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Veronesi, la radio? Un’oasi di libertà I giovani, il talento e Francesco Nuti

Intervista esclusiva al regista pratese che parla a ruota libera del programma con Max Cervelli su Radio2 “Non è un paese per giovani” e del prossimo film. Di Berlusconi dice: “E’ una specie di Marlon Brando ne Il Padrino, un personaggio meraviglioso”

C’è Vasco che ti accoglie e fa gli onori di casa. Vuole giocare, mentre aspetto il suo padrone. Scodinzola. Il Vasco in questione è il cane di Giovanni Veronesi che ho incontrato a Roma, in un una mattina di luglio. L’ho aspettato nel suo salotto, quasi incantata da un olivo secolare che faceva il ruolo di protagonista nel giardino, incorniciato da una lunga vetrata. Vicino al divano, su una mensola, il ciak del suo film  “L’ultima ruota del carro” e poi, sulla parete, tanti dvd,  con ancora su il cellophane. Una racchetta da tennis, a ricordare la passionaccia sportiva del regista pratese. Una sceneggiatura, appoggiata su un mobile. Poi, arriva lui, trafelato, dopo l’incontro con un produttore. Mi porta nel suo studio-attico, sistema la sedia da regista,  sceglie lui l’inquadratura per l’intervista video che dobbiamo girare. Si rilassa. Possiamo partire.

E come non iniziare dalla radio, dal successo di “Non è un paese per giovani” che Veronesi conduce ogni mattina su Radio2 Rai con Max Cervelli, con la solita ironia, sagacia, provocazione alla quale non rinuncia mai ma che sembra – piuttosto – divertirlo moltissimo.

Veronesi è un bel periodo per lei: ha fatto centro anche in radio dove sembra trovarsi perfettamente a suo agio, quasi Radio2 fosse  una seconda casa. E’ così?

«La radio è un’oasi di libertà, l’ultima che c’è nella comunicazione perché non ha bisogno di fare grossi audience, non ha bisogno di tanti soldi. Si viene pagati poco, è vero, ma nessuno fa la radio per soldi. E’ un mezzo e un bel modo di esprimersi e di parlare con la gente. In “Non è un paese per giovani”  facciamo  lunghe telefonate con il pubblico. Questo è un rapporto con la gente che non ho mai avuto e poi  – questo tema  che affrontiamo dei ragazzi che se ne vanno all’estero – mi piace.  Io tengo molto ai giovani. Ho dei nipoti che sono andati all’estero e molto probabilmente – su questo – farò anche un film».

Un tema attuale, quello della fuga dei giovani all’estero. Ragazzi che prendono un aereo, un treno in cerca di sogni,  di lavoro e di cos’altro secondo lei?

«Penso che i ragazzi oggi se ne vadano dall’Italia non per soldi, non per fare fortuna ma perché l’aria intorno a loro è irrespirabile. Questo paese ti sogghigna in faccia se decidi di studiare, di fare il ricercatore o l’archeologo. Sono tutti mestieri che non ti faranno diventare il mago della finanza ma può darsi che esaudiscano i tuoi desideri. Ecco, a un ragazzo di vent’anni l’unica cosa che non devi fare è soffocargli i desideri. Ai ragazzi non servono i soldi, serve la speranza.»

C’è qualcuno che invece ha aiutato lei, da ragazzo, ad avere speranza?

«Ho fatto degli incontri fantastici nella mia vita e per questo sono fortunatissimo, sono un privilegiato. Io ho incontrato Francesco Nuti,  che non solo mi ha dato speranza ma mi ha fatto anche lavorare, ha scelto le mie cose facendole sue. Abbiamo scritto insieme i suoi film di successo negli anni Ottanta. Io ero un ragazzino ma lui aveva molta fiducia, ha prodotto il mio primo film da regista e mi ha tenuto per mano, finchè ha potuto…»

E lei oggi che è un regista famoso come aiuta i talenti? Dicono che farsi notare – nel mondo dello spettacolo e del cinema – sia difficile o a volte, troppo facile…

«Io sono convinto che non ci siano così tanti talenti in giro inespressi. Ho sempre imparato che in questo mestiere se hai molto talento vieni fuori, però non ne ho visti tanti in questi trent’anni di carriera. Prima o poi- però-  ci sarà anche il nuovo Marlon Brando, la nuova Sofia Loren, magari potessi scoprirla io. E allora con Radio Due abbiamo deciso di fare questa sorta di diretta radiofonica in cui io faccio dei provini tanto – per giudicare la bravura di un attore bastano trenta secondi – non ci vuole di più, si capisce subito».

Stuzzichiamo adesso la sua parte più ironica. Tra i politici, secondo lei, chi ha un talento innato per la recitazione?

«Diciamo che Berlusconi ha fatto un personaggio meraviglioso in questi vent’anni, batterlo è dura. E’ una specie di Marlon Brando che – ne Il Padrino –  si mise l’ovatta nella bocca per avere la faccia squadrata. Berlusconi  invece si è messo i capelli, ha fatto di tutto, si è trasformato. Ricordate Berlusconi all’inizio degli anni Ottanta? Era un signore pelato, normalissimo, con occhi brillanti. Se lo vedi adesso, con quell’affare nero in testa è incredibile. Sembrano i capelli di Big  Jim. Una trasformazione degna di un grande attore di Hollywood».

Il cinema è la sua vita, la radio la sua casa e con internet invece che rapporto ha? La seguo su Twitter e sembra che anche lì si diverta molto…

«E’ un gioco dove per la maggior parte la gente si nasconde, dove ti senti libero di poter dir tutto ma in realtà poi stai attento perché tutto il mondo ti ascolta. Mi diverto a scrivere su Twitter perché è un modo per raccontare quelle cose che ti terresti dentro. Ad esempio vado in treno e trovo una famiglia di irlandesi caciaroni che bevono birra. E allora perché non condividere  questo mio fastidio con 50mila persone che mi seguono con le mie treno-cronache? Io ci vedo istantaneità. E’ un gesto immediato del pensiero twitter, come se potessi far gesticolare il cervello».

Dalle trame del web facciamo un passo indietro. Parliamo di radici. Parliamo della sua Toscana…

«La mia Toscana è la Maremma. Io vivo sei mesi l’anno a Castiglione della Pescaia dove ho una casa, mi diverto ad andare a cavallo insieme ai butteri. Quella è la mia Toscana, quel mare lì, quella campagna lì. Penso che sia uno dei posti più belli al mondo. E’ vero che è dura la Maremma ma è anche vero che se  ti fai accettare da un territorio così  poi dopo si diventa veramente amici per la pelle…»

Ha mai pensato di girare un film in Maremma?

«Avrei tanta voglia di raccontare la Maremma. Devo trovare la storia giusta e metterci dentro il tipo di cinema che faccio io, una commedia divertente perché devo riuscire a coniugare le due cose. Io sento molto amore per la Maremma però l’amore solitamente non fa tanto ridere, anzi solitamente fa piangere».

Se dovesse definirci la Maremma con un’immagine quale sceglierebbe?

«Io ho sempre nella mia testa il ricordo vivo della polverina gialla, del polline dei pini marittimi che è una cosa fastidiosissima ma anche indispensabile. Ecco, io  penso che quella polverina gialla che si sposta da un posto all’altro random, senza avere un percorso ben preciso sia quello che io amo molto della Maremma e della Toscana, una regione imprevedibile».

 

 

 

 

 

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