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“Nel 2020 gli affari delle mafie cresciuti con la crisi”, il rapporto sulla criminalità lancia l’allarme

Il procuratore Creazzo: “In corso acquisizioni di beni e imprese”. Nannunci (DIA): “In un anno 29 interdittive antimafia”

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La pandemia ha aperto le crepe del sistema economico e sociale, ha reso le debolezze dei veri e propri punti di rottura e aperto la strada alle infiltrazioni criminale. Il quarto rapporto annuale sulla criminalità organizzata e la corruzione curato dalla Scuola Normale di Pisa su incarico della Regione parla del 2019, ma è tutto proiettato verso l’anno terribile che si sta chiudendo.

Lo studio è stato presentato questa mattina in un convegno online che ha messo a confronto gli osservatori principali della realtà criminale e del tessuto sociale:. Insieme all’assessore alla legalità della Regione Toscana, Stefano Ciuoffo e al direttore della Normale di Pisa Luigi Ambrosio, sono intervenuti il prefetto di Firenze Alessandra Guidi, Francesco Nannucci della Direzione investigativa antimafia di Firenze, il procuratore presso il tribunale di Firenze Giuseppe Creazzo,  il presidente di Libera don Luigi Ciotti e Alessandro Nencini, presidente della Corte di appello di Firenze.

“Le infiltrazioni delle mafie aumenteranno in relazione alla crisi economica provocata dalla pandemia”. Giuseppe Creazzo, procuratore del tribunale di Firenze, non usa mezzi termini e va diritto al punto. “Chi oggi dispone di liquidità immense come la criminalità organizzata cerca di approfittare della crisi per trarre massimo profitto. Le acquisizione di beni e  imprese di pregio a prezzi bassi, data la profonda crisi che colpisce molti imprenditori è già in corso, come sono in atto tutte le possibili attività di contrasto da parte della polizia giudiziaria”. “Mai abbassare la guardia, il livello di attenzione deve essere massimo”, perché la Toscana è un territorio ricco, che fa gola e che sta diventando terreno fertile anche per le nuove criminalità, che coesistono con il traffico di stupefacenti e di essere umani, con il gioco d’azzardo e con il caporalato: “ Con la valuta virtuale, i bitcoin, i finanzieri e tecnici informatici che lavorano per le mafie sono già avanti: gran parte del riciclaggio passa attraverso questi canali e noi su questo siamo abbastanza in ritardo”. E cita le parole di un criminale: “Io non ho bisogno di uno che spara, ma di uno che clicchi”.

La pandemia crea vulnerabilità e opportunità di welfare criminale di prossimità

Il rapporto sulla criminalità mette in luce un altro pericolo: la mafia si sta mimetizzando tra le pieghe di un’economia dopata dagli aiuti pubblici. Francesco Nannucci della Direzione investigativa antimafia di Firenze, lo ha ben chiaro: le organizzazioni criminali emergono “ogni qual volta che c’è una importante situazione di crisi”. “Da inizio 2020 abbiamo avuto 29 interdittive antimafia.E’ un’azione che blocca l’azienda nel momento in cui  cerca di prendere soldi pubblici, ma dall’altro evidenzia l’onda lunga della criminalità organizzata”. Le aziende private restano le prede più facili. “Sono fortemente preoccupata per l’azione criminale sul rapporto tra privati, essendo il pubblico ormai più monitorato”, è il timore del Prefetto di Firenze, Alessandra Guidi. “E’ necessario rafforzare la prevenzione in questo campo e presidiare tutto ciò che riguarda la contrattualistica tra privati e le imprese”. In Toscana “non assistiamo a un fenomeno di radicamento strutturale e strutturato delle organizzazioni criminali. Questo scenario però viene alterato e stressato dalla pandemia che crea una condizione di vulnerabilità, disoccupazione, crisi di liquidità e dunque opportunità di welfare criminale di prossimità”.

La Toscana, ha aggiunto l’assessore Ciuoffo “è terra che attrae investimenti. Dobbiamo continuare a farlo, per far crescere il nostro sistema economico, ma dobbiamo anche vigilare affinché siano investimenti sani e dietro all’apparenza non si celino gruppi criminali”. Un’operazione non semplice , “perché spesso la criminalità si cela dietro professionisti, prestanome o aziende che appaiono irreprensibili. E su questo dovremo lavorare, con gli ordini professionali e con le categorie economiche, perché quella connivenza di comodo non sarà mai temporanea e di quei gruppi si diventa poi prigionieri”.

 

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