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Siena: export e turismo per aumentare la competitività

Gli Stati generali dell’economia senese sono stati aperti con un’analisi di contesto, tra inerzia e cambiamento

“La Provincia di Siena tra inerzia e cambiamento”. Sono queste le due parole chiave con cui Stefano Casini Benvenuti, dirigente Irpet, ha fotografato il quadro generale dell’economia senese, nel corso del suo intervento agli Stati Generali dell’economia di questa mattina, mercoledì 23 marzo, presso la Sala delle Balie di Palazzo Squarcialupi. “La crisi ha colpito duramente anche l’economia senese – specifica Casini Benvenuti – anche se meno rispetto alle altre province della Toscana e ciò è dovuto alla maggiore presenza, nel tessuto economico locale, del settore terziario, che ha subito perdite inferiori rispetto all’industria, ma anche alla minore apertura al mercato internazionale più esposto ai rischi, e alla tenuta di alcune produzioni industriali specializzate nei settori dell’agricoltura, chimica e farmaceutica, oltre che al migliore andamento del turismo”.

Guardando ai dati economici pre-crisi, Siena si collocava per livello e per dinamica del Pil procapite tra le migliori province in ambito nazionale, con una crescita reale dell’1,5% tra il 1995 e il 2008. Un primato, in termini di prodotto interno lordo procapite, dovuto all’elevata presenza di unità di lavoro. “Si tratta – continua Casini Benvenuti – di un’area che ha garantito da sempre ampie opportunità di lavoro e dove il tasso di disoccupazione è storicamente molto basso, tanto da far parlare per Siena di piena occupazione”.

Se da una parte i settori di sviluppo dell’economia senese, turismo e terziario, hanno tenuto il territorio al riparo dalle conseguenze più dure della crisi hanno, di contro, dato effetti opposti nel 2010. “Si assiste – spiega Casini Benvenuti – da una parte a una maggiore tenuta nei confronti della crisi e dall’altra a una maggiore lentezza nella ripresa. Per il futuro, visto che i prossimi anni dovrebbero essere caratterizzati da una buona espansione della domanda estera, l’economia del territorio dovrebbe approfittarne, accrescendo le esportazioni e potenziando gli investimenti nel settore del turismo, in modo da aumentare la sua competitività e tornare ad assestarsi su una crescita potenziale dell’1,3%, analoga a quella della Toscana”.

Un modello basato sull’export, dove la domanda estera traina la ripersa, quindi, potrebbe essere una ricetta per lo sviluppo: “Se la crescita dell’export fosse inferiore – ha aggiunto – si rischierebbero risultati insoddisfacenti, fermo restando che, senza uno scatto, potrebbero volerci dieci anni per recuperare il Pil e forse di più per tornare ai livelli di occupazione pre-crisi”.

Dalle relazioni degli assessori sono emersi anche alcuni dati riguardanti l’occupazione e il mercato del lavoro nella nostra provincia. Il tasso di disoccupazione ha iniziato a peggiorare nel 2008 e nel 2009, quando ha raggiunto il 5,1% (7,1% quella femminile, 3,5% quella maschile), pur rimanendo migliore della media nazionale e regionale. Nel 2010 sono in lievissima ripresa, rispetto al 2009, le assunzioni: i nuovi occupati sono sempre meno a tempo indeterminato, più maschi che femmine, tra i 25-44 anni e con qualifiche professionale di medio livello.

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