Restaurata "La peste a Firenze nel 1630", 'foto' di piazza Duomo

L'affresco, di cui non è ancora ben noto l'autore, rappresenta un istante della pestilenza del '600, con i soccorsi agli appestati

E’ stato presentato nella sala del Corpo Generale della Misericordia di Firenze il dipinto “La peste a Firenze nel 1630” risalente alla prima metà del XVII secolo e restaurato grazie al contributo del gruppo Salvatore Ferragamo S.p.A. Il quadro, certamente realizzato in ambito locale, in passato è stato da alcuni attribuito a Lodovico Cardi detto il Cigoli, ma probabilmente frutto dell'opera di qualche altro artista a lui contemporaneo.

Il dipinto raffigura la piazza del Duomo vista da ovest, con la facciata arnolfiana già smontata (fu distrutta nel 1578), la Misericordia di Firenze con la facciata affrescata e molti edifici, ora distrutti, con le finestre chiuse dalle tradizionali impannate. In primo piano i 'Fratelli della Compagnia' intenti a soccorrere gli appestati, mentre molti cittadini, in abiti seicenteschi, assistono sgomenti a tale spettacolo.

La pestilenza raffigurata, quindi, non può essere quella del 1348 – come si afferma in una incisione ottocentesca di Enrico Pratesi e come molti hanno voluto sostenere – ma, per tutti i motivi sopra elencati, deve essere l’altra, ugualmente grave, che afflisse la città nel 1630. Tale data costituisce quindi un utile termine “post quem” per l’esecuzione del dipinto. Finora mai studiato criticamente questo, come altre opere della Misericordia di Firenze, è rimasto sconosciuto a gran parte degli studiosi.

"Il restauro è servito a rendete più leggibile l'intera raffigurazione – ha spiegato la restauratrice del quadro Barbara Geroni - il tutto era stato parzialmente occultato da numerose e spesse stesure di vernici e da vecchie integrazioni pittoriche, ormai alterate nel colore e non compatibili con la pellicola pittorica originale. Sono stati assottigliati gli strati superficiali (sporco depositato nel tempo e vecchie vernici non originali) per ottenere una corretta ed omogenea lettura d'insieme e  successivamente sono state ricostituite le parti mancanti con stuccature ed integrazioni pittoriche".

Il quadro rimarrà nella Sala di Compagnia e fu donato alla Misericordia di Firenze dal Capo di Guardia Gaspare Ciosi; per volontà del donatore il dipinto doveva essere esposto nell’Oratorio l’ottavo giorno dopo la festività del Corpus Domini.

 

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05/12/2015