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Maria Cassi: “Bisogna insegnare ai bambini che l’amore è rispetto e ascolto”

In occasione della Festa della donna abbiamo parlato con l’attrice fiorentina di cosa vuol dire essere una comica

Maria Cassi

Maria Cassi simbolo della comicità toscana, vero e proprio clown in gonnella, dal palco del Teatro del Sale di Firenze fondato nel 2003 da lei e suo marito il cuoco stellato Fabio Picchi ha fatto morire dal ridere centinaia di persone. Celebre per la sua mimica facciale, per la sua gestualità gioiosamente irriverente e per la sua costante presa in giro dei modi di fare dei fiorentini ha portato le sue opere teatrali in giro per tutto il mondo da Parigi dove ha spopolato con “Crepapelle” fino a New York dove ha presentato “My life with man and other animals“.

L’8 marzo si festeggia la Festa della donna, tu sei una comica da moltissimo tempo, qual è stata la tua esperienza in un mondo fatto prevalentemente di uomini?
Credo di aver affrontato le difficoltà che tutte le donne hanno, non credo che il mio lavoro sia poi diverso da altri. La donna deve essere molto presente e lavorare con grande rigore e attenzione perchè la vita di una donna prevede oltre al lavoro tante altre cose. Per un uomo è più facile perchè è stato pensato e concepito per il lavoro mentre la donna è concepita per il lavoro e anche per tutto il resto. C’è la maternità, la famiglia, il fatto che la donna deve tenere i fili della relazione affettiva e sentimentale, è un mondo un po’ più complesso. Facendo il mio mestiere hai bisogno di persone intorno che ti proteggano e ti aiutino. Io a essere sincera sono stata molto fortunata perchè ho avuto e ho un uomo che mi ha aiutata molto, è stato ed è tuttora al mio fianco. Noi collaboriamo giorno dopo giorno lavorando insieme e non mi posso lamentare. Certo è che quando si parla di emancipazione c’è ancora un po’ di strada da fare. Diciamo che le donne devono avere sempre una marcia in più.

Non c’è mai stato qualche episodio in cui ti sei trovata in difficoltà?
Sì, mi ricordo all’inizio della mia carriera lavoravo in duo con un uomo, ci chiamavamo Aringa e Verdurini. Quando mi presentavo in certi luoghi tipo la Rai era abituale che si rivolgessero al mio partner uomo e non a me. È curioso questo. Certo in trent’anni tante cose sono cambiate, c’era un modo diverso di porsi nei confronti del lavoro. Il mestiere dell’attrice riserva sempre una nicchia in cui ti puoi emancipare molto se lo vuoi, puoi dire e fare tanto, è un luogo privilegiato. Certo ti devi dare parecchio da fare rispetto ai colleghi maschi.

Purtroppo gli episodi di violenza sulle donne sono all’ordine del giorno. Gli ultimi due casi di cronaca nera Gloria Rosboc e Isabella Noventa ci aprono scenari davvero allucinanti. Secondo te cosa si può fare per sensibilizzare su questi argomenti?
Bisogna lavorare su un discorso emozionale, affettivo fin dalla prima infanzia e quindi lavorare prima all’interno della famiglia, poi nella scuola. Bisogna parlare ai proprio figli di cos’è l’amore realmente come relazione, rispetto, ascolto. Fin da piccoli si deve avere la pazienza, la grazia e la passione di tramandare questo alle nuove generazioni. È una grande responsabilità che noi adulti abbiamo, è fondamentale. Inoltre non dobbiamo mai perdere di vista il discorso culturale, le nuove generazioni devono crescere con l’idea del rispetto di se stessi prima di tutto e poi del rispetto degli altri e di conseguenza del proprio compagno e compagna. Bisogna fargli capire quanto sia importante l’amore e l’onestà del sentimento e di conseguenza la cultura del rispetto degli altri.

E secondo te in Italia a che punto siamo da questo punto di vista?
Forse questi episodi sono sempre esistiti, ora c’è un discorso mediatico molto più immediato. Io presuppongo che ci siano anche tante cose positive, purtroppo i media ne parlano poco, si parla sempre del negativo. Spesso mi è capitato di parlare con i giovani e li ho trovati sempre molto coscienti, appassionati. Io credo che bisogna lavorare costantemente su queste problematiche con grande attenzione senza mai perdere di vista l’importanza di comunicare l’amore. Soprattutto chi fa il mio mestiere nel suo piccolo, anche facendo ridere, può riuscire a comunicare tutta una serie di valori che sono fondamentali.

 

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