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Tanti auguri Roberto, sono 63! Troisi, Arbore, l’Oscar … e poi Dante

Roberto Benigni: da Manciano La Misericordia fino a Los Angeles, passando per Vergaio, Troisi, Arbore e “La vita è bella”

Roberto Benigni

In pochi si sarebbero immaginati che il figlio più piccolo di Luigi e Isolina, nato nell’autunno del 1952, sarebbe potuto arrivare da Manciano La Misericordia – frazione di Castiglion Fiorentino in provincia di Arezzo – fino al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles. Ma Roberto che di cognome fa Benigni – ha fatto tutta quella strada, dal seminario fino al Metastasio di Prato, e dopo il cinema, la televisione ed i successi nelle piazze con la Divina Commedia.

Una carriera che inizia ‘ufficialmente’ a 19 anni, con “Il re è nudo” di Evgenij L’vovič Švarc, diretto da Paolo Magelli. Ma il primo incontro che segna uno snodo per il futuro di Benigni è probabilmente quello con Giuseppe Bertolucci dove ‘nasce’ il personaggio di Cioni Mario che poi verrà snocciolato nel primo film – diventato poi cult, anche se non dal successo immediato – “Berlinguer ti voglio bene“. Subito dopo un altro incontro fortunato, quello con Renzo Arbore, che lo arruola nella fortunata comitiva de “L’altra domenica” in cui Benigni, non a caso, veste i panni di un critico cinematografico un po’ sui generis.

L’affermazione al grande pubblico, la prima di tante, arriva con il più popolare dei programmi televisivi: con la conduzione del Festival di Sanremo del 1980, scatta subito lo ‘scandalo’ per il bacio alla co-conduttrice Olimpia Carlisi. Un rapporto, quello con il Festival della canzone, che lo vedrà protagonista più volte, non più come conduttore ma come ‘guest-star’ attesissima.

Sì, perchè Benigni dopo Sanremo – e proseguendo in parte le ospitate con Arbore – approda, a 31 anni, al cinema come regista. Se con “Tu mi turbi”, al debutto dietro la macchina da presa, la critica rimane ancora perplessa, il successo di “Non ci resta che piangere” è inarrestabile, con i botteghini sbancati e le cassette andate a ruba.

Con il ‘trittico’ di fine anni Ottanta ed inizio anni Novanta – Il piccolo diavolo, Il mostro e Johnny Stecchino – i botteghini italiani si riempono incessantemente, ma è con l’opera più completa, “La vita è bella”, che il successo attraversa l’Oceano e consegna al film tre premi Oscar: miglior colonna sonora, miglior film straniero e miglior attore protagonista.

Se dopo l’Oscar il cinema regala più dolori che gioie – con ben 6 “Razzie Awards” (per essere eleganti, l’esatto contrario dei premi Oscar) per il suo Pinocchio ed uno scarso incasso con “La tigre e la neve” – sono le piazze e la televisione a riaccogliere Benigni, con Tutto Dante e la declamazione della Divina Commedia che da piazza Santa Croce arriva in tutto il mondo tra tour internazionali e riprese della Rai. Infine si arriva agli ultimissimi anni, con lo share ‘impazzito’ per “La più bella del mondo” (dedicata alla Costituzione) e “I dieci comandamenti”.

Una carriera che non si può sintetizzare se non con un : tanti auguri Roberto!


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