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SestaLab, un’azienda pubblica, giovane e toscana che funziona

Intervista a Giulio Grassi, direttore di SestaLab, una realtà economica toscana in continua crescita, evoluzione e guidata da un giovane team

Il SestaLab è un’azienda pubblica toscana in continua crescita. E con i tempi che corrono questa è già una buona notizia. SestaLab ha la propria sede nel Comune di Radicondoli, nel senese, ed è un ramo d’azienda di Co.Svi.G, il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche, che nel 2014, su impulso della Regione Toscana, ha deciso di rilevare dall’Enel questo impianto sperimentale per sistemi di combustione per turbine a gas. Un asset strategico che rischiava di essere chiuso e che oggi vive, dà occupazione giovane, qualificata e altamente professionale nonché produce utili.
La Regione Toscana, a distanza di 4 anni dal riscatto del laboratorio e dai 7,3 milioni investiti, ha avviato un’operazione che prevede l’ingresso societario a tutti gli effetti. Per entrare nel “piccolo mondo” dai “grandi numeri” del Sesta Lab abbiamo deciso di intervistare il direttore Giulio Grassi, 35 anni, che ci accompagna, davanti ad un caffè, alla scoperta di un’azienda pubblica all’avanguardia.

SestaLab com’è nata e perché?
SestaLab è un ramo d’azienda di una società pubblica, Co.Svi.G, i soci che la detengono sono i comuni dell’area geotermica ed è in corso, a distanza di 4 anni dall’acquisizione e dell’investimento di 7,3 milioni, anche la partecipazione societaria della Regione Toscana. La società ha acquisito da Enel, nel 2014, un impianto sperimentale per sistemi di combustione per turbine a gas. In sostanza si parla di sistemi di combustione finalizzati a motori impiegati nel campo dell’oil e gas, generazione di corrente, aeronautico e spaziale.

All’interno di SestaLab fate anche attività di ricerca o materialmente controllate se queste turbine possono essere immesse o meno sul mercato?
Il nostro compito è recepire dal cliente quali sono le caratteristiche che deve affrontare il sistema di combustione una volta immesso nella macchina, simularlo e recapitare un report che evidenzia: pressioni, temperature e emissioni. Il cliente in questo modo riuscirà a capire se il suo prototipo è funzionale al suo scopo o meno. Noi di fatto non siamo in grado alla fine di un test, salvo problemi veramente eclatanti, di capire se la soluzione associata a quell’esercizio è buona oppure no. Di fatto non ci occupiamo della soluzione tecnica.

Quali sono i risultati ottenuti da SestaLab dal 2014 ad oggi?
Parlando di portafoglio, nel 2014, siamo partiti con un paio di contratti, uno con Ansaldo Energia di Genova e un altro con Pignone e siamo andati via vi a crescere. Questo ha portato ad ottenere altri 7 clienti. Attualmente quindi sono 9. Siamo prossimi ad entrare nel mercato iraniano con una grande multinazionale da 50mila dipendenti. Inoltre recentemente abbiamo allacciato rapporti con una società inglese che realizza veivoli ibridi – tra aeronautici e spaziali – che permetteranno di viaggiare, addirittura, a 5 volte la velocità del suono. Il loro scopo è quello di andare da Londra  a Sidney in 4-5 ore. Siamo fieri di esser stati scelti per provare il loro sistema di combustione e capire se riuscirà a fare quello che loro si prefiggono.

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Da quello che ci racconti emerge un’attività in costante crescita ma ci sono altri soggetti ai quali vi rivolgete?
Sì, ci stiamo espandendo anche con servizi aggiuntivi propedeutici a quelli di test reale, ovvero simulazioni in scala che vengono fatte in un periodo precedente al processo produttivo. Questi servizi saranno indirizzati a Università e quindi legati ai bandi della ricerca. Gli stessi saranno anche dedicati alle grandi multinazionali relativamente alla fase in cui le idee sono ancora confuse e prima di procedere con un investimento per un test più costoso.

In SestaLab è centrale il ruolo pubblico, in modo particolare della Regione Toscana e dei comuni del consorzio geotermico, in cosa è stato fondamentale il ruolo delle istituzioni pubbliche?
Sicuramente è stato importantissimo. Il capitale societario è 100% pubblico. Nel momento in cui Enel ha manifestato la volontà di chiudere o cedere il laboratorio di Radicondoli l’ha fatto presente alla Regione Toscana e questa, sapendo dell’interesse di Ansaldo Energia e di Pignone, nel voler sviluppare nuove tecnologie per turbine a gas, e quindi della necessità di un laboratorio di questo tipo, ha deciso di coinvolgere il consorzio dei comuni dell’area geotermica in questo salvataggio e rilancio. Quindi è stata fatta un’acquisizione da parte dei Comuni geotermici e la Regione ha supportato questa partita con 7,3 milioni per l’ammodernamento e il potenziamento delle caratteristiche tecniche dell’impianto stesso.

Com’è questo mondo delle turbine?
Il mondo delle turbine è un piccolo villaggio, che ruota più o meno intorno alle stesse persone e quindi è importante acquisire referenze e relazioni. Noi siamo partiti con referenze pesanti come Pignone e Ansaldo Energia, poi abbiamo abbassato i prezzi drasticamente rispetto a Enel e questo c’ha permesso di avvicinare altri player che hanno deciso di affidarsi a noi per il proprio scopo di ricerca e acquisendone quindi la fiducia.

