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Tre disegni dell’artista Emilio Tadini donati dalla famiglia alle Gallerie degli Uffizi

La collezione di grafica moderna e contemporanea del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi si arricchisce di un’importante testimonianza dell’arte del Novecento italiano

Grazie a una donazione fatta dagli eredi entrano a far parte della collezione delle Gallerie degli Uffizi tre disegni del pittore, scultore e designer milanese Emilio Tadini (Milano 1927-Milano 2002).

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha dichiarato: “Questa donazione è un esempio di generoso mecenatismo, di cui siamo profondamente grati agli eredi di Emilio Tadini. Ma non solo: con i tre disegni dell’artista, la collezione di grafica moderna e contemporanea del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi si arricchisce di un’importante testimonianza dell’arte del Novecento italiano”.

Museo dell’uomo, anni ’80, Emilio Tadini 

Le opere donate dagli eredi

Ne Le figure e le cose, il titolo è significativo: le figure e gli oggetti costituiscono infatti gli elementi fondamentali dell’immaginario di Emilio Tadini, che guarda in particolare alle soluzioni della Pop Art inglese per indagare il mistero dell’uomo. Nei primi periodi della sua produzione artistica, le figure e le cose sono raffigurate singolarmente o in gruppi di poche unità, mentre ampio spazio è lasciato al fondo bianco del foglio o della tela, come avviene per il disegno acquarellato donato agli Uffizi. Il legame tra immagine disegnata o dipinta e la scrittura è fondamentale per Tadini che appartiene ai due mondi, quello letterario e quello delle arti visive, in un dialogo costante, fatto di passaggi e scambi continui.

Museo dell’uomo raffigura le sale di un museo, tracciate con rette sottili e sicure che definisco la profondità delle pareti. Le figure che animano le stanze, invece, sono rappresentate con più tratti interrotti e ripassati, dove si avverte una maggiore emozione e una maggiore esitazione da parte della mano dall’artista. Su un grande piedistallo è collocata una testa d’uomo, una scultura esposta in questa galleria d’arte. Attorno ad essa, personaggi volanti, caratteristici di Tadini, che ricordano gli elfi de “Le fiabe”, l’ultimo ciclo a cui l’autore si dedica negli anni ’90 e 2000.

Città italiana, realizzato su carta da pacco, un materiale povero, appartiene all’omonima serie delle “Città”, luoghi d’elezione dell’artista, che fanno da scenografia all’operato dell’uomo. In questo caso, la figura umana è assente, compaiono i palazzi e le abitazioni, rifugio e dimora.

Città Italiana, Emilio Tadini anni ’80

Chi era Emilio Tadini

Pittore, scultore e designer, scrittore, poeta, saggista e traduttore di importanti autori, come Stendhal, Pound, Eliot, Céline. Emilio Tadini scomparso il 25 settembre 2002 ha condotto trasmissioni per Rai, Radiotelevisione Svizzera e Tele+ e scritto di cultura per Il Corriere della Sera. Tra le varie cariche istituzionali ricoperte, è stato Presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Brera.

Ha iniziato la sua attività letteraria nel 1947 sulla rivista Il Politecnico di Elio Vittorini e inaugurato la sua prima mostra nel 1960 alla Galleria del Cavallino a Venezia. Invitato alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, la sua ultima retrospettiva si è tenuta a Milano nel 2001 a Palazzo Reale.

La sua ricerca figurativa ed onirica indaga il mistero dell’uomo muovendosi tra l’influenza della Pop Art inglese, la Metafisica di De Chirico e altre suggestioni. I dipinti sono costruiti secondo una logica di sovrapposizione di piani temporali differenti, in cui convivono memoria e realtà, tragico e comico. Ogni opera è concepita per essere aperta a una pluralità di senso e di interpretazione.

Emilio Tadini – © Storie Milanesi
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