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Soccorso Clown: l’onlus toscana che porta il sorriso ai bambini malati

Intervista a Vanessa Crespina che ci racconta la sua esperienza decennale come ‘clown in corsia’

Soccorso clown

La onlus toscana “Soccorso Clown” è un organismo fondato nel 1995 da Yury Olshansky e da Caterina Turi insieme a Vladimir Olshansky, attore clown di fama internazionale. L’esperienza è cominciata dall’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze come progetto pilota e in seguito si è allargata al Policlinico Umberto I, all’Ospedale Bambino Gesù, al Policlinico Gemelli di Roma e ad altre strutture ospedaliere italiane. Il Soccorso Clown è un vero punto di riferimento che da oltre venti anni, mutuando l’esperienza americana, porta la ‘clownterapia’ in Italia, un servizio professionale capace di regalare attimi di leggerezza preziosa a tanti bambini malati e ai loro familiari, spezzando la pesante monotonia di giornate spese tra le cure. Una ricerca della dottoressa Laura Vagnoli psicologa della terapia del dolore presso l’ospedale Meyer ha recentemente dimostrato che nel bambino accompagnato in sala operatoria dai clown c’è il 50 per cento di riduzione dello stress.

I clown ospedalieri sono tutti appositamente formati in base a un programma che include lezioni teoriche e pratiche in aula e un tirocinio, oltreché l’accompagnamento sul lavoro. Ogni attività in ospedale è coordinata, controllata e supervisionata dallo staff per garantire la qualità e la sicurezza in ospedale, il costante perfezionamento artistico e l’igiene emozionale. Dall’inizio dell’attività, Soccorso Clown ha portato il sorriso a circa 800.000 persone tra bambini, genitori, familiari e anziani, creando posti di lavoro per giovani professionisti dello spettacolo. Attualmente l’organizzazione è presente sia in Toscana che nel Lazio con oltre 40 clown attivi. Vanessa Crespina clown in corsia da 14 anni ci racconta la sua esperienza.

Ciao Vanessa da quanto tempo lavori per il Soccorso Clown e come hai deciso di iniziare?
Faccio il clown in corsia dal 2003, in realtà come clown avevo iniziato un po’ prima, vengo dal teatro di prosa. Ho iniziato a 14 anni, adesso ne ho 43. Avevo un’amica collega attrice che aveva passato la prima selezione e lavorava al Soccorso Clown da qualche anno. Mi disse che c’era un nuovo provino e decisi di provare.

Ho letto che fate due tipi di intervento uno ‘ordinario’ uno invece per situazioni ‘particolari’, spiegami un po’ come funziona il vostro lavoro
In ogni ospedale è un po’ diverso però diciamo che c’è un servizio stanza per stanza che rientra nella nostra routine, abbiamo un orario da rispettare, ogni giorno ci sono dei reparti da visitare. Spesso ci chiedono di assistere a le medicazioni o ai prelievi di sangue se i bimbi sono particolarmente agitati o se sono bimbi in cui è difficile trovare la vena. A volte ci sono delle richieste speciali che vengono attivate dalle psicologhe che lavorano nell’ospedale o dagli infermieri. Sono richieste sporadiche oppure più continuative se sono dei lungo degenti, possono durare anche una settimana o quindici giorni.

Ti ricordi cosa hai provato quando hai iniziato a fare questo tipo di interventi?
Quando ho iniziato pensavo di durare una settimana, pensavo che non avrei reagito nel modo giusto o che non sarei stata capace di rielaborare le cose in modo da lavorare continuativamente, invece devo dire che grossi problemi non ne ho mai avuti. Certo all’inizio ti senti come se tutto intorno avessi le bolle di sapone, cioè che come ti muovi fai danni. Sei in una struttura in cui ci sono macchinari, personale, la prima sensazione è quella di cercare di muoversi facendo meno danni possibile. Chiaramente noi per formazione di danni non ne facciamo ma all’inizio è un ambiente nuovo, più che altro la sensazione è proprio quella di muoversi sulle uova. All’inizio vieni affiancata da una persona esperta e affronti reparti più tranquilli sale d’attesa o day ospital non situazioni emotivamente impattanti, nel tempo cominci ad affrontare reparti più complessi. Ho un ricordo molto vivo della prima volta che sono andata nel reparto di neurochirurgia. Negli anni le procedure sono migliorate, prima avevano delle impalcature di metallo sopra la testa, visivamente era molto forte come impatto, oggi è tutto un po’ più ridimensionato. Quello me lo ricordo come uno dei reparti più difficili da affrontare, all’inizio era un po’ scioccante poi mi sono abituata. Noi clown cerchiamo di guardare al di là della malattia per trovare la parte ‘sana’ del bimbo che c’è sempre e comunque da qualche parte, ed è quella che ha voglia di giocare.

