Toscana superfood: sperimentazione per quinoa e amaranto

di Costanza Baldini

Il Dipartimento in scienze e produzioni agroalimentari e dell'ambiente dell'Università di Firenze lavora ad alcune specie vegetali per farle crescere in Toscana

Si chiamano "superfood" e sono alimenti che posseggono un contenuto di nutrienti superiore alla media dei cibi comuni: vitamine, minerali, fibre, enzimi, sali minerali, antiossidanti o fitonutrienti. Sono un autentico concentrato di benessere e salute, introdurli nella propria dieta è un metodo naturale per superare i periodi di grande fatica fisica e mentale senza dover ricorrere a integratori e rimedi artificiali.

Il professor Paolo Casini del Dipartimento in scienze e produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze  ci spiega: “I superfood dal punto di vista nutrizionale, parlando per esempio di quinoa e amaranto, sono specie che hanno un’ottima qualità, sono piante ricche di proteine vegetali, con valori elevati tra il  18 e il 19%, quasi come le leguminose. La composizione delle proteine cioè degli aminoacidi di queste piante ha qualche punto in più rispetto ai cereali soprattutto per quanto riguarda la lisina. Inoltre amaranto e quinoa sono privi di glutine e vanno benissimo per i celiaci. Certo, questi prodotti non possono essere considerati come la panacea della risoluzione dei problemi alimentari del pianeta, variare la dieta è sempre la cosa più importante”.

L'Università di Firenze sta portando avanti dal 1999 una sperimentazione per trovare nuove specie vegetali di quinoa e amaranto che possano crescere anche in Toscana. “Nell’azienda agricola Terre Regionali Toscane in provincia di Arezzo, - ci ha raccontato il Professor Casini-  lavoriamo da diversi anni per ottenere le prime varietà italiane di quinoa e amaranto. È una ricerca all’avanguardia volta a introdurre nel territorio toscano specie esotiche di superfood che possano crescere e sopravvivere nella nostra regione, lavorando sul miglioramento genetico della specie”.

Ma quinoa e amaranto non solo solo buoni e sani, possono essere anche una fonte di guadagno. “Gli agricoltori attualmente non hanno coltivazioni da reddito, lo scopo della nostra ricerca è proprio trovare qualcosa di economico e quindi redditizio da far coltivare agli agricoltori toscani che non hanno alternative ai cereali. L’amaranto fornisce circa un paio di tonnellate di prodotto a ettaro, dando così un buon margine di guadagno. È una pianta nuova, siamo vicini a ottenere la prima varietà italiana, quello che serve adesso è mettere a punto la filiera, chi produce, chi trasforma e chi vende. Gli spazi ci sono e le ditte sono molto interessate a patto che la qualità sia conforme a quella che richiede il mercato”.

Inoltre l'Italia è il secondo mercato per importanza di alimenti specifici per i celiaci, è il 13% di quello mondiale, secondo solo agli Stati Uniti e produce un indotto di circa 150 milioni di euro all’anno. Quinoa e amaranto hanno attualmente una valutazione sul mercato superiore ai cereali.

“Molti privati anche da altre regioni vogliono brevettare l’amaranto – conclude il Professor Casini - Noi come università non possiamo vendere, quindi brevetteremo le nuove specie vegetali e poi potremo cedere il brevetto agli imprenditori. Ci sono molti accordi in ballo che ancora non si sono conclusi, ma l'interesse per la nostra ricerca è altissimo”.

28/02/2017