Una sirena per incantare Firenze: Orelle in concerto al Fosso Bandito

di Costanza Baldini

Venerdì 26 maggio la cantautrice pugliese Elisabetta Pasquale presenterà il nuovo disco ‘Argo’ nel capoluogo toscano

Arriva a Firenze una sirena che si chiama Orelle nome d’arte della cantautrice pugliese Elisabetta Pasquale che torna con un nuovo emozionante disco. Dopo l’Ep “Primulae Radix”, “Argo” è il titolo del primo album registrato in presa diretta con due musicisti jazz il pianista Domenico Cartago e il batterista Luca Abbattista. Hanno partecipato al disco anche Stefano Amato (Brunori Sas) insieme ad Emanuele Braca (Velvet Score) ai violoncelli, Fabrizio Bosso alla tromba e Dimartino che è la voce di “Fili d´oro”.  Il disco è stato prodotto, registrato e mixato da Lorenzo Buzzigoli tra marzo e settembre del 2016 presso il Folsom Prison Studio di Prato. Argo esce per l’etichetta fiorentina Black Candy Records con distribuzione Audioglobe.

Ciao Elisabetta! Il tuo nuovo disco ha sulla copertina una sirena, si intitola ‘Argo’ e contiene due pezzi: la title trak e ‘Itaca’ che mi fanno dedurre che tu ti sia ispirata ai viaggi di Ulisse, è così?
Un po’ sì, c’è stato un innamoramento per Ulisse, è il filo conduttore di questo disco, per una serie di suoni, sensazioni e colori visivi che è come fossero venuti ‘a galla’. A fine delle riprese il nome di questo disco non poteva essere un altro, anche per le sensazioni che dava alle persone. Nel disco c’è questa atmosfera molto sognante legato al fatto che in questo anno e mezzo quando ho iniziato ad andare in tour, nonostante non fosse nei miei pensieri, quando tornavo a casa sentivo la necessità di rivedere il mare. Per quanto possa essere ‘terrone’ passami il temine, non l’avrei mai detto, non avrei mai pensato di essere così legata al mare.

Argo mi ha ricordato molto Amnesiac dei Radiohead e in particolare ‘Keep Quiet’ mi ha riportato alla mente le atmosfere sognanti di Pyramid Song

È stato uno dei miei ascolti per anni, ho fatto mie alcune sonorità, alcune percezioni, cercando di dare un significato personale a quelle sfumature musicali. C’è un forte richiamo non solo ai Radiohead ma anche ai Mogwai, Massive Attack o Portishead. Una serie di ascolti che hanno fanno parte della mia tarda adolescenza e anche inconsciamente sono entrati nel disco.



Mi ha colpito molto una frase di  Keep Quiet quando dici “È appagante sapere che il tuo karma tossico torni puntuale e sovente per riscattare ogni tuo gesto”. Quindi credi nel karma?

Sì, anche per esperienze vissute non in prima persona ma da spettatrice. Tutto è energia e da grande fan della fisica sono convita questa energia positiva o negativa debba tornare indietro, un po’ come una somma, come più e meno. Perché non vedere il karma come qualcosa di reale?

So che suoni anche il contrabbasso, cosa ti ha affascinato di questo strumento, perchè l’hai scelto?

Sono arrivata un po’ tardi allo studio, però mi affascinava il fatto che fosse uno degli strumenti più ritmici riconosciuti nell’ambito musicale ma allo stesso tempo uno strumento ad arco. Mi affascina questa duplicità, ma al di là di questo suonando già il basso elettrico mi piaceva anche l’idea di sfidare me stessa. Il contrabbasso è uno strumento “cieco” che ha bisogno di un apporto molto personale.

Cosa significa che è uno strumento “cieco”?

È “cieco” perché non ha riferimenti, i riferimenti te li crei tu con le tue stesse dita, questa è una cosa molto affascinante. Ogni strumento è diverso, quindi una nota non si trova nello stesso punto per tutti, e le tue dita non prendono la stessa nota di un altro strumento. Con il tuo contrabbasso c’è un rapporto molto intimo. Mi piaceva l’idea di poter cantare e suonare contemporaneamente con uno strumento che ha fatto la storia del mondo del Jazz, un genere per me nuovo.

So che hai un legame particolare con la Toscana, infatti questo disco è stato registrato a Prato

Si da Lorenzo Buzzigoli, l’etichetta è la Black Candy, ci siamo conosciuti nel 2015 durante il Rock Contest ed è stato amore a prima vista. Loro mi hanno preso sotto la loro ala facendomi crescere musicalmente, ma soprattutto investendo su di me energie, soldi e positività credendo in me più di quanto io stessa non faccia. Sono stati fondamentali, li sento come una famiglia perché ci troviamo molto. Loro hanno un approccio retrò, vintage, ma non il vintage  che va di moda. Vintage nel senso che mi hanno vista live e mi hanno chiesto di entrare a far parte dell’etichetta. E’ una cosa che di solito non succede mai, adesso mandi il tuo disco e ciao. Sono molto contenta del percorso che abbiamo fatto, perché l’abbiamo vissuto nel modo più genuino possibile.

Argo
Argo

20/05/2017