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Obesità: la guerra del peso Il saggio rivoluzionario è toscano

Intervista a Francesco Baggiani che nel libro “P(r)eso di mira” analizza il pregiudizio e la discriminazione legati all’obesità e al sovrappeso

obesità

Chi di noi non ha mai avuto in classe un bambino un po’ più robusto degli altri spesso vittima di prese in giro, soprannomi offensivi e scherzi crudeli. Il pedagogista toscano Francesco Baggiani ha dedicato la vita a studiare ed aiutare i bambini discriminati a causa del loro peso. Un tema straordinariamente attuale in una società sempre più vittima del culto dell’immagine, un’immagine stereotipata e decisa a tavolino dai media che abbassa la fascia del peso ideale sempre di più. Basti pensare al caso della cantante Adele, donna di successo che si è vista spesso rivolgere critiche poco eleganti relative proprio al suo peso. Il saggio di Baggiani è il primo in Italia ad affrontare la questione da un punto di vista diverso affermando che l’obesità non è un problema, è un problema il modo in cui la società discrimina le persone che hanno una forma fisica fuori dai canoni estetici occidentali. Ma che cosa si intende quando si parla di discriminazione ponderale e cosa fare per riportare un po’ di serenità a scuola e in famiglia? Ne abbiamo parlato con l’autore.

Diciamo subito che il tuo saggio non parla tanto del problema dell’obesità quanto della discriminazione ponderale, già questo mi sembra un importante rovesciamento del punto di vista. Potresti spiegarci cos’è esattamente la discriminazione ponderale?
La discriminazione ponderale è guardare all’obesità spostando il problema non sul soggetto obeso ma sulla società che accoglie. Ovvero tutti abbiamo conosciuto da piccoli bambini grassi presi in giro per la loro stazza, era quasi scontato che fossero vittime degli scherzi. Si tende a pensare che questa sia una delle problematiche relative all’obesità. Cioè che ci siano delle corrispondenze psicologiche legate al tessuto lipidico. Spesso troviamo anche nei documenti officiali che le complicazioni dovute all’obesità non sono solo fisiche ma anche di rifiuto sociale, emarginazione come se la genesi di questo problema si trovasse nel tessuto che si trova sotto pelle. E’ importante invece accettare il fatto che ci troviamo di fronte a una situazione stigmatizzata che ha le sue cause all’esterno non all’interno.

Nel tuo libro hai trovato tre cause principali del pregiudizio nei confronti dell’obesità, uno che mi ha molto stupita avrebbe addirittura una matrice religiosa?
Molto della cultura religiosa ha impregnato la nostra etica laica. Spesso crediamo o pensiamo cose che hanno un’origine religiosa per esempio tutto quello che riguarda l’espressione del corpo come la sessualità, la fame. Tutte quelle pulsioni più materiali che hanno subito una condanna asprissima nel corso del cristianesimo medievale ce le portiamo dietro ancora oggi. Anche l’immagine dell’obeso che è una persona che si è lasciata andare ai piaceri del cibo è un’immagine condannata a livello inconscio. L’obesità è un “peccato” evidente, che non si può nascondere. E’ questo uno dei motivi per cui inconsciamente si sente un’avversione nei confronti delle persone obese.
Un’altra matrice del pregiudizio viene invece dal così detto sistema immunitario comportamentale. E’ stato scoperto che oltre al sistema immunitario biologico ne esiste anche uno comportamentale cioè una forma di avversione psicologica verso situazioni che potrebbero essere pericolose per noi. Il ribrezzo istintivo che ci causano alcune malattie ha un valore biologico evolutivo, consente all’individuo di stare lontano da alcune situazioni che potrebbero mettere a repentaglio la sua vita. Le allergie sono errori di questo meccanismo cioè il nostro organismo sbaglia per dannose alcune sostanze che non lo sono come nel caso del polline o del rigetto di organi trapiantati. Questo errore accade anche nel sistema immunitario comportamentale, cioè inconsciamente consideriamo contagiose caratteristiche fisiche che non lo sono, solo perché sono difformi dalle forme standard. Ci sono persone che hanno difficoltà ad avvicinarsi e a provare simpatia per le persone in sovrappeso, questa è una delle possibili spiegazioni del perché. La giusta informazione nei soggetti ipocondriaci può aiutare a far abbassare questa soglia di preoccupazione inconscia.