Qual è l’impatto dei player stranieri quando vengono al SestaLab, in quel di Radicoldoli? Che Italia trovano?
Noi curiamo tutto nei minimi particolari fin dal loro arrivo all’aeroporto e poi a Radicondoli. Il primo approccio è familiare, con il coinvolgimento dell’intero team. Noi mettiamo l’ospitalità al centro. Durante il pranzo o la cena cerchiamo un approccio semplice, facendogli gustare i prodotti enogastronomici locali, il tutto in un ambiente sereno tale da permettere al cliente di essere tranquillo, informale, rilassato e quindi propenso a “sbottonarsi”. Questo è un aspetto che fa parte del pacchetto SestaLab che fa ben capire che i risultati arrivano anche da queste piccole attenzioni. Poi ovviamente per chiudere i contratti servono altre capacità e professionalità ma partire da questo approccio ospitale rende tutto migliore.

SestaLab “produce” occupazione e soprattutto occupazione giovane. Qual è l’identikit del dipendente di SestaLab?
Dall’accordo del 2014 i “vecchi” dipendenti hanno palesato l’interesse di rientrare in Enel ma hanno dato la disponibilità ad un affiancamento in un futuro team a patto appunto di rientrare nella società madre. Questo ha fatto sì che Co.Svi.G aprisse una serie di bandi per coprire le professionalità richieste. L’identikit tipo quindi è un profilo alto: quasi la totalità dei dipendenti è laureato in ingegneria, sono molto diversificati nelle proprie professionalità e hanno un’età media di 34 anni circa. E’ un team fresco e con una buona flessibilità per quel che riguarda la ricerca e lo sviluppo e con una gran voglia di confrontarsi con player mondiali di questo settore.

Adesso qualche domanda personale. Tu sei diventato il “capo della baracca” a 30 anni com’è stato?
È stata una situazione un pò particolare perchè la mia non era una carriera decennale. Un’opportunità che si è creata. Venivo da un’esperienza di program manager e supporto tecnico a contratti di mantenimento per turbine a gas. La somma di questa competenza acquisita con la freschezza dell’età e la portata di questa avventura così sfidante mi hanno fatto accettare, con un pò di incoscienza ma con molta voglia di fare.

Ci sono degli episodi o degli incontri che ti hanno fatto capire il carico di responsabilità che ti eri assunto?
Ricordo che dopo pochi mesi dall’acquisizione incontrai Massimo Messeri, il Presidente di Nuovo Pignone, che avevo incrociato solo di sfuggita poco tempo prima quando lavoravo appunto al Pignone, mi diede due pacche sulle spalle e mi disse “Giovanotto mi raccomando qui dobbiamo spendere un sacco di soldi vediamo di fare per bene”. Sono piccole frasi ma che ti motivano un sacco anche perchè arrivano da persone di grande esperienza e con un ruolo centrale. Lo stesso è successo con il direttore e i dirigenti di Ansaldo Energia che vennero a sincerarsi se avevo o meno le caratteristiche adeguate e mi diedero fiducia e a quel punto andammo avanti.

Essere “il capo della baracca” di un team giovane e preparato rappresenta una motivazione in più. Come ti rapporti con loro?
Intanto per me è fondamentale delegare e quindi riporre piena fiducia nei componenti del team. Noi siamo in 15 e quindi è facile individuare l’esperto in un’area specifica. La mia ricetta? Responsabilizzare ognuno in base alle proprie competenze affidandogli un segmento del progetto, considerare la sua opinione come necessaria e parte centrale della decisione finale e del progetto nel suo complesso, e così creare i presupposti affinchè anche gli altri componenti si affidino l’uno all’altro. Quindi la rilevazione di un problema, l’adozione di una soluzione e la condivisione con me sono rapide ed immediate. Permettendo massima efficacia ed efficienza. Così è nata e si è consolidata la squadra del SestaLab. La gestione di un progetto così ambizioso necessita da parte di chi lo supporta di una certa flessibilità. Purtroppo questo si scontra con la gestione del personale dal lato pubblico soprattutto per quel che riguarda incentivi economici e cose simili. E questo un pò complica.

Avete trovato qualche soluzione che facesse convivere questa necessità di flessibilità con le esigenze di vita e quotidiane del giovane team del SestaLab?
Recentemente, partendo dai grandi volumi che abbiamo fatto e per venire incontro alla flessibilità oraria che questi ragazzi hanno messo a disposizione, abbiamo fatto un accordo sindacale dove si è riconosciuto un secondo orario d’ingresso e un gettone di presenza. Ciò c’ha permesso di garantire al cliente, in fase di test, quelle ore necessarie per portare a termine il lavoro e non gravare ulteriormente sui ragazzi con un monte ore eccessivo a cui va sommato il gettone. Più tempo libero e più soldi. A fine anno vedremo se questa politica intrapresa darà buoni frutti.

Da qui a 10 anni Giulio come si vede?
Sono contento del progetto. Sono contento di come sta progredendo e viste le direttive dell’attuale amministrazione e l’ottimo dialogo che intercorre mi permette di immaginare un futuro all’interno del SestaLab. Inoltre in prospettiva vedo un’evoluzione positiva: stiamo già pensando ad un nostro piccolo prodotto nostro, stiamo parlando di supportare servizi diversi. Sono molto soddisfatto della visibilità che il progetto mi permette perchè ho l’opportunità di avere a che fare con le maggiori personalità che si occupano di turbine in tutto il mondo.

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