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Orrore ai Birkenau: le emozioni degli studenti

Gli alunni e i loro insegnanti sono stati in visita al campo di concentramento

Olocausto

Mentre sotto le neve incessante si avviano al microfono della cerimonia commemorativa per pronunciare il nome del bambino o del giovane ucciso dalla macchina di morte del campo di sterminio, qui a Birkenau, i volti degli studenti del Treno della memoria 2013 appaiono tesi e compresi alla luce della candela che portano in mano come simbolo di una vita spezzata.

La prima volta che si mette piede qui l’emozione non si contiene, e non c’è preparazione dai libri o dalle foto o dai film che tenga; le baracche, i “letti”  di legno a castello dove si dormiva anche in cinque per postazione, i resti dell’orrore parlano un linguaggio da altro mondo, il linguaggio del male assoluto che lascia senza fiato.

Siamo rimaste senza parole di fronte ai volti delle foto raccolte nell’edificio della sauna, dove passavano i prigionieri scampati alla selezione per le camere a gas ai quali comunque veniva requisito tutto – dicono due studentesse dell’ITC Severi di San Giovanni Valdarno -. Sono volti, pezzi di vita di persone che i nazisti cercavano di annientare come tali”.

E anche per due universitarie di Siena essere qui e vedere di persona cambia molte prospettive: “Riporteremo a casa tanta rabbia, e la voglia di impedire che questo possa ripetersi senza lottare per evitarlo”. “Da ogni viaggio si torna un po’ cambiati, ma da questo certo molto di più; torno a Grosseto con un pezzetto di Auschwitz dentro di me, e ne farò certo partecipi quanti mi stanno intorno, amici e parenti” è l’idea che si fatta una studentessa del locale liceo scientifico.

Per un insegnante di Siena che è alla sua terza esperienza, dopo il colpo dell’emozione della prima volta “cresce col tempo, anche se resta sempre l’impatto di venire qui di persona a rivedere, la voglia di razionalizzare e calare le emozioni nella vita di ogni giorno, facendo del ricordo delle visite uno stimolo nel lavoro, e quindi nella didattica e nel confronto con i ragazzi”. Mentre un’insegnante del liceo scientifico di Cascina, vicino a Pisa, che vive come altri docenti di questo Treno della memoria 2013 la sua prima esperienza, l’apprezzamento va ai corsi di preparazione frequentati “che mi hanno consentito di superare la sensazione di non essere abbastanza pronta per un’esperienza così forte, per la quale è indispensabile, studenti e docenti, essere preparati”.

Ha ragione Ugo Caffaz, quando dal microfono, dando la parola al presidente della Toscana, ricorda ancora una volta che “non c’è futuro senza memoria”; questi ragazzi, questi insegnanti sono pronti per mantenere la memoria e consegnarla a chi verrà dopo.

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