Meeting del Giorno della memoria: un antidoto contro la violenza

di Ilaria Giannini

Quasi ottomila giovani toscani al Mandela Forum di Firenze hanno ascoltato le parole dei sopravvissuti ai campi di sterminio

Noi che viviamo nelle nostre case sicure abbiamo l’obbligo morale non solo di ricordare gli orrori della Shoah ma di vigilare contro le ingiustizie che si consumano sulla soglia delle nostre porte, dietro cui è fin troppo facile chiudersi a chiave. Si è aperto con questa riflessione sulle parole di Primo Levi il Meeting al Mandela Forum di Firenze, in occasione del Giorno della Memoria: davanti agli occhi di ottomila giovani, provenienti da tutte le scuole della Toscana, sono scorse le immagini della liberazione di Auschwitz e delle fosse comuni degli ebrei, affiancate da quelle altrettanto tragiche dei migranti accalcati nei barconi e annegati nel Mediterraneo.

È il dramma dei profughi che non deve passare sotto silenzio, come ha sottolineato la vicepresidente della Regione, Monica Barni, nel suo intervento di apertura. "Ci sono molte differenze ma anche molte analogie con quello che sta accadendo, come l'indifferenza che ha portato allo sterminio degli ebrei, e l'indifferenza che oggi non ci fa considerare quello che sta succedendo nel Mediterraneo".
Un tema ribadito dal sindaco di Firenze, Dario Nardella che ha ribadito che la memoria è "un antidoto contro la violenza", nei giorni in cui "i Paesi europei vogliono ricostruire muri, cancellando quella grande conquista di libertà che è il trattato di Schengen".

Al meeting organizzato dalla Regione – che si tiene dal 2006 ogni due anni in alternanza con il Treno della Memoria – i ragazzi toscani hanno avuto l’opportunità di ascoltare le testimonianze toccanti dei deportati sopravvissuti ai lager, come Marcello Martini, arrestato perché era una staffetta partigiana della Resistenza, o Piero Terracina, internato da Roma ad Auschwitz con tutta la sua famiglia, di cui è stato l’unico a tornare a casa.

Sul palco del Mandela Forum anche le sorelle Andra e Tatiana Bucci, instancabili testimoni che hanno partecipato a molti viaggi sul Treno della Memoria insieme ai giovani: Andra e Tatiana furono deportate quando erano bimbe di appena sei e quattro anni con la madre, la zia, la nonna e il cugino Sergio, di sei anni, morto solo per aver fatto un passo avanti quando i sorveglianti chiesero chi era che voleva rivedere la mamma. Andra e Tatiana sono tra i cinquanta bambini sopravvissuti sui 200mila arrivati ad Auschwitz.



27/01/2016