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Meeting dei diritti umani, un viaggio di parole alla ricerca della pace

L’assessora Nardini: “Non possiamo parlare di diritti umani senza parlare di pace, libertà, democrazia”. La capo di gabinetto del presidente Giani, Cristina Manetti: “Momento importante di confronto e partecipazione”

alessandra nardini meeting diritti umani

Una voce unica, contro i conflitti, la guerra, le guerre. E’ quella che si è alzata ieri dal palco del cinema La Compagnia di Firenze per il tradizionale appuntamento promosso dalla Regione, il Meeting dei diritti umani. Un’iniziativa rivolta agli studenti delle scuole superiori della Toscana: tre ore di dialogo con oltre undicimila alunni. In quattrocento erano in presenza, gli altri collegati da 104 scuole e 546 classi delle province toscane.

“Non possiamo parlare di diritti umani senza parlare di pace, libertà, democrazia” – ha detto l’assessore all’istruzione e alla promozione dei diritti umani Alessandra Nardini. “Ci sono le guerre, quelle che nella storia si sono combattute in trincea ci sono le guerre che si combattono con le armi, ci sono però in molte parti del mondo, e a volte nemmeno troppo lontano da noi, anche in Europa luoghi dove i diritti che a noi sembrano scontati, acquisiti per sempre, vengono invece ancora oggi negati”.

Nardini indica poi l’immagine sul palco che raffigura Masha Amini, la ragazza simbolo della lotta delle donne iraniane contro il regime degli Ayatollah, “uccisa perché, a detta del regime, portava male il velo, perché qualcuno pensa che si possa continuare a calpestare la libertà e il diritto all’autodeterminazione delle donne in quel Paese”. “Dobbiamo unire la nostra voce alla voce delle donne in Iran, alla voce delle donne afgane, alla voce di tutte e tutti coloro che combattono quotidianamente per i propri diritti e per le proprie libertà”.

E poi il messaggio di Bachir, bambino saharawi, arrivato in Toscana nel 2018 e curato al Meyer di Firenze. “Ci sono cose da fare di giorno, come studiare, giocare o lavarsi – ha detto- Ci sono cose da fare la notte, come dormire e sognare. E ci sono cose fa non fare mai: come la guerra”, da ripudiare. Semplice no? Il complicato è farlo capire ai grandi”.

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“Sono 59 i conflitti nel mondo in corso in questo momento, ha aggiunto il sindaco di Firenze Dario Nardella: 31 guerre, di cui 25 solo in Africa, e più di 20 situazioni di crisi, precisano i giornalisti dell’Atlante delle guerre, che girano le scuole per far aprire gli occhi ai ragazzi”.

Le ragazze e ragazzi dell’istituto Ferraris Brunelleschi di Empoli hanno portato invece sul palco con monologhi e pieces teatrali, mentre il fotoreporter di Santa Croce sull’Arno Alfredo Bosco si è collegato da Kherson in Ucraina. Tra gli interventi anche quello di Yelena Gregorian, docente universitaria di 39 anni, medico, fuggita da Kharkiv con madre e figlia ora si trova a Pisa, ospite dell’ateneo. Sul palco anche i rappresentanti di Rondine Cittadella della pace, il borgo aretino dello studentato internazionale che ci ricorda come la pace si costruisca con gesti quotidiani.

Poi i punti fermi. La scuola, concordano tutti, è fondamentale per costruire coscienze critiche: ma deve essere una scuola che con coraggio si apre al mondo e alla storia anche contemporanea. Lo ha ripetuto anche il portavoce del presidente Giani, Bernard Dika.

“La pace si costruisce con la forza degli organismi internazionali, rinunciando anche a pezzi di sovranità perché è l’unica scelta per combattere la guerra – avverte il cardinale di Bologna Zuppi, presidente della Cei – Ma attenti a svuotare i diritti del loro significato originario, snaturandoli, ed attenti ai diritti solo enunciati e non garantiti”.

A chiudere la giornata è stata la capo di gabinetto del presidente Giani, Cristina Manetti. “La Toscana è terra di diritti, la prima ad abolire la pena di morte 236 anni fa e quindi non può che essere in prima fila anche oggi per ribadire no alla guerra. E l’iniziativa di oggi, che si ripete da ventisei anni, è un momento importante di confronto e partecipazione per fornire spunti e stimoli a ragazze e ragazzi”. 

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