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Protezione civile: l’importanza dei cittadini partecipi e resilienti

Non solo emergenza, grazie ai processi partecipativi è possibile coinvolgere i cittadini sui temi di protezione civile

La Protezione civile è stata al centro del workshop “Partecipazione e resilienza: la sfida della Toscana” organizzato da Anci Toscana nell’Auditorium del Palazzo del Pegaso a Firenze. In particolare è stata affrontata l’importanza dei processi partecipativi nella realizzazione dei piani di protezione civile dei Comuni.

La partecipazione dei cittadini è, infatti, un processo fondamentale perché permette la diffusione della conoscenza dei rischi e un coinvolgimento attivo. La popolazione è spesso lontana dalle tematiche di protezione civile, di cui percepisce l’urgenza e l’importanza solo quando si verifica una emergenza e le persone che realmente partecipano a questi percorsi è solo una piccola parte. Come ha ricordato Bruno Valentini, sindaco di Siena e responsabile nazionale della protezione civile di ANCI, più del 90% dei comuni toscani si è dotato di un piano di protezione civile questi, però, devono “essere vivi” ovvero conosciuti, partecipati, disponibili e non “chiusi in un cassetto”.

“Serve un cambiamento culturale” ha ribadito Paolo Masetti, sindaco di Montelupo Fiorentino e responsabile regionale della protezione civile di Anci Toscana, cambiamento che deve iniziare dagli amministratori e funzionari degli enti, sia per la continuità amministrativa dei servizi verso la popolazione che per costituire una rete e uno scambio informativo essenziale tra gli uffici.

Durante la mattinata sono stati presentati tre esempi virtuosi di percorsi partecipati incentrati sull’aggiornamento dei piani di protezione civile: il Comune di Stazzema, primo comune in Toscana ad avviare un percorso di partecipazione su questa necessità, il Comune di Carrara e l’Unione dei Comuni della bassa Val di Cecina, percorso appena avviato che vede il coinvolgimento di un campione selezionato dei cittadini dei 4 comuni dell’unione. Da queste esperienze è evidente come dal coinvolgimento in prima persona dei cittadini emergono proposte utili e problematicità non individuate dall’amministrazione.

Il dibattito è stato arricchito dall’intervento di Ed Blakely, esperto di gestione dell’emergenze, commissario unico per la rigenerazione di New Orleans dopo l’uragano Katrina e professore onorario di Urban Policy allo United States Studies Centre presso l’Università di Sidney. Blakely ha evidenziato come dopo un’emergenza sono molte le sfide da affrontare: la burocrazia, le risorse necessarie ma soprattutto la necessità di riposizionare. Blakely non parla volutamente di ricostruzione, questa avviene sugli errori del passato, al contrario parla di riposizione, sia delle infrastrutture che dell’economia e del capitale sociale, che deve essere svolta pensando al futuro rendendo il tutto sostenibile.

Abitiamo un territorio fragile esposto a molti rischi con uno dei migliori sistemi di protezione civile al mondo per rispondere alle emergenze, purtroppo non è sufficiente. La sfida per la Toscana, ma che può e deve essere estesa a tutto il territorio nazionale, è duplice: la pubblica amministrazione deve mettere a disposizione del cittadino tutti gli strumenti e le conoscenze necessarie su prevenzione e protezione civile, dall’altra il cittadino deve rendersi partecipe e conoscere i rischi a cui è esposto assimilando le dinamiche dell’autoprotezione

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