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Terzo settore in Toscana, con il Covid a rischio chiusura la metà delle organizzazioni

Il 14,2% ha chiuso o sospeso le proprie attività, oltre il 70% degli enti le ha ridotte. Il problema è soprattutto economico. Ecco la prima indagine post emergenza sullo stato di salute del terzo settore realizzata da Cesvot

Volontario Auser - © Cesvot

L’emergenza Covid ha colpito profondamente il terzo settore in Toscana. Oltre il 70% degli enti ha dovuto ridurre le proprie attività, e il 14,2% addirittura ha chiuso o sospeso qualunque tipo di operazione. Questo è il quadro che emerge con grande evidenza dall’indagine condotta da Sociometrica per conto di Cesvot, dedicata appunto a valutare l’impatto dell’epidemia sugli enti del terzo settore in Toscana.

Controtendenze e criticità

C’è anche una parte di enti che, al contrario, ha incrementato le attività: sono le associazioni di volontariato che lavorano nel campo della sanità. L’impatto territoriale è molto differenziato: la situazione più critica è quella di Siena, dove a chiudere è stato oltre un quarto degli enti (27,8%); situazione difficile anche a Pistoia e Grosseto. L’impatto è stato irrilevante solo nella provincia di Prato.

Un problema di risorse

L’aspetto che ha messo in maggiore difficoltà gli enti del terzo settore è quello economico: molte associazioni non hanno modo di finanziare neppure le spese ordinarie. Un colpo particolarmente negativo è stata la cancellazione degli eventi che funzionano sia per la promozione del volontariato sia per finanziare le singole attività.
L’indagine, accanto alle forti difficoltà economiche, ha messo in evidenza anche la grande capacità di resilienza delle associazioni, che sono totalmente determinate a continuare le attività, nonostante la crisi di oggi. Tra l’altro siamo in questo momento davanti a una riconsiderazione di tutto il welfare, dovuto all’emergenza post-Covid. Le associazioni, secondo gli esiti della ricerca, sono pronte a integrare i loro servizi a quelli pubblici per dare ai cittadini toscani servizi sanitari e di assistenza sempre migliori.

“C’è spazio per riconsiderare molti aspetti della vita collettiva, dalla riorganizzazione dei servizi socio sanitari e di assistenza all’utilizzo delle nuove tecnologie”

Le prospettive

Quale futuro vedono di fronte a loro gli ets toscani? Federico Gelli, presidente di Cesvot, è comunque ottimista: “Sono convinto, come il 37% dei responsabili degli enti, che ci sia spazio per riconsiderare molti aspetti della vita collettiva, dalla riorganizzazione dei servizi socio sanitari e di assistenza, all’utilizzo delle nuove tecnologie. L’esperienza della pandemia reclama più sanità, più servizi, più assistenza, più sociale e non possiamo farlo senza il contributo del terzo settore. La politica non potrà rispondere a questa esigenza senza un’alleanza con gli enti del terzo settore. Consegniamo alla nuova classe dirigente di questa Regione tutti gli strumenti necessari perché ciò avvenga: in ultima la neonata legge regionale sul terzo settore che sancisce e legittima il ruolo degli ets nei percorsi di co-programmazione e co-progettazione con le amministrazioni pubbliche. Da qui dobbiamo ripartire”.

Il valore della resilienza

Anche Antonio Preiti, direttore di Sociometrica, sottolinea la forza dell’associazionismo toscano: “Con questa indagine abbiamo scoperto che il terzo settore è stato colpito al cuore, perché la sua filosofia è la vicinanza sociale, non la distanza. La resilienza dei volontari è però più forte delle conseguenze dell’epidemia. Questo è l’asset fondamentale per un futuro da protagonista della società civile”.

“Abbiamo scoperto che il terzo settore è stato colpito al cuore, perché la sua filosofia è la vicinanza sociale, non la distanza”

Il ruolo delle istituzioni

Gianluca Mengozzi portavoce del Forum Regionale Terzo Settore, esprime preoccupazione: “Il danno che il virus sta producendo alle attività del terzo settore toscano è molto grave e non si è esaurito con la fine del lockdown. Molte attività sono tutt’ora sospese, altre si svolgono ma con le gravi difficoltà indotte dal necessario rispetto delle misure di contenimento; si tratta di una situazione che continua a dissuadere una parte della cittadinanza dalla partecipazione agli eventi collettivi, e che impedisce il lavoro di animazione sociale di volontari e militanti. Intere stagioni di attività culturali, di intrattenimento, di educazione, musicali e sportive sono state annullate, con un grave danno economico per le migliaia di organizzazioni che sostengono la propria azione sociale con l’autofinanziamento. Non possiamo dare per scontato che quando tutto questo finirà ritroveremo intatta la grande ricchezza di associazioni e cooperative: per questo è importante che le istituzioni si prendano cura dell’insostituibile risorsa costituita dal terzo settore toscano”.

I dati più rilevanti

Gli enti del terzo settore che hanno incrementato le loro attività sono l’8,1%, meno di uno su dieci; quelli che hanno mantenuto inalterate le loro attività sono il 19,1%. Coloro che hanno chiuso (o sospeso) le loro attività sono il 14,2%. Questa la distribuzione fra le categorie: 20,3% di Onlus; 17,5% di associazioni di promozione sociale; 11,7% di organizzazioni di volontariato; 10,2% di cooperative sociali. Così la loro distribuzione territoriale che appare molto disomogenea: Siena 27,8%; Pistoia 25%; Grosseto 23,1%; Pisa 15,9%; Firenze 13,3%; Massa Carrara 11,6%; Arezzo 10,7%; Lucca 10,7%; Livorno 8,1%; Prato 3,9%. La metà degli enti si trova in una pesante difficoltà economica, infatti il 16,3% ha perso gran parte delle risorse di cui ha bisogno per svolgere le sue attività ed il 33,5% registra rilevanti difficoltà. Il 47,4% degli enti registra un ribasso economico superiore al 25%. Il 43,7% dichiara di avere difficoltà a reperire risorse per le attività correnti. Risorse umane: il 14% dichiara grandissima difficoltà nell’ambito della disponibilità di risorse umane

 

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