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Vino, enoturismo e futuro Cinelli Colombini si racconta

L’imprenditrice di Montalcino produce il Casato Prime Donne e ha inventato il Movimento del Turismo del Vino

È la signora italiana del vino e non ha certo bisogno di presentazioni Donatella Cinelli Colombini, storica dell’arte prestata alla viticultura, che nelle sue aziende a Montalcino e a Trequanda produce Brunello, Chianti Superiore DOCG e il Cenerentola DOC Orcia, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. La sua passione arriva da lontano, si può dire che ce l’ha nel sangue.
“Praticamente sono nata nel vino” racconta l’imprenditrice. “Appartengo a una delle famiglie storiche del Brunello di Montalcino e sono cresciuta di pari passo all’affermazione internazionale di questo vino che, in cinquant’anni, si è trasformato da prelibatezza per grandi esperti in un simbolo del miglior agroalimentare italiano. Ho visto l’affermazione del Brunello sui mercati esteri e Montalcino che si trasformava da povero paese di campagna in un centro di grande enologia dove gli abitanti non avevano più bisogno di emigrare ma anzi avevano prospettive di lavoro qualificato e sicurezza economica”.

Donatella Cinelli Colombini però ha saputo coniugare la tradizione della sua famiglia con la modernità, lanciando un prodotto unico, il Brunello “Prime Donne”, il primo vino selezionato da un panel di assaggiatrici: un nettare scelto dalle donne e destinato alle consumatrici.
“L’idea è nata nel 1998 quando ho lasciato l’azienda di famiglia per crearne una tutta mia e mi serviva un enotecnico che mi facesse da cantiniere – ricorda Donatella – a Siena abbiamo un buon Istituto Agrario con indirizzo enologico e io telefonai li. Mi dissero di no. Non c’erano buoni studenti disponibili perché erano tutti “prenotati”. Quando chiesi una donna enotecnico la risposta cambiò, ne avevano una bella lista perché nessuna cantina le voleva. Fu quello lo stimolo: decisi di dimostrare che una cantina ha bisogno di persone con intelligenza e talento non di muscoli e che le donne possono farcela anche da sole”.
Casato Prime Donne non è solo un vino ma anche un Premio, che viene assegnato ogni anno a una personalità femminile che è di esempio o di aiuto alle altre: quest’anno è andato a Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace perché “è rimasta al suo posto nonostante due attentati e numerose minacce”.

Donatella non è solo una produttrice di vino ma anche un’instancabile promotrice del territorio toscano: è lei che nel 1993 ha fondato il “Movimento del turismo del vino” e ha inventato “Cantine Aperte”. Una pioniera dell’enoturismo, un settore che in futuro sarà sempre più fondamentale per la Toscana. “È la regione più venduta dai tour operator degli Stati Uniti USA e la seconda da quelli europei, canadesi, giapponesi e australiani – spiega Donatella – insomma la terra di Dante e Michelangelo si conferma ricca di appeal per i visitatori stranieri e soprattutto si dimostra capace di soddisfare i loro interessi che, guardando le statistiche, sono nell’ordine città d’arte, itinerari e enogastronomia. La fama e la ricca offerta ricettiva dei distretti del vino toscani – Chianti e Brunello in testa – gioca un ruolo decisivo in questa partita e ingenera un “effetto vetrina” che avvantaggia persino l’export del vino. Vale la pena ricordare che, fra le prime 10 mete italiane di turismo enogastronomico Tripadvisor 2010, ne metteva 4 in Toscana. Per questo non meraviglia che l’Irpet preveda una crescita verticale dell’impatto del turismo sull’economia regionale: nel 2030 salirà al 24% del Pil dall’attuale 6% diventando l’asse portante del business”.

E parlando di futuro, la signora toscana del vino, che ha una figlia, non nutre dubbi: saranno le donne le protagoniste. “Gli economisti di tutto il mondo concordano sui vantaggi – in termini di sviluppo economico e sociale – collegati con la maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro e nei ruoli decisionali – spiega Donatella – le imprenditrici sono più performanti dei colleghi maschi le loro imprese reagiscono meglio alla crisi, sono più flessibili e danno di più al territorio dove operano. Anche nel vino le donne stanno diventando determinanti persino come consumatrici”.

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