Toscana, non solo rossi: scopriamo il bianco di Montecarlo DOC

di Eleonora Lopiano

In attesa della prossima edizione di Via Vinaria, in programma il 18 e 19 maggio, il sommelier Roberto Forassiepi ci racconta le particolarità di questo vino

Chianti, Bolgheri, Brunello di Montalcino: la nostra regione è conosciuta nel mondo per i suoi magnifici vini rossi, ma sa sorprendere anche con dei bianchi che sono espressione della varietà del nostro territorio. Tra questi c’è il bianco di Montecarlo DOC, che, insieme al suo ‘fratello’ rosso, viene festeggiato il penultimo fine settimana di maggio con Via Vinaria, un evento che permette di scoprire le cantine attive in questa parte di Valdinievole. A parlarci di un vino dalla storia secolare è Roberto Forassiepi, sommelier e presidente della pro-loco di Montecarlo.

Roberto Forassiepi proloco Montecarlo
Roberto, il vino di Montecarlo ha un buon nome a precederlo.
Sì, ma per la scoperta del vino di Montecarlo è stata fondamentale la Via Vinaria, ormai alla decima edizione. Come prodotto era conosciuto, ma non si percepiva da chi fosse realizzato concretamente, quali fossero le facce dietro a questo risultato. Questo evento ha dato autenticità a questo vino, ha fatto sì che non fosse sentito come un vino fatto con dei trucchetti. Grazie alle navette che guidano per le cantine lungo cinque diversi percorsi, il consumatore, infatti, ha finalmente incontrato il produttore e visto le vigne.

La storia del vino di Montecarlo è molto più antica, però.
Il primo documento nel quale si commercializza vino prodotto a Montecarlo con certe tecniche è dell’846. Su questa collina, prima di esserci Montecarlo, c’era un paesino che si chiamava appunto Vivinaia, da cui “via vinaria”, che era la strada che passava in questo territorio. Il vino come lo conosciamo oggi, invece, si è determinato a fine Ottocento, grazie a un’intuizione del viticoltore Giulio Magnani. Fece una ricerca per capire come combattere la fillossera che affliggeva le sue viti e si recò in Francia; il Montecarlo bianco è proprio la spia di questo suo viaggio, da cui ha portato alcuni vitigni, come il Roussanne e il Semillon, che in Italia si trovano solo nella nostra DOC.

Qual è la straordinarietà di questo vino?
In Toscana, quella di Montecarlo è la DOC più piccola, con circa 17 aziende e un totale di 1 milione di bottiglie l’anno, ma è una DOC particolare per via dell’uvaggio. In una regione che è la patria dei rossi, Montecarlo, come San Gimignano, costituisce un’eccezione e questo è possibile perché siamo davanti a due territori unici, completamente diversi dagli altri. Sono due zone collinari e la nostra ha la particolarità di essere sempre ventilata, con notti molto fresche rispetto al giorno: è questo che favorisce l’evoluzione dei profumi dei vini bianchi.

Quali regole detta il disciplinare per il bianco?
Nel bianco di Montecarlo DOC troviamo una percentuale di Trebbiano toscano che deve essere compresa tra il 30 e il 60%; gli altri vitigni - almeno tre fra Semillon, Roussanne, Pinot grigio, Pinot bianco, Sauvignon e Vermentino - devono concorrere tra il 40 e il 70%. Sono ammessi anche altri vitigni regionali a bacca bianca, ma non i vitigni aromatici.

È un disciplinare non troppo rigido; quali sono i vantaggi?
Un disciplinare così ampio rende il vino particolare ogni volta. La bellezza? È che ogni vino, di cantina in cantina, è diverso, perché in base al tipo e alla percentuale di uvaggio cambiano profumi e sapori: c’è sempre una buona base acida data dal Trebbiano, mentre il Pinot grigio, il Semillon, il Roussanne gli danno corpo; i profumi passano dall’essere vegetali a fruttati, con sentori di vaniglia talvolta. Tutto è dovuto alla scelta produttiva: stesso territorio, stesso disciplinare, vini che cambiano completamente, ma la qualità è costante ed è sempre apprezzata.

Come presidente della pro-loco, ci saprai dire anche che turista è quello che cerca l’enogastronomia a Montecarlo.
L’enogastronomia è ricercata principalmente dal turista straniero, ma sono tanti anche gli Italiani. Diverso è invece l’approccio, perché i locali, con caratteristiche diverse l’uno dall’altro, arrivano molto più informati, specialmente i Toscani ovviamente. Il turista che viene dall’estero ha il pregio di essere, invece, più curioso, forse proprio per il fatto che conosce meno il territorio. Il prodotto più ambito è chiaramente il vino, per questo la città ci punta molto: negli uffici della pro-loco che accolgono il visitatore abbiamo strutturato anche uno spazio dedicato alla degustazione e alla promozione, una vetrina che è solo una porta di ingresso a questo mondo, che noi poi invitiamo a esplorare più a fondo. Tanti infatti vorrebbero acquistare direttamente qui, ma noi spingiamo affinché vadano in azienda e conoscano il territorio. Il vino, posso anche aggiungere, è ciò che ha impedito che la costruzione esagerata avvenuta nei dintorni arrivasse fino a qui. Il vino ci ha salvati, insomma.

Roberto Forassiepi Montecarlo

02/05/2019