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Monoclonali, arrivano in Toscana oltre mille fiale per la cura del covid-19

Da giugno la Toscana produrrà autonomamente il farmaco a Siena, messo a punto da Toscana Life Sciences. Giani “La prima vera medicina contro il virus”

- © Toscana Life Sciences

Sono in tutto 1080 le fiale di anticorpi monoclonati a disposizione della Toscana per la cura del Covid-19. Di queste 250 sono già arrivate, il resto entro le prossime ore.

“La prima medicina contro il Covid – l’ha definita il governatore della Toscana Eugenio Giani che – da Firenze – che ha poi ricordato come queste dosi del farmaco consentiranno iniziare a curare i pazienti positivi al virus, in attesa di produrre – da giugno – gli anticorpi monoclonali direttamente a Siena, dove sono stati studiati e messi a punto da Toscana Life Sciences.

“Abbiamo un contratto con Toscana Life Sciences da 100 mila dosi – ha annunciato Giani precisando poi che – in attesa della produzione “in house” che partirà tra qualche mese, la Toscana si sta organizzando per la somministrazione delle dosi arrivate dall’estero. “Ci stiamo attrezzando per poter somministrare gli anticorpi monoclonali rigorosamente in ospedale. Sono 12 i centri individuati, intorno ai quali lavorerà una squadra formata da infettivologi e Usca”.

I primi pazienti curati a Prato ed Empoli

Sui monoloclani è intervenuto poi anche il direttore del reparto Malattie Infettive dell’Asl Toscana Centro, Massimo Di Pietro.

“Gli anticorpi vengono utilizzati anche in altre patologie infettive nei casi di processi infiammatori. I monoclonali diretti contro la proteina del virus invece sono di recentissima introduzione e in fase di sviluppo. Come Azienda Toscana Centro – ha continuato Di Pietro – abbiamo ricevuto i primi campioni e abbiamo trattato pazienti a Prato ed Empoli. Contiamo abbastanza su questi farmaci seppur  con una finestra limitata di utilizzo”.

Di Pietro ha infatti precisato che potranno essere somministrati a pazienti con elevati fattori di rischio nella fase iniziale di contrazione del virus.

Bezzini, monoclonali? Freccia preziosa da aggiungere all’arco nella lotta al virus

“I dati degli studi a oggi pubblicati indicano che il beneficio è nei pazienti non ospedalizzati, quindi l’utilizzo è indicato in contesti più precoci della malattia, al fine di ridurre la carica virale del paziente ed impedirne il peggioramento, ha aggiunto l’assessore alla sanità Simone Bezzini. In particolare questi farmaci sono destinati a pazienti con una malattia lieve o moderata, ma ad alto rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19 a causa di altre patologie croniche concomitanti all’infezione”.

“Gli anticorpi monoclonali  – ha proseguito Bezzini – rappresentano uno strumento in più, complementare al vaccino. Si tratta di un’altra freccia preziosa da aggiungere all’arco nella lotta al Covid. L’individuazione dei casi per la somministrazione”.

Centrale sarà poi – nell’individuazione dei casi da trattare con gli anticorpi monoclonali à il ruolo della Usca e dei medici di medicina generale. Toccherà dunque a loro intercettare i pazienti  tramite una scheda di pre-arruolamento e indirizzarli ai centri specialistici più vicini per ricevere il trattamento farmacologico.

 

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