Enogastronomia/

Scoperte le anfore del Chianti dell’antichità

A San Casciano gli "antenati" del vino e della damigiana in età romana.

Vitigno Brunello

La ‘damigiana’ ha una lontanissima antenata in una particolare anfora di età romana, detta empolese, di cui sono stati rinvenuti numerosi frammenti a San Casciano; il ‘vino novello’ richiama quello, non a lunga conservazione, che nei secoli II-V dopo Cristo veniva prodotto nelle villae di San Giovanni in Sugana, Mucciana, San Pancrazio. Antiche testimonianze di insediamenti romani presenti a San Casciano si scoprono simili, nel modello strutturale e produttivo, alle fattorie mezzadrili chiantigiane. Analogie e saperi di una tradizione mai interrotta, ispirata ad un fossile guida, l’anfora al suo prezioso contenuto alimentare, il vino, saranno al centro di “Notti dell’archeologia”, l’iniziativa che, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di San Casciano, prende il via domani giovedì 7 luglio alle ore 21,30 al museo di San Casciano con un ventaglio di tre appuntamenti incentrati sull’archeologia romana presente nel territorio chiantigiano ed in particolare sancascianese e arricchiti da conferenze, concerti, incontri e apertura straordinaria del museo (fino alle 23).

Se c’è una passione che, nonostante la distanza temporale, istituisce un filo diretto tra gli antichi romani e i sancascianesi questa è la sapienza artigianale legata al mondo del vino e dell’agricoltura. In molti luoghi delle colline sancascianesi le fattorie romane svolgevano la loro fervida attività agricola, producevano vino rigorosamente locale e lo esportavano, facendolo viaggiare via Arno, via mare fino a raggiungere le coste e i porti del Mediterraneo settentrionale. E’ quanto farà emergere l’archeologo direttore, funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Lorella Alderighi, in occasione della conferenza con la quale domani si inaugura la rassegna di notti archeologiche a San Casciano. Il tema scelto è appunto “Il vino e l’anfora: insediamenti di età romana tra Pesa ed Elsa”. “Ho preso a esempio – dichiara Lorella Alderighi – il contenitore e il suo contenuto per arrivare a dimostrare come non solo fossero molti i siti di età romana presenti a San Casciano ma anche che gli stessi avessero un forte legame con l’attività agricola; il nostro ‘Chianti’ ha un lontano antenato nel vino che veniva prodotto nelle fattorie romane presenti nella campagna tra San Giovanni in Sugana e San Pancrazio, consumato per scopi alimentari, a differenza dell’olio che veniva importato e utilizzato per la bellezza del corpo e attività di carattere motorio, e venduto lungo tutto il Tirreno fino a raggiungere le coste della Spagna e della Francia”.

“Con questa iniziativa – conclude il funzionario – daremo avvio ad una nuova stagione dell’archeologia sancascianese che non è rappresentata solo dalle importanti testimonianze etrusche, cercheremo di mettere in luce anche l’epoca romana rispolverando dalle vecchie cantine oggetti nascosti e dando visibilità ai piccoli frammenti, che inseriti in un preciso quadro geografico, danno l’idea della presenza delle fattorie romane, della produzione del vino e della sua esportazione; dall’archeologia delle piccole cose potremmo fare grandi scoperte”. “Notti dell’archeologia” si propone di accendere i riflettori sul prestigioso patrimonio archeologico sancascianese anche il 14 e il 21 luglio con eventi di carattere musicale e una conferenza a cura dei volontari dell’associazione Siam.

Sarà presente l’operatore archeologico David Baroncelli. Info: 055 8256385. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero.

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