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L’Eroica: esperienza indimenticabile La corsa dalla parte dei pedali

Intervista a Matteo Ferruzzi che da dodici anni partecipa alla storica cicloturistica su biciclette d’epoca

Matteo Ferruzzi

Si è tenuta domenica 5 ottobre a Gaiole in Chianti l’Eroica, la ciclostorica definita “una poesia scritta con la bicicletta” che si corre ogni anno sulle strade bianche della val d’Arbia senese e le colline di Montalcino. Quattro i percorsi principali: da 38 chilometri per tre ore, da 75 per quattro ore, da 135 per dieci o dodici ore circa e da 209 chilometri per quindici ore.

Le regole sono semplici l’Eroica è aperta a tutti di ambo i sessi, dai quindici anni in poi ma la bicicletta deve essere d’epoca cioè deve sottostare ad alcune regole improrogabili. Prima di tutto deve essere una bicicletta da corsa fabbricata prima del 1987, inoltre i fili dei freni devono essere “fuori”, il cambio sul tubo del telaio e i pedali devono avere le cinghie per legarli ai piedi.

Partecipano ogni anno circa cinquemila ciclisti provenienti da ogni parte del mondo, dall’Australia, dagli Stati Uniti e perfino dal Giappone. Siamo andati a intervistare Matteo Ferruzzi che da dodici anni partecipa alla corsa, per scoprire il segreto del successo internazionale dell’Eroica.

Matteo dicci com’è andata la corsa

Io ero in un gruppo di circa quindici persone, siamo partiti verso le 9.30 e siamo arrivati alle una e mezzo. Abbiamo scelto il percorso da 80 chilometri circa, il secondo. Il percorso più lungo quello da duecento chilometri è quello con meno salite mentre il più corto è in realtà anche il più difficile. Comunque l’Eroica è una corsa fattibile da tutti anche dai più anziani.

Come funziona la gara?

In realtà l’Eroica non è una competizione, non deve esserlo, è quello il bello. Parti quando vuoi e arrivi quando vuoi. L’unico “controllo” sono i timbri che ti mettono sulla scheda di partecipazione. Ci sono molti punti ristoro durante la strada questo in realtà rende molto difficoltoso il cammino, fermarsi a mangiare e poi ripartire non è proprio la situazione ottimale per andare in bicicletta. Poi è anche un percorso particolare perché non è proprio tutto su strade bianche, ci sono anche dei pezzi su strada asfaltata.

So che le biciclette devono seguire delle regole precise, devono essere d’epoca, dove hai trovato la tua?

La mia bicicletta è una Pinarello del 1970, l’ho trovata per caso. Era come nuova attaccata alla parete del garage di un collega. Mi ricordo che appena l’ho vista gli ho detto “Questa bici la dai a me”. Si le regole sono severe, controllano tutte le biciclette. Un ragazzo davanti a me non aveva le cinghie per legare i pedali è andato di corsa da un meccanico in zona per farseli sistemare sennò non poteva partire.

La cosa più bella dell’Eroica sono anche i vestiti assolutamente in linea con lo stile “vintage” della manifestazione, te cosa indossavi?

Le magliette che indossiamo noi della Grevigiana sono storiche, originali della ditta Gancia, realizzate dalle sorelle Tortella di Firenze che sono state le prime a fare abbigliamento sportivo. Molti in realtà si comprano i vestiti ai banchini che ogni anno si trovano a Gaiole, un trenta per cento però è veramente d’epoca.

So che non è facile procurarsi il numero per partecipare, c’è un sistema complicato di sorteggio e ogni anni ci sono polemiche sull’assegnazione dei posti

La ciclistica Grevigliana ha sempre 11-12 numeri per correre, per tradizione, io sarà la dodicesima che faccio. Sono amico del Brogi l’organizzatore, ormai mi conosce.

Secondo te come mai l’Eroica ha avuto un successo così grande?

Credo che il successo dell’Eroica sia dovuto soprattutto al percorso che si snoda nel Chianti, la Toscana durante la vendemmia all’inizio dell’autunno è uno spettacolo indimenticabile, è per questo che vengono qui da tutto il mondo.

Oggi ho sentito una voce, dicevano che l’Eroica è stata “venduta” e che forse addirittura la sposteranno? Spiegaci un po’ meglio

So che l’organizzazione ha deciso di dare in gestione tutto a una azienda del nord Italia. Sta diventando una manifestazione troppo grande e non riescono più a gestirla con i soli volontari.

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