significava sicuramente essere presi! Io avevo le lacrime agli occhi e dissi che piuttosto che tornare indietro mi sarei gettata nel torrente che scorreva impetuoso lì sotto. Quella brava gente cercò calmarci, ci ristorarono con della cioccolata calda e furono di una grande comprensione e gentilezza. Avrebbero preso solo mamma, in quanto avevano avuto l’ordine di prendere le persone che avessero sopra i 65 anni e le donne incinte. Ci avrebbero riaccompagnato in un altro punto di frontiera diverso da quello da cui eravamo passati.
Mamma non voleva saperne di restare lei sola! Infine ci chiusero in una prigione con della paglia in terra, e una coperta da cavalli, perché ci riposassimo ed attendiamo il mattino, per fare ancora pressione col comando di Bellinzona. Ma come era possibile riposare tranquilli con la disperazione nel cuore! Fra il freddo, il duro e l’ansia non chiudemmo occhio tutta la notte. In quel momento fui quasi contenta Gastone non fosse con noi a rischiare e mi augurai fosse invece in luogo sicuro. Finalmente quando giunse il mattino, permisero ad Amedeo di andare a telefonare al comando ed ottenne che rimanessimo tutti e 4! Quel che ho provato a quel momento è indescrivibile! Stentavo a credere che finalmente eravamo davvero in salvo. Povera mamma quanti disagi ed emozioni alla sua età! Quale rammarico di non poter avere con [noi] anche tutte le altre persone care: Silvia con Paolo, Gino con Franca ed Umbertino, Anna e tu Gastone mio che rimpianto per te! Siamo saliti in una macchina e ci hanno portato a fare una visita medica dopo che dei soldati ci hanno rifocillato e poi partenza per Bellinzona, scortati da un soldatino. Siamo passati da Lugano, quale meraviglia! Tu Gastone ci sei stato e puoi immaginare che effetto abbia fatto ai miei occhi! E sentissi come me la sbrigo col mio francese! Infine siamo giunti ad una specie di questura dove ci hanno interrogato e preso le impronte digitali poi noi donne ci hanno mandato in un asilo di bimbi attrezzato provvisoriamente a campo di raccolta profughi e gli uomini in un altro. Eravamo sempre sotto sorveglianza dei militari. Ci hanno fatto fare una doccia disinfettante e hanno preso tutti i nostri abiti per disinfettarli, è stato piuttosto umiliante specialmente quando i soldati tiravano fuori i nostri indumenti sbandierandoli e chiedendo: di chi è questo? Ero esterefatta e mi dispiaceva sopratutto per mamma ed Emma. Nei campi di raccolta c’era tanta confusione e mancava una buona organizzazione. Comunque io mi ero subito affiatata con tutti, ci aiutavamo a vicenda e sopratutto cercavo rendermi utile coi bambini, ce n’erano parecchi. Ognuno aveva un romanzo da raccontare: a confronto delle nostre peripezie, quanti tragici racconti ho sentito! C’è chi è arrivato proprio senza niente, chi ha camminato per giornate nelle montagne, alcuni sono arrivati con le mani o i piedi congelati ed altri, i cui familiari sono stati rimandati indietro. C’è fra questi una sposina della mia età circa che non si dà pace perché poveretta è stata accettata solo lei in quanto è incinta. Si chiama Edfith Greenberger, viene da Fiume, ho cercato consolarla come potevo. Fummo poi separate, ma ci ritrovammo in seguito. Quando siamo arrivate passammo tutti in fila da una strada piena di negozi con ogni ben di Dio, indumenti di vera lana, di pelle! Cioccolata vera, caffè vero! Senza volere emettevo gridolini di gioia. Un signore mi guardava e comprendendo i miei desideri, mi offrì della cioccolata. Figuriamoci se l’avrei accettata! Ma la guida ci intimò di accelerare il passo, ed Emma con un’occhiataccia mi disse che non stava bene accettare! Con mio grande rammarico, rifiutai, poco dopo quel tipo mi raggiunge correndo e mi porge un saccoccio di marroni e se n’è andato. Una signora svizzera pure ci ha fermato e chiesto chi eravamo, da dove si veniva e ci ha abbracciato, tutta compassionevole! Certo dovevo essere buffa con lo zaino a tracolla, gli scarponi, carica di valige e fagotti. Infine siamo giunti e ringrazio Dio. Ma di te Gastone potrò avere notizie? Mi contenterei tu fossi informato di dove sono ed io sapere dove sei e poter essere tranquilla sul tuo conto. Ora attendiamo venga il nostro turno di trasferimento. Per me mi adatterei anche a stare qua, c’è il calorifero, aria buona, un giardinetto attorno alla casa, il mangiare non è molto, ma possiamo prendere latte con cioccolato a volontà, ed io ne prendo ogni volta due ciotole grandi piene. Ed ora:.. incipit vita nova!

