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La Toscana secondo Banca d’Italia Disoccupazione giovanile al 25%

La fotografia dell’economia della regione secondo Bankitalia mostra una ripresa interna ma ancora criticità, soprattutto a livello occupazionale

Economia Toscana

Una caduta economica che pare essersi arrestata nel 2014, con i distretti industriali regionali ancora (numericamente) salvi ed una disoccupazione che colpisce soprattutto chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Questi alcuni tra i principali dati emersi nel rapporto “L’economia della Toscana” presentato da Banca d’Italia a Firenze, che ha analizzato l’andamento regionale interno dello scorso anno.

L’export resta il traino economico principale, dove la contrazione delle esportazioni verso la Russia è stata ampiamente superata da altri mercati extracontinentali, come gli Stati Uniti e l’Est asiatico. Il calo della produzione industriale è stato meno intenso rispetto al 2013, anche grazie al miglioramento della domanda interna; una crescita che ha interessato soprattutto le medie e grandi imprese. L’industria è tornata perciò a creare occupazione, senza raggiungere tuttavia i livelli pre-crisi, e sopperendo alla decrescita continua – seppur attenuata – del comparto dell’edilizia.

Davanti ad una occupazione stabile – spiegabile, in senso assoluto, con un numero di occupati rimasto numericamente invariato – aumenta però la disoccupazione, che riguarda soprattutto chi si affaccia al mondo del lavoro, in particolar modo le donne ed i giovani. I dati parlano di un 10% complessivo, con picchi oltre il 25% per quella giovanile. In questo senso, positivo è il dato sulla disuguaglianza sociale, e cioè la differenza tra più e meno abbienti: durante la fase recessiva si è ridotta rispetto ai livelli già contenuti che hanno caratterizzato la Toscana anche nei periodi precedenti alla crisi.

Per quanto riguarda l’accesso al credito, se migliora il numero complessivo per il finanziamento ad imprese e famiglie, è ancora pesante la situazione del recupero dell’erogato, con un quarto dei prestiti complessivi della Centrale dei rischi che presentano ad oggi ancora anomalie più o meno gravi.

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