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La Toscana a corto di olio: è partita la caccia alle scorte

Secondo le stime di Coldiretti tra sei mesi le riserve di extravergine potrebbero essere finite per colpa del crollo della produzione di olive

La Toscana sta per finire le sue scorte d’olio. Incredibile ma vero, la terra simbolo dell’extravergine di qualità, che può vantare 4 Dop e 1 Igp, 93mila ettari di oliveti, 15milioni di piante e 70mila imprese già tra sei mesi, tra giugno e luglio, potrebbe aver terminato le scorte di olio.
A rivelarlo è Coldiretti Toscana sulla base della stima fornita da Unaprol-Consorzio Olivicolo Italiano secondo cui quest’anno ogni consumatore potrà contare solo su 3,25 litri di vero extra vergine italiano, meno della metà del consumo pro-capite di extravergine stimato in 7 litri all’anno.

Colpa del crollo della produzione di olive in Toscana nell’ultima annata olivicola, una delle più disastrose che si ricordi, che ha ridotto la capacità di produzione di olio Made in Tuscany anche fino al 90% in molte aree della regione.
Ma cosa accadrà quando le riserve di olio toscano saranno finite? Secondo il sondaggio di Coldiretti, più di metà dei consumatori toscani ha già messo da parte delle scorte, per evitare di restare senza quando l’olio verde sarà sempre più una rarità anche sugli scaffali della distribuzione organizzata. Un toscano su quattro invece ne ridurrà il consumo, centellinando alla goccia uno degli elementi base della dieta mediterranea, mentre il 16% dei consumatori continuerà a comprare olio, anche se sarà il frutto ultimo della miscelazione di olive straniere (comunitarie e non).

“Con il crollo dei raccolti aumenta il rischio di portare in tavola prodotti spacciati per Made in Italy ma provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – analizza Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – il consiglio è quello di verificare con attenzione l’origine in etichetta, almeno su quei prodotti come l’olio, il miele e gli agrumi freschi dove è in vigore l’obbligo di indicare la provenienza. Oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di campagna amica”.

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