21-12-43 Vita in Svizzera. Oggi abbiamo cambiato domicilio, ci hanno portato all’asilo, dove c’è speranza finalmente di fare un bagno di pulizia. L’ambiente è più grande ed abbiamo perfino una rete per dormire, le lenzuola per ora dobbiamo dimenticarle, ma dobbiamo contentarci. Per il vitto circa è come il precedente, ma ogni mattina dobbiamo sbucciare numerosi sacchi di patate che sono la base del nostro mangiare, per fortuna la Svizzera ne produce molte. Con che entusiasmo però farei ogni cosa se sapessi che anche Gastone è qua! Tutto mi sembrerebbe più bello e divertente! Io aspetto fiduciosa un miracolo che ti porti qua!

25-12-43 Oggi è Natale. È stato commovente come abbiamo organizzato l’albero con doni e dolci per i bambini, poveri piccini come hanno goduto! Io però mi sento triste e mi stupisco che essendo tutti ebrei non ci abbiano fatto festeggiare le nostre feste, come sarebbe stato bello e solenne, dopo tante traversie, celebrare tutti riuniti: Kanuka! Mi hanno detto che in un altro campo l’hanno fatto… Ieri sera ho voluto dire lo scheman, da tanto tempo non lo dicevo e quasi non me lo ricordavo più, c’è una cara vecchietta che si è commossa, l’ho detto insieme a lei e mi ha voluto donare un libretto di preghiere. Mi è di grande conforto e sento in me una gioia interna ed orgoglio nel sentirmi profondamente ebrea! Oh se papà fosse con me, come ne gioirebbe! Dai campi maschili arrivano via via bigliettini ai propri familiari ed io soffro al pensiero come sarebbe stato bello ricevere da Gastone e scambiarsi le impressioni! Mentre ero immersa in questi tristi pensieri è venuto l’ufficiale con doni anche per tutti noi e quando ho aperto il mio pacchetto ed ho visto una bella cioccolata e il panettone, sono saltata dalla gioia ed ho dato fondo a tutto, volevo essere allegra! Dopodomani cambieremo ancora dimora, cosa ci aspetta?

27-12-43 Oggi è il 27! il nostro giorno. Gastone, puoi immaginare il mio stato d’animo, come vorrei tornare indietro a due anni fa! Non avrei a quel tempo pensato che così presto ci si sarebbe trovati così lontani senza sapere nulla l’uno dell’altro! Auguri reciproci, la sera prego perché passi presto il tempo della nostra separazione. La tua Pusse (sopranome che mi dava Gastone nei momenti di tenerezza) ti vuole ogni giorno più bene e ti desidera con tutta l’anima.

30-12-43 1^ giornata a Rovio
Siamo in una colonia estiva per bambini, situata su un monte nel Ticino. Andando nel bosco si può intravedere il monte Rosa. Bellissimo il luogo solo che le attrezzature sono fatte per bambini, piccole stanze con nomi poetici di fiori. Il problema sono i gabinetti che avevano vasi piccolissimi tutti in fila. Siamo sempre sotto regime di militari. Il mio morale è molto basso. Mi pare d’essere in caserma, comandata a bacchetta devo eseguire ordini. Essendo fra le giovani e da poco arrivata, mi assegnano lavori faticosi ed umilianti. Non c’è la familiarità che c’era negli altri campi, anche perché siamo troppi, circa 300. Molta disciplina e severità. Il vitto è peggiore e addio alle belle ciotole di latte e cioccolata.

[…] 8-5-45 “LA GUERRA È FINITA!” Cerco di ripetermelo e ne ero preparata dopo gli ultimi avvenimenti, ma vederlo scritto a grossi caratteri nei giornali, fa un certo effetto! Sono 5 anni che sospiriamo questo momento! Però sono un po’ melanconica, tutta la gioia che mi ripromettevo da questo annuncio è stata come soffocata dall’enorme rammarico di non essere lì in Italia a festeggiare vicino a te la tanto attesa pace! Mai come oggi ho sentito di trovarmi in terra straniera, la nostalgia della mia patria, della mia città. Ci hanno pure obbligate ad andare a scuola, la mattina non riuscivo a seguire una sola parola, la voce del professore mi giungeva come un brusio lontano, ogni tanto tornavo alla realtà, mentre con la fantasia volavo alle nostre città imbandierate a festa, alle fanfare, alla frenesia della gente ebbra di gioia, urlante per le strade, e a te Gastone mio che come me avrai provato il dispiacere di non essere uniti in questo giorno, ma perlomeno, tu essendo in Italia, ti sarai lasciato sicuramente prendere dall’entusiasmo di tutti e del momento.

[Brani tratti da “Lontana terra. Diari di toscani in viaggio”, Terre di mezzo, Milano, 2005]

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