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L’Osmannoro, il mare di Pinocchio

Tra Campi, Sesto e Firenze, la “grande palude” che ispirò a Lorenzini alcuni episodi celebri del racconto

Nelle Avventure di Pinocchio il mare è uno dei riferimenti geografici più presenti ed è anche uno degli elementi che permettono al burattino fughe e diversivi: Pinocchio si reca a vedere i burattini “in un piccolo paesetto sulla riva del mare”, viene convinto dai compagni ad andare a vedere il pescecane, quindi viene inseguito dal cane Alidoro fino in acqua, dopo essere sfuggito ai carabinieri. Il mare però è anche un luogo pieno di incognite e minaccie: Pinocchio verrà mangiato dallo stesso pescecane, e troverà salvezza grazie al tonno che lo riporterà a riva. Nicola Rilli nel libro Pinocchio in casa sua (Nte, Firenze, 2008), dice che Lorenzini, trovò ispirazione per queste parti del racconto in una località non lontana dalla sua Sesto. Infatti, il mare di Pinocchio, non era altro che la grande palude che ricopriva la Piana dell’Osmannoro e che si estendeva tra Sesto Fiorentino, Campi, e Brozzi. Già il Boccaccio vi aveva ambientato il racconto Chichibio e la gru (l’area ancora oggi è popolata da molte specie migratorie tra cui il cavaliere d’Italia, e l’airone bianco), nonché il racconto di Federigo degli Alberighi e del suo falcone, finito in padella per amore della bella Giovanna. “Quel mare era la delizia dei cacciatori – scrive il Rilli – C’erano una grande abbondanza di germani, folaghe, beccacce, beccaccini ed anche scarze, queste molto ricercate dai farmacisti perché vi ricavavano un elemento per certe medicine allora molto in voga.” Lorenzini sicuramente conosceva molto bene tutta la zona ed aveva sicuramente visitato il piccolo complesso di Santa Croce, una chiesa-convento che in autunno era spesso circondata dalle acque. “E’ l’isola della Api Industriose – dice il Rilli – in cui trovò rifugio Pinocchio. In quell’isola bisognava lavorare per non rimanere d’inverno senza pane. Erano poche case e ogni persona aveva il suo compito da svolgere: era una formica che riempiva la casa delle cose utili, rabberciava le porte, imbiancava l’interno della casa, riguardava le barche per andare in paese e in quei pochi mesi d’estate nessuno dormiva la notte”. Oggi intorno all’antica chiesa sorge un moderno centro commerciale all’ingrosso, uno dei più importanti della Toscana. L’Osmannoro è inoltre sede di molte imprese artigianali e di aziende multinazionali, operanti nel settore della moda, dell’informatica, dell’edilizia e dei trasporti. L’Osmannoro ospiterà nei prossimi anni anche il Parco della Piana, un grande un polmone verde tra Firenze e Prato che cambierà completamente il volto della Piana, contribuendo a rinaturalizzare un’area che porta ancora i segni della disordinata urbanizzazione degli anni Sessanta.

Dove mangiare dove dormire

All’Osmannoro non si va solo per lavorare. Da alcuni anni la zona ha visto nascere dancing, pub, ristoranti e locali di ogni genere, diventando una delle mete preferite della movida fiorentina. Il “Ristorante Tuttobono”, è sicuramente uno dei locali più frequentati della zona: ottime pizze e focacce, il pesce fresco, la carne e i piatti tipici curati dallo chef della casa fanno del ristorante un punto di riferimento sia per chi ama la tradizione sia per chi invece aspira a piatti ricercati e non comuni. Tuttobono è adatto anche per un aperitivo fresco e un cocktail. Le bevute e i pasti si accompagnano ad ottima musica live. Per dormire consigliamo l’Art Hotel Miro’ di Calenzano, posto non lontano dall’imbocco dell’A1 e proprio di fronte ai vicinali che conducono nel cuore dell’Osmannoro dalla parte di Case Passerini. L’albergo è dotato di 92 camere e di tutti i comfort necessari ad una vacanza oppure ad un viaggio di affari. Le sale riunioni sono modulabili e possono ospitare meeting e convegni di lavoro.

ART hotel MIRO’
Via degli Olmi, 7

Calenzano (FI)
Tel. 055 886671

Tutto Bono ristorante

Via Copernico, 6

50019 Sesto Fiorentino (FI)

Tel. 055 3436725

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