Il momento più difficile per te  qual è stato?
Mi ricordo una bambina del reparto di neurochirurgia che poi se n’è andata. È stata la mia prima volta e me la ricordo bene. Ci sono bambini che a pelle ti prendono di più e con loro si instaura un legame, un angolo speciale. Se capita di perderli è brutto. Abbiamo un sostegno psicologico e riusciamo parlandone tra di noi a superare la cosa.

Il vostro rapporto con i dottori e gli infermieri com’è?
Dipende dagli ospedali, il Meyer è una struttura privilegiata perché hanno a che fare con questo tipo di terapie alternative ormai da molti anni e si sono abituati alla nostra presenza e sempre più capiscono in che modo possono ‘usarci’. Il peccato a volte è che siamo sottosfruttati perché in alcune situazioni come prelievi o medicazioni siamo molto utili, ma a volte in ospedali in cui andiamo meno non lo sanno e ci possono essere più ‘resistenze’. Negli ospedali in cui andiamo da molto tempo con gli infermieri il rapporto è sempre migliore. I medici sono un po’ meno abituati ad usarci perché ci frequentiamo meno, ma hanno sempre piacere di vederci anche se forse sottovalutano un po’ il nostro impatto, è difficile trovare medici che fanno ‘resistenza’ anche se può capitare.

Leggendo le vostre storie mi ha colpito quanta creatività serve da parte vostra nel primissimo approccio con i bambini malati che è quello fondamentale, quanto è importante anche solo ‘come’ entrare in una stanza in cui c’è un bambino che non sta bene
Bisogna essere allenati, per noi che lo facciamo di professione non solo in ospedale è una questione di abitudine lavorativa. Dobbiamo essere creativi costantemente però capitano giornate storte, la stanchezza. Abbiamo strumenti tecnici a cui appoggiarci e l’improvvisazione per noi è fondamentale. Ci sono reparti in cui possiamo portarci pochissimi oggetti. Per esempio nel reparto del trapianto di midollo osseo non possiamo indossare il nostro costume, ma la divisa da infermiere, il camice usa e getta e le sovrascarpe, per cui di noi rimane solo il trucco della faccia e qualche oggetto che abbiamo lavato bene. L’improvvisazione fisica è importante, come anche l’uso degli oggetti che ti trovi intorno, strumenti che sai di poter usare per trasformarli in qualcos’altro. Cerchiamo di usare quello che si trova lì per lì nei limiti del possibile.

Sono 14 anni che fai il clown in corsia, come ti cambia un’esperienza di questo tipo? Cosa ti ha lasciato?
È una dimensione molto particolare, quasi sempre lavorando di stanza in stanza abbiamo un rapporto molto ravvicinato con i bambini ed è quello che poi ti può ‘servire’ in situazioni diverse come una festa di compleanno. Quello che ti insegna questo lavoro è a capire che tipo di energia c’è in quel momento, in quel luogo con quelle persone. Il primo approccio nostro è questo, capire cosa troviamo dentro a livello di umore o di energia, senza fare dialoghi o domandare. Noi su quello dobbiamo entrare per poi lavorare al rialzo, cercando di far salire l’energia in positivo. Quindi di sicuro è un lavoro che allena la nostra capacità di capire di che umore è il bambino e che tipo di bambino può essere. Ti insegna anche a capire a che distanza puoi stare, questa è un’altra cosa fondamentale. Ogni bambino a seconda del momento in cui si trova o del carattere ha bisogno di una prossemica diversa. C’è qualcuno che ti vuole subito accanto, con un altro invece lavori dalla soglia della porta perché senti che avvicinandoti si spaventa o piange e questo nel lavoro ‘fuori’ aiuta molto. Diciamo che ti dà una sensibilità di fondo che ti fornisce gli strumenti per metterti in contatto con le persone molto più velocemente, una sorta di empatia.

Per informazioni:
https://www.soccorsoclown.it/it/

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