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La strana storia della mummia ottocentesca

Giovedì 13 maggio al museo di Anatomia umana di Pisa la professoressa Ciranni ripercorre gli aneddoti legati al famoso reperto, custodito fino a poco tempo fa all’ospedale di Livorno

mummia_di_Gaetano_Arrighi

Giovedì 13 maggio, alle ore 16, il museo di Anatomia umana di via Roma 55 ospiterà la conferenza di Rosalba Ciranni, docente di Storia della medicina dell’Università di Pisa, che parlerà della "Storia di un reperto museale: la mummia di Gaetano Arrighi". Subito dopo seguirà la visita al museo, coordinata dal professore di Anatomia umana, Gianfranco Natale. L’incontro è organizzato dal dipartimento di Morfologia umana e biologia applicata, nell’ambito della manifestazione “Amico museo”.

Il corpo di Gaetano Arrighi è un raro esempio di mummia artificiale ottenuta con il metodo di Tranchina – dal nome del medico che lo ha messo a punto nella prima metà dell’Ottocento – che prevede l’imbalsamazione dei corpi senza eviscerazione, ma attraverso l’iniezione intravascolare di una soluzione di arsenico e sublimato corrosivo effettuata poco dopo il decesso.

Gaetano Arrighi, nato ad Arezzo nel 1789, fu detenuto per motivi politici nel bagno penale di Livorno. In seguito a una grave malattia, nel 1836 fu ricoverato nell’ospedale di Sant’Antonio a Livorno, dove morì pochi giorni dopo. Fu imbalsamato dal medico Raimondo Barsanti per scopi scientifici e, in seguito, abbandonato nei sotterranei dell’ospedale, fino a che, nel febbraio 2005, la sua mummia è stata trasferita al museo di Anatomia umana dell’Università di Pisa. Oggetto di un importante restauro, oggi condivide gli spazi espositivi con altre mummie egizie e precolombiane, con reperti anatomici di grande interesse e con una splendida collezione di vasi precolombiani.

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