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Sport e pandemia, il lockdown non ha fatto passare ai toscani la voglia di allenarsi

Il terzo rapporto sullo Sport in Toscana ha fotografato una popolazione resiliente che non si è lasciata sopraffare dalla sedentarietà. Merito ance delle associazioni e organizzazioni sportive che si sono adattate al momento storico. Sono i più giovani a correre il rischio di stili di vita sbagliati e quindi rischiosi per la salute

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Anche se al chiuso, in casa, magari in pochi metri quadrati, i toscani hanno continuato ad allenarsi anche durante i mesi del lockdown. In percentuale lo hanno fatto di più rispetto al resto d’Italia.
È quanto emerge dal terzo rapporto sullo sport in Toscana che ha fotografato una popolazione resiliente e capace di adattarsi al cambiamento.

Le stesse società sportive hanno saputo sfruttare la tecnologia del web per offrire sessioni di allenamento ai propri iscritti permettendo loro di portare avanti la pratica sportiva nonostante l’impossibilità a muoversi ed evitandoci di cadere nelle grinfie del divano e della sedentarietà.

“Anche la Toscana ha risentito del blocco di ogni attività sportiva a causa delle misure di contrasto al covid, ma quello che emerge è che i toscani hanno in media avuto delle risposte più positive degli altri italiani sia nei comportamenti che per quanto riguarda il detraining, cioè la perdita di allenamento, in particolare per quanto riguarda i bambini ed i ragazzi” – ha commentato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

I toscani hanno avuto comportamenti più positivi degli altri italiani per quanto riguarda l’interruzione dell’allenamento durante i mesi del lockdown

Praticare attività sportiva non è soltanto un modo per arrivare impreparati alla prova costume, l’interesse del rapporto sullo Sport, risultato della collaborazione tra Osservatorio sociale regionale, Anci Toscana, Agenzia regionale di sanità, Sport e salute, Coni regionale della Toscana, Comitato paralimpico toscano ed Enti di promozione sportiva, è analizzare l’andamento della pratica sportiva per intercettare eventuali bisogni e intervenire di conseguenza per correggere le cattive abitudini che potrebbero avere ripercussioni significative per la salute individuale e collettiva

Come riteneva il poeta romano, Decimo Giunio Giovenale, l’uomo dovrebbe infatti ambire alla sanità dell’anima e alla salute del corpo, “Mens sana in corpore sano”.

La pandemia ha acuito i disturbi sia dell’una che dell’altra a causa dello stress cui tutti siamo sottoposti, più o meno consapevolmente, ma soprattutto a causa della reclusione forzata, della poca attività all’aperto, dell’alimentazione sballata, della drastica riduzione dell’attività fisica e motoria, elemento fondamentale per uno stile di vita sano.

I toscani però sembrano consapevoli dell’importanza di praticare regolarmente del movimento e anche nei mesi più restrittivi del lockdown non hanno perso la forma fisica.

Guardando ai numeri nel dettaglio

Dal terzo rapporto sullo sport emerge che i toscani durante il lockdown del 2020, si sono rivelati più tonici dei connazionali (53% contro 39%), rispetto a quali si sono sentiti più in salute (90% contro 80%), maggiormente sereni (72% contro 64%) e fiduciosi (70% contro 66%). Mediamente, inoltre, hanno praticato più attività fisica all’aperto (81% contro 79%) e sono stati più attivi (45% contro 42%).

I ragazzi e lo sport

Anche i giovani toscani non si sono lasciati scoraggiare, è pur vero tuttavia che questa fascia d’età è stata la più penalizzata (anche per via della chiusura delle scuole) e il dato nazionale non è rassicurante: il 78% dei bambini tra 2 e 1 anni hanno stoppato l’attività fisica individuale nei mesi del lockdown ma a preoccupare è che molti di coloro che hanno interrotto l’esercizio fisico abbiano dichiarato che non intendono riprenderlo ad emergenza conclusa.

A tal proposito, Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’ARS Toscana, ha ricordato quanto sia fondamentale fare in modo che le male abitudini (tante ore passate d’avanti allo schermo, cattiva alimentazione, consumo di cibi grassi, stress, ecc) acquisite dai più giovani in questi ultimi due anni non si radicalizzino portando ad un aumento del rischio di obesità, diabete e malattie cardiovascolari anche nei bambini.

Non più i più sedentari d’Europa

“Prima della pandemia – ha aggiunto il presidente Giani nel suo intervento per la presentazione del rapporto sullo Sport – l’Italia aveva superato la soglia del 30% di coloro che praticavano attività motoria, e non eravamo più tra i primi in Europa per sedentarietà. È evidente che il Covid ha frenato questa ripresa ma dobbiamo e possiamo ripartire”.
Il passo successivo sarà quello di un maggior coinvolgimento anche delle istituzioni nella promozione dell’attività fisica e motoria: “La Regione – ha detto sempre Giani – non si sottrarrà dal proprio compito di sostenere, guardando anche alle associazioni e al loro impegno,e incentivare la pratica sportiva. Lo farà sostenendole direttamente ma anche valorizzando eventi sportivi come il Giro d’Italia in partenza, che aiutano a diffondere la cultura dello sport anche tra i più giovani”.

Il ruolo delle associazioni sportive

Dal rapporto emerge che un’associazione su due ha evidenziato capacità di adattamento e di innovazione pur nella non semplice situazione indotta dalla pandemia (45% contro 42% a livello nazionale). Molte società hanno adottato nuovi strumenti di lavoro rispetto al resto d’Italia (64% contro 57%) e moltissime hanno dato un forte impulso all’offerta on-line (70% contro 64%). Sempre in numero maggiore rispetto a quanto accaduto altrove, inoltre, parecchie associazioni hanno erogato anche servizi a distanza (72% contro il 68%).

Per quanto riguarda la ripartenza delle attività, poi, più di otto attività su dieci (l’84% contro il 73% del dato nazionale) hanno riaperto in tutto o in parte . Significativo è pure il fatto che in Toscana sono meno della media nazionale (64% contro 69%) le attività che hanno espresso difficoltà.

Fondamentale il ruolo delle associazioni e organizzazioni sportive nel favori lo sport e come motore di coesione sociale e solidarietà

Sulle associazioni e sul loro ruolo è intervenuta l’assessora regionale alle Politiche sociali, Serena Spinelli, nelle cui competenze rientra l’Osservatorio sociale regionale che ha guidato la ricerca: “Oltre ad aver permesso il raggiungimento di determinati risultati, le organizzazioni, con i loro volontari, educatori e associati, sono state preziose nel collaborare ai vari studi presenti nel rapporto. Il loro è un ruolo insostituibile nel tessuto sociale delle comunità, favorire lo sport per tutti e quindi stili di vita basati sul benessere e la salute, oltre a quello altrettanto importante, ancor più nel periodo che attraversiamo, di essere motore di aggregazione, coesione sociale, solidarietà”.

Altri dati emersi dal rapporto sullo sport:

In Toscana sono stati censiti 5775 impianti sportivi (uno ogni 650 residenti circa) e 10715 spazi di attività (uno ogni 350 residenti). Tra questi luoghi dello sport, detto per inciso, prevalgono gli spazi per il calcio, sia a undici che a cinque, per le attività ginnico motorie, per il tennis, il fitness, la pallavolo e il basket.

I collaboratori sportivi (dagli atleti ai tecnici) sono circa 15000 e il 49% di loro è donna. Dei 15000 addetti, il 26% circa ha la qualifica di primo livello, il 12% di secondo livello, mentre un altro 12% è laureato in Scienze motorie.

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