Cultura/

Letteratura: salute e prospettive della scrittura in Toscana

Ne parliamo con l’autore fiorentino Vanni Santoni, che ha coordinato al Pisa Book Festival “Made In Tuscany”, un incontro con Luca Ricci, Francesco Recami e Giampaolo Simi – tra i principali scrittori regionali

Cosa significa essere scrittori toscani? Come influisce la dimensione linguistica nel lavoro letterario degli autori contemporanei? Che peso ha la tradizione letteraria e come si è trasformata l’influenza della scrittura toscana sulla letteratura nazionale? Ne abbiamo parlato con Vanni Santoni, che in occasione del Pisa Book Festival ha coordinato l’incontro Made in Tuscany, affrontando questi temi insieme a un nutrito gruppo di autori regionali, ormai sempre più visibili a livello nazionale.

Sempre Santoni, pochi giorni or sono, dissodava il terreno per l’incontro pisano con un articolo sul «Corriere fiorentino», in cui notava come la crescente attenzione dedicata alla letteratura regionale sia sancita anche dalla presenza, nella collana Contromano di Laterza – nota per la sua forte caratterizzazione territoriale – di un numero soverchiante di titoli dedicati appunto alla Toscana, laddove altre regioni sono integralmente “liquidate” con la proposta di appena un volumetto.

E se questo da una parte è il frutto (stavolta positivo) degli infiniti campanilismi che caratterizzano a tutti i livelli la Regione, non si può sottovalutare come il caso della Toscana sia pur sempre particolare all’interno della letteratura nazionale, perché pur non arrivando ai livelli di Sicilia e Sardegna – in quei casi per Santoni è lecito parlare di vere e proprie letterature regionali – ha pur sempre offerto alcuni dei pilastri cruciali per la formazione della lingua e dell’identità nazionale, pensiamo in primo luogo alle Tre Corone trecentesche (Dante, Petrarca e Boccaccio), fino ad arrivare, nel corso del Novecento, alle esperienze di grandi narratori che hanno scontato, per indole o per “ottime ragioni politiche” una posizione marginale, come Landolfi e Malaparte.

L’attenzione per – e la stessa vitalità – della produzione letteraria toscana sembrano aver finalmente invertito tendenza, accingendosi ad attraversare una fase capace di creare un fermento, che seppur non basato su un’esplicita condivisione di temi o di linguaggi, è ormai nei fatti un valore condiviso da una certa schiera di autori. L’unico cruccio, per lo scrittore fiorentino, è dovuto a una certa (fisiologica?) lentezza delle istituzioni nel registrare il cambiamento in corso.

Trovo assai positivo che all’interno di quello che si configura ormai — con buona pace di una Firenze colpevolmente ‘non pervenuta’ — come il principale evento della Regione dedicato alla letteratura, si decida di dare ufficialmente spazio a una ‘scena’ che negli ultimi anni, e dopo molto tempo, ha saputo conquistarsi uno spazio di primo piano nel panorama nazionale”.

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