Musica Nuda da San Casciano a Tokyo: il minimalismo che incanta

di Costanza Baldini

Intervista a Petra Magoni che con Ferruccio Spinetti sarà in concerto mercoledì 18 a Firenze per presentare il loro ultimo disco “Little wonder”

Cosa succede quando una delle voci più ispirate d’Italia si unisce a un contrabbassista jazz di lungo corso? Semplice! Nasce Musica Nuda, il sodalizio artistico tra Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. I due si sono “divertiti” nel corso degli anni a reinterpretare classici del rock, del jazz, del pop, della musica d’autore, con incursioni nella classica e una manciata di brani propri. 

Il “gioco” è riuscito talmente bene che Ferruccio e Petra hanno portato il loro progetto in giro per il mondo calcando le scene, tra gli altri, dell’Olympia di Parigi e dell’Hermitage di San Pietroburgo e conquistando il cuore persino dell’esigentissimo pubblico francese. Noi abbiamo intervistato la metà femminile del duo, la splendida Petra Magoni che ci ha raccontato le ultime novità.

Siete insieme artisticamente da tanti anni, come vi siete conosciuti?
Ci siamo incontrati nel gennaio 2003 su un palco in una jam session, c’era anche Fausto Mesolella il chitarrista degli Avion Travel. In quell’occasione suonammo un pezzo in duo “Roxanne” e rimanemmo colpiti da questo tipo di suono e ci siamo detti che forse un giorno avremmo fatto qualcosa insieme. Poi un giorno dovevo suonare con un chitarrista che si è ammalato, ho chiesto a Ferruccio di fare questa pazzia e venire a sostituirlo e quindi non ho più suonato con quel chitarrista.

Dodici anni di carriera passati insieme cosa vi tiene così uniti?
Sicuramente Musica Nuda non è una gabbia, facciamo anche altre cose. Ma in effetti questo è diventato via, via il nostro progetto principale tanto che Ferruccio per un periodo ha lasciato gli Avion Travel, poi si sono ricomposti l’anno scorso. In realtà ci piace talmente tanto fare quello che facciamo che non ci poniamo il problema. Certo, quando non suoniamo stiamo anche tanti giorni senza sentirci, passando insieme tanto tempo c’è bisogno di un po’ di decompressione ogni tanto.

Ho letto che avete registrato il nuovo disco "Little wonder" sul palco del teatro di San Casciano come mai questa scelta?
Non avevamo voglia di rinchiuderci in uno studio e volevamo ricreare la situazione che ci è più congeniale cioè il live. A San Casciano ci hanno gentilmente prestato il teatro quindi ci siamo chiusi dentro per tre giorni con uno studio mobile e abbiamo suonato sul palco, senza pubblico ovviamente, ma come facciamo di solito, uno a fianco all’altro, senza cuffie, molto vicini.

Pensi che questo abbia dato un suono o un’atmosfera particolare al disco?
Bè sicuramente sì anche perché suonando insieme non si può intervenire più di tanto su qualche errore. Abbiamo aggiunto magari qualche voce, qualche coro però è tutto fatto in presa diretta.

Il disco propone undici cover tra cui anche “This is love” di Bob Marley ma la scelta che mi ha stupita di più è ovviamente “Sei grande papà”, insomma siete proprio dei giocherelloni diciamolo!
Eppure quella canzone lì quando la facciamo ai concerti poi vengono a dirci che si sono commossi. Per la nostra generazione quella canzone lì è stata un po’ un mito, negli anni 70 quando ero una bambina avevo il 45 giri, Ferruccio pure. In realtà ci piace suonarla in un modo molto tenero e delicato con Ferruccio che sdrammatizza con il suo “No!”, si ride ma anche si ricorda con nostalgia l’infanzia.

Avete suonato dappertutto anche fuori dall'Italia, siete riusciti a conquistare anche il cuore dei francesi, un popolo notoriamente esigentissimo, solo Paolo Conte prima di voi c’era riuscito. Che differenza c’è tra il pubblico italiano e quello francese?
La cosa che ci ha stupito e sorpreso piacevolmente è che in realtà nonostante le tante differenze la gente ride per le stesse cose, si emoziona per le stesse cose. Toccare con mano quanto la musica sia un linguaggio universale fa sempre piacere. Ovviamente ci sono delle differenze in Italia quando dici che fai il musicista ti senti rispondere “Sì, ma di lavoro?”, invece un paese come la Francia culturalmente è avanti rispetto a noi, lì si è capito che cultura è anche lavoro. Dare spazio alla cultura vuol dire creare delle persone più consapevoli delle proprie scelte un domani. In Francia anche nei paesi più piccoli, più sperduti c’è un centro culturale con delle stagioni che hanno un programma che non ha niente da invidiare alle grandi città.

Dopo “Banda Larga” in cui suonavate con un'orchestra siete tornati ad essere