Passiamo alla terza causa del pregiudizio: perché la società condanna i grassi? Perché si pensa che sia unica loro responsabilità, cioè è “colpa loro” quando invece non è così, l’obesità non è una scelta
Si chiama “il paradigma della responsabilità”, è stato studiato molto in America. Ancora oggi si crede che l’obesità sia una colpa, una scelta, una forma di lassismo. In realtà i meccanismi che controllano il peso sono molto complessi e spesso difficili da ostacolare. Si parla di un 90% di persone in sovrappeso che sono così perché determinate geneticamente. Ovviamente l’ambiente in cui viviamo ha la sua importanza. La società di oggi è sicuramente obesogena cioè facilità il sovrappeso, ma alla base di questo c’è un DNA diverso che in un ambiente favorevole predispone alcune persone all’acquisizione di peso. Io non sto parlando di obesità cromosomica cioè quelle obesità causate da una disfunzione che a prescindere da quello che mangi o da quanto ti muovi ti portano ad ingrassare. Esistono alcune sindromi genetiche che portano all’accumulo lipidico come la sindrome di Cushing o la Praeder Willi. Io però sto parlando di predisposizione genetica data da alcuni piccoli fattori che si spostano nel nostro metabolismo. Diamo per scontato spesso che il livello di sazietà sia regolare per tutti. Dopo aver mangiato un piatto di pasta io mi sento sazio e credo che sia così per tutti, per cui posso pensare che quello che mangia più di un piatto di pasta ha sentito la mia stessa sazietà ma ingordo, vizioso, vuole iperalimentarsi, vuole di più, sta esagerando e quindi ha una colpa. In realtà io non so qual’è il suo livello di sazietà ed è stato scoperto che questo è indicato da geni diversi. Sono geni che i genitori trasmettono ai figli. Spesso si dà la colpa all’ambiente familiare per l’obesità dei bambini ma soprattutto nelle gravi obesità non c’è mai una componente legata alla volontà del bambino o del genitore.

Esiste anche il caso di persone magrissime che mangiano molto quindi in natura c’è anche il caso opposto, giusto?
Una curiosità è che secondo alcune ricerche la maggiore evoluzione la si da all’organismo che accumula, ovvero in una scala evolutiva sembrerebbero più evoluti quegli individui che hanno il genere risparmiatore che gli permette di mettere da parte energia per periodi di carestia. Tornando al discorso di prima è molto difficile controllare il peso, nonostante le diete e la forza di volontà si ha spesso l’effetto yo-yo, si scende e si risale perché il corpo sta lottando contro la natura e la natura vince. E’ sempre sbagliato fare di ogni erba un fascio, è importante avvicinarsi a questa problematica con attenzione alla multifattorialità.

Parliamo adesso di quali sono gli effetti di questa “colpa” in ambito, scolastico, lavorativo, sociale
Il risvolto più paradossale della discriminazione ponderale o anche della semplice presa in giro, è che spesso è alla base stessa dell’obesità. Cioè è una condanna ciclica. Pensiamo a un bambino che nasce robusto con livello di assimilazione più alto e un livello di sazietà più basso, si ritrova un corpo rotondo non malato. Cosa succede? Viene preso in giro, inizia l’esclusione dai giochi questo provoca l’abbassamento progressivo dell’autostima. Il benessere di una persona non è solo un buon livello di colesterolo, ma anche serenità psicologica. L’autostima bassa mina la salute di una persona, porta alla poca cura di sé, al rifiuto del proprio corpo. Da lì si possono innescare disturbi dell’alimentazione. Il Binge Eating Disorder (disturbo da alimentazione incontrollata) ha per il 30% come causa proprio la discriminazione ponderale. Un’altra conseguenza diretta è che il bambino inizierà ad evitare lo sport. Pensiamo che questo capiti perché il bambino è pigro ma l’allontanamento è causato dallo stress enorme per la continua presa in giro che il bambino subisce ogni giorno per un corpo che non ha scelto. Aggiungo che tutti abbiamo avuto esperienza di sistemi di compensazione dello stress. In quanti film la ragazza che ha subito una delusione amorosa apre il frigo e mangia, è un sistema per appagare se stessi per non sprofondare nella tristezza, nella depressione. Le persone iperfagiche come ti immagini che compenseranno? Si crea un circolo vizioso che condanna la persona a una serie di profezie che si auto-avverano. Se io dico a un bambino che è pigro lui diventerà pigro, se io dico che è asociale poi diventerà asociale. Sono profezie che si auto avverano a causa di un comportamento che viene dall’esterno, mi sembra così ovvio. Gli adulti spesso pensano che la presa in giro possa “svegliare” un bambino sovrappeso. Il genitore non sapendo cosa fare con un bambino che ha molta fame inizia a colpevolizzarlo pensando di dargli una mano, ma in realtà lo sa condannando. Se lo sapesse eviterebbe di farlo.

Tu dai anche alcuni consigli per educatori e genitori, facci qualche esempio pratico
Prima di tutto è essenziale parlare onestamente di peso, la negazione non è una soluzione. Allo stesso tempo centrare l’attenzione sulle forme non è una cosa sana. Credo che la cosa più importante sia la salute non tanto la forma. La diversità credo debba essere un valore anche in questo caso, ma la salute è ovviamente al primo posto. Se noi centriamo la nostra attenzione sulla salute allora faremo in modo di non variare solo la dieta del bimbo obeso ma dovendo fare una dieta salutare sarà importante farla per tutta la famiglia. Se il fratellino è magro e la sorellina invece è in sovrappeso si deve evitare che il bambino possa mangiare la pizza e la bambina no. L’obiettivo non è dimagrire ma stare bene e un’alimentazione corretta fa bene a tutti. Quindi non concentrarsi sul peso ma sulla salute, spalmare le iniziative su tutto il nucleo familiare o su tutta la classe.

E lo Stato cosa deve o può fare?
In Europa la Spagna è l’unica nazione che elenca nelle possibili fonti di stigma anche la diversa costituzione fisica, per cui come è vietato per legge discriminare una persona sul lavoro, a scuola o nei luoghi pubblici per l’orientamento sessuale allo stesso modo è illegale discriminare una persona perché di dimensione diversa. Da noi siamo ancora anni luce lontani da un punto di vista legislativo ma cosa che mi preoccupa di più anche da un punto di vista informativo. Il libro che ho scritto in cui raccolgo studi americani per la maggior parte, ma anche nord europei e australiani desta grande stupore qui in Italia. Questo la dice lunga su quanto noi spesso parliamo di obesità senza avere la minima idea di cosa sia realmente. Non dobbiamo agire solo per correggere lo stile di vita o favorire l’attività fisica ma anche sull’ambiente in cui viviamo. Finchè ci sarà stigma e discriminazione noi creeremo sempre un circolo vizioso.

Scriverai ancora libri su quest’argomento?
Penso di sì, mi piacerebbe scrivere una “seconda parte” del libro in cui dò più strumenti agli educatori su come affrontare la situazione in classe e ai genitori. Mi piacerebbe anche un’analisi su come vengono vissuti il sovrappeso e l’obesità in culture diverse. Intanto vado in giro per le scuole gratuitamente a parlare di queste problematiche per sensibilizzare bambini e insegnanti. A volte mi sento come se fossi nell’Ottocento in Alabama a dire che le persone di colore hanno gli stessi diritti dei “bianchi”.

Francesco Baggiani
P(r)eso di mira. Pregiudizio e discriminazione dell’obesità
Edizioni Clichy

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