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L’Allegoria della Pazienza di Vasari in mostra a Palazzo Pitti

Dal 26 novembre al 5 gennaio uno dei più significativi dipinti delle collezioni medicee

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E’ una delle virtù più importanti per chi governa: la pazienza. La storia della sua allegoria viene ripercorsa oggi da una mostra che ci svela la genesi di alcune delle opere più interessanti della collezione dei Medici. Comincia tutto da Bernardetto Minerbetti vescovo di Arezzo e ambasciatore di Cosimo I, fine uomo di lettere e patrono dell’Accademia degli Umidi a chiedere a Giorgio Vasari poco dopo il 1550 un dipinto che rappresentasse in modo nuovo ed emblematico la virtù principale del suo carattere, ovvero l’arte della pazienza.

Vasari accettò propronendo al suo committente un’invenzione ispirata alla statuaria antica, arricchita da un raffinato repertorio simbolico allusivo al tempo e alla vita umana. E così prende corpo l’invenzione di una giovane donna con una caviglia legata a una roccia, essa attende pazientemente che dal vaso ad acqua sgorghino le gocce necessarie a corrodere la pietra restituendone la libertà.

Questa immagine erudita e coltissima ebbe grande successo ben oltre i confini di Firenze giungendo alla corte ferrarese di Ercole II d’Este che commissionò a Camillo Filippi una nuova versione della pazienza per destinarla alla così detta "Camera della Pazienza" nella torre di Santa caterina del castello ferrarese. Il duca volle introdurre l’immagine anche in una celebre medaglia coniata da Pompeo Leoni nel 1554 sul basamento di un busto scolpito da Prospero Sogari Spani e in una serie di monete coniate dalla zecca di Ferrara.

Protagonista assoluta della mostra è quindi l’Allegoria della Pazienza assegnata al Parmigianino negli inventari di Palazzo Pitti, catalogata nelle prime guide del museo sotto il nome di Francesco Salviati, attribuita poi a Girolamo Siciolante da Federico Zeri ed oggi definitivamente riconosciuta come frutto della collaborazione tra Giorgio Vasari e lo spagnolo Gaspar Becerra. Accanto a quest’opera e alle altre già citate in mostra anche una grande tavola proveniente dall’Accademia di Venezia parte di un soffitto a scomparti lignei eseguiti per la famiglia Corner nel 1542. Presente anche la deliziosa tavoletta degli Uffizi nota erroneamente come Artemisia che piange Mausolo, ma che deve riconoscersi invece come una Pazienza.

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