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Morto Gesualdi, allievo di Milani, promotore del biotestamento

È stato il primo presidente della Provincia di Firenze eletto dai cittadini, da tempo era malato di Sla

Michele Gesualdi

È morto il 18 gennaio 2018 all’età di 75 anni Michele Gesualdi, l’ex presidente della Provincia di Firenze, da tempo malato di Sla. Nei mesi scorsi si era impegnato nella campagna a favore del testamento biologico. 

È stato uno dei primi sei allievi di Don Milani (sul quale ha curato varie pubblicazioni) ed ha prestato lui stesso servizio nella scuola di Barbiana dal 1966 al 1967. Dopo un’esperienza di studio e di lavoro in Germania ha iniziato una lunga carriera di impegno sindacale, che lo ha portato prima alla segreteria del Sindacato Tessili e Abbigliamento della CISL di Firenze (dal 1968) e poi alla guida della segreteria della CISL fiorentina (dal 1985), lasciata nel 1995 in concomitanza con la prima candidatura alla presidenza della Provincia. Gesualdi è stato il primo presidente della Provincia eletto direttamente dai cittadini, nel 1995, incarico poi confermato nel 1999 fino al 2004. La sua presidenza si è caratterizzata per l’impegno sui temi del lavoro e della solidarietà.

Cordoglio per la scomparsa è stato espresso dai presidenti del Senato e della Camera, dal Cardinale Betori e da molti esponenti politici. “Era uno dei ragazzi di Don Milani. Come ultimo gesto ha lasciato al Paese un grande contributo di civiltà sul fine vita con la sua testimonianza personale. A lui va la gratitudine mia e della comunità per ciò che ha fatto per #Firenze e per le istituzioni. Addio #MicheleGedualdi” ha scritto il sindaco del Comune di Firenze su twitter.

Michele Gesualdi “era uno dei custodi dell’esperienza di Barbiana ed ha portato quell’insegnamento all’interno delle istituzioni e nell’impegno sociale e politico che ha contraddistinto tutta la sua vita”. Ha scritto in una nota la vice presidente della Regione Toscana. “Ricordo, tra le sue ultime battaglie, quella sulla legge per il biotestamento con la lettera spedita al Parlamento: una battaglia non per l’eutanasia ma per la difesa della dignità della vita. Quella stessa dignità della vita – prosegue Barni – che don Milani, come Gesualdi aveva ricordato di nuovo l’anno scorso, voleva ridare con la cultura ai contadini e agli operai umiliati, oppressi e saccheggiati da imprenditori e profittatori, ‘scartati’ dalla società. La cultura aiuta a crescere liberi: Gesualdi aveva fatto proprio quell’insegnamento e noi, a nostra volta, dobbiamo proseguire in questo impegno”.

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