Oli Gonnelli: 5 secoli di produzione della storica famiglia di Reggello

di Costanza Baldini

Intervista a Giorgio Gonnelli amministratore Gonnelli Olio 1585 Frantoio di Santa Tea

Era il 13 Febbraio 1585, quando i fratelli Francesco, Lorenzo e Giulio Gonnelli comprarono per 300 soldi dai Frati del Convento del Carmine il podere di Santa Tea a Reggello, a cui è annesso un frantoio già allora particolarmente apprezzato per il l’olio “speciale”. L’Azienda Gonnelli da allora si è caratterizzata per essere attenta alla sperimentazione che coniuga con il rispetto per la tradizione e la conservazione della biodiversità, per le qualità e le varietà di olive della zona. La loro gamma comprende una selezione di 12 oli Extra Vergine, dal Grand Cru Profumo d’Oliva al Laudemio; Lo chef Luigi Ferraro l’ha fortemente voluto nella Carta del ristorante Cafè Calvados di Mosca; del resto, il Frantoio Santa Tea esporta il 40% della sua produzione, ed i mercati di riferimento sono proprio Russia, Stati Uniti, Francia, Giappone e Corea.

Ciao Giorgio il vostro olio ha una storia antichissima, chi è il fondatore di questa produzione?
Il frantoio di Santa Tea risale a tempi ancora più antichi, precisamente al 1426 quando era di proprietà dei frati del Carmine. Nel 1585 fu acquisito dalla famiglia Gonnelli e da lì c’è stato un passaggio generazionale secolo dopo secolo fino ad arrivare ai nostri giorni. Abbiamo radici molto antiche e ci riteniamo anche pionieri in questo settore. C’è stata un’evoluzione tecnologica nel settore di cui siamo artefici. Mio nonno Giorgio nel 1962 è stato il primo nel mondo ad installare un impianto a centrifuga. Ci sono state nel tempo ulteriori evoluzioni, per esempio nell’83 siamo stati tra i primi a installare il tappo anti rabbocco nelle bottiglie, per garantire la qualità del prodotto al consumatore finale. Nel 200 siamo stati anche i primi ad installare un impianto ad azoto per garantire la freschezza e l’invecchiamento del prodotto.

Che tipo di prodotti producete oggi?
Negli anni ’90 mio padre iniziò a creare una serie di prodotti diversi in base agli abbinamenti dei piatti, oli più fruttati, oli più delicati, e questo ci ha consentito di distinguerci da coloro che creavano l’olio monouso, cioè semplicemente olio. Oggi abbiamo ben 17 tipi diversi di oli, tutti oli di filiera, tutti diversi in base all’area geografica, IGT, DOP. Oli selezionati in base al gusto organolettico. Abbiamo 43 mila piante tra Firenze, Reggello e Siena nel Chianti.

Oggi è facilissimo creare e vendere oli extravergini toscani falsi, cosa consiglieresti al consumatore che vuole acquistare un buon prodotto?
Mi rendo conto che dall’esterno vedendo oli sugli scaffali che costano da due fino a 16 euro ci sia una grande confusione sul mercato. Non è facile perché quando un olio è certificato toscano uno va sulla fiducia. Quello che dico sempre è occhio al prezzo. Il prezzo è una determinante immediata e importantissima che ti fa capire se un olio è di qualità o meno. Ovvio non è l’unica qualità determinante, però può essere un primo deterrente. Io consiglio di leggere con attenzione l’etichetta e fare caso alla differenza tra olio prodotto in Toscana e olio imbottigliato e commercializzato in Toscana. Controllare l’intera filiera è quello che garantisce la bontà del prodotto per il consumatore.

Ecco l’intervento di Giorgio Gonnelli alla puntata di InToscanaInCucina del 29 maggio

 

03/06/2019