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Marco Mazzoni e Blastula all’Ex3

Mercoledì 5 maggio, alle ore 18.30, in occasione della festività di San Nicola

EX3

EX3 presenta È UN MIRACOLO, un’installazione realizzata da Marco Mazzoni, che dal culto di questo santo prende spunto per indagare l’iconografia religiosa come pura invenzione.
Seguirà alle ore 21.00 la performance di BLASTULA, Scarno duo, voce e percussioni con accadimento di testo, con Monica Demuru (vocalist performer e drammaturgia) e Cristiano Calcagnile (batterista, percussionista e compositore). Il duo Blastula, fondato nel 2006, propone un percorso sonoro multilinguistico con una particolare attenzione alle relazioni tra scrittura e improvvisazione, drammaturgia e suono puro (Etichetta Amirani records). Ingresso libero.

E’ UN MIRACOLO ripropone un lavoro realizzato lo scorso luglio 2009 per il piccolo centro abruzzese di Guilmi, dove il centoventicinquesimo anno di patronato di San Nicola è stato preso a pretesto per ripercorrerne la vita ed il culto con un progetto che univa un artista fiorentino, Marco Mazzoni, e otto donne abruzzesi.
Partendo da una delle molteplici redazioni della vita del santo, scritta da Iacopo da Varazze nella seconda metà del XIII secolo, Mazzoni produce disegni ieratici a puro contorno, non narrativi, fatti ricamare su teli bianchi di filo ritorto da altrettante donne guilmesi.
La fonte letteraria, pur rimanendo sullo sfondo, è resa spuria da infiltrazioni provenienti da fonti disparate, funzionali all’interpretazione dell’artista. Marco Mazzoni finisce per innescare una riflessione sul sacro con mezzi minimi, da una parte discostandosi dl suo abituale modus operandi come membro dei Kinkaleri, dall’altra mettendo a frutto l’esperienza del lavoro a più mani, maturati proprio all’interno del gruppo.
L’educazione artistica con i Kinkaleri riemerge in alcune scelte stilistiche, che qui si concretizzano nei disegni-icone tradotti in un filiforme lavoro di precisione delle ricamatrici guilmesi.

Marco Mazzoni (San Gimignano 1965) vive e lavora a Prato
Coreografo, performer e artista visivo si forma come danzatore nel 1997 a Firenze con Antonietta Daviso, lavora in diverse produzioni operistiche con autori e registi tra i quali Sylvano Bussotti, Derek Jarman, Giorgio Battistelli; nel 1989 si trasferisce a New York per seguire il Professional Training Program al Merce Cunningham Studio, si avvicina alla contact improvisation, alla performance e alle arti visive, nel 1994 di nuovo a Firenze lavora con Roberto Castello e Virgilio Sieni, nel 1995 è cofondatore di Kinkaleri, collettivo di artisti la cui pratica si sviluppa attraverso spettacoli, performance, istallazioni e pubblicazioni, condividendo la creazione e programmazione di tutti i progetti, parallelamente al lavoro del gruppo sviluppa una ricerca personale nel campo delle arti visive.

Blastula è il nome del duo fondato nel 2006 da Cristiano Calcagnile (batterista, percussionista e compositore) e Monica Demuru (vocalist performer e drammaturgia) col quale i due propongono un percorso sonoro multilinguistico con una particolare attenzione alle relazioni tra scrittura e improvvisazione, drammaturgia e suono puro (Etichetta Amirani records).
Nessuna casualità in Blastula. La sua apparente pochezza non è un bisogno di vuoto, ma di apertura ad una personale rappresentazione del mondo. Anche nell’improvvisazione sonora, il disegno. Nel contrasto dei temi, il sistema. Non perché se ne sveli l’idea generatrice ma perché viva, non necessariamente capito ma compreso nel momento in cui agisce, il corpo sonoro nato da due individui e dalla loro pratica scenica.
Il testo stesso è corpo da trasfigurare. In scena non se ne ripete la “lettura” ma se ne ricercano le possibilità in divenire, il potenziamento del corpo stesso. Il testo, in Blastula, come nelle tradizioni popolari, è scansione di sillabe, portatore e sintetizzatore di ritmo, impulso, corpo da ballo, piede che segna il passo. A questo si muove e s’incolla la voce.
Perciò, anche in un excursus di suoni e testi remoti l’impatto è immediato. Nessun filologismo, nessun caos. Qui si pongono domande a proposito di identità come stratificazione di vite opposte. L’intento di empatia col pubblico è dichiarato.

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