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Patrimonio Brunello, rendita da record per le vigne: dal 1992 ad oggi valgono venti volte di più

Un affare d’oro che crea benessere per il territorio, dal lavoro all’enoturismo: disoccupazione al minimo e un milione di visitatori all’anno. I numeri del successo presentati nel corso del 30° anniversario della storica Anteprima. Altro primato:  è il vino più conosciuto d’Italia

Benvenuto Brunello

Per comprarla trenta anni fa bastavano 40 milioni delle vecchie lire, oggi ce ne vorrebbero 750mila euro. Questo semplice calcolo da un conio all’altro fa capire quanto sia grande il valore di una vigna di Brunello di Montalcino. Venti volte di più, una rivalutazione da record: più 1.962%. Anche i numeri celebrano il vino più conosciuto, amato e desiderato del mondo, un caso studio dell’enologia mondiale. Lo storico dei dati è stato messo a punto da Winenews per l’anniversario, il trentesimo, di  “Benvenuto Brunello”, l’evento di Montalcino che nel 1992   ha inventato le “Anteprime”. Immaginando un grande, unico, “vigneto Brunello” secondo le stime 2020 del Consorzio, il suo valore si attesterebbe su circa 2 miliardi di euro complessivi.

I numeri di oggi: 14 milioni le bottiglie immesse nel mercato (di cui 9 milioni di Brunello di Montalcino e 4 milioni di Rosso di Montalcino). A produrle sono 218 aziende (erano 147 nel 1992) su oltre 4.300 ettari di vigneti coltivati essenzialmente a Sangiovese, di cui 3.150 iscritti a Doc e Docg, e quasi il 50% a coltivazione biologica. Le giacenze in cantina, con gli stock conservati in botte nei caveau delle cantine, secondo l’analisi valgono già 400 milioni di euro e addirittura 1,2 miliardi una volta che il Brunello sarà imbottigliato e pronto alla vendita.

Un vino che ha segnato l’evoluzione (o rivoluzione) di un territorio, che ha creato valore e lavoro, qualità e la fama di questo vero e proprio “wine discrict”.  “Il concetto di qualità – ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindoccioggi non si limita al solo vino ma abbraccia una sfera più ampia. A un aumento della qualità del Brunello corrisponde in maniera direttamente proporzionale un incremento del benessere socioeconomico della comunità sul territorio”. Oggi per comprare 10mila metri quadrati di vigna ci vuole almeno un milione di euro e la fila dei big pronti a investire dimostra che l’affare è sempre buono.

Lavoro, esportazioni e turismo

Oltre all’incremento della resa fondiaria (si arriva al +4.500% se si allarga l’orizzonte temporale al 1966, quando un ettaro di terreno vitato costava 1,8 milioni di lire), il Brunello di Montalcino ha aumentato il benessere di un intero territorio. Partiamo dal lavoro: i livelli di occupazione, soprattutto giovanile, sono altissimo con una percentuale di disoccupazione pressoché irrisoria, poco meno del 2%. Si contano ben  1.500 imprese nel comparto agroalimentare, di cui 300 legate direttamente all’agricoltura, e si è assistito negli ultimi 30 anni anche al decuplicarsi degli esercizi nel campo della ristorazione e dell’ospitalità. Da qui il boom dell’enoturismo, che si tira dietro anche l’attrattività di altre eccellenze: il miele, lo zafferano, l’olio, il tartufo e i formaggi, solo per citarne alcuni. Ogni anno si contano un milione di enoturisti ad alta capacità di spesa e in 7 casi su 10 sono stranieri provenienti da più di 60 Paesi.

Valore che attrare investimenti, ma soprattutto capitale umano. In 30 anni a Montalcino sono arrivate professionalità da ben 70 paesi del mondo, con  il 15,8% di stranieri sulla popolazione totale, il doppio della media italiana. L’appeal straniero si rivela in tutta la sua forza nelle esportazioni. Nel 1993 erano il 45% delle vendite, oggi rappresentano il 70% del business, raggiungendo ogni anno più di 90 Paesi in tutto il mondo, con Stati Uniti, Canada, Germania e Regno Unito in testa. Interessante anche il dato sulla resa dello sfuso, che ha registrato un incremento del +300% nelle ultime tre decadi.

Il vino più amato d’Italia

Ma i dati presentati in questo anniversario raccontano anche un’altra storia: il Brunello di Montalcino è il vino più conosciuto tra i consumatori italiani, con una notorietà al 67%, davanti ai big piemontesi e veneti. È il verdetto emerso dal report annuale di Wine Intelligence. Secondo l’analisi , il consumatore tipo di Brunello è principalmente donna, del Centro Italia, di età compresa tra i 35 e i 54 anni.

Infografica wineintelligence – Brunello

“L’indagine – ha detto il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci – restituisce un risultato per nulla scontato, se si considera che il nostro vino rappresenta meno dello 0,2% della produzione annuale nazionale ed è la denominazione che esprime meno volumi tra le top 20 in classifica. Il risultato è un riconoscimento della qualità e della forza di un marchio collettivo che sino a oggi credevamo più forte all’estero che in Italia”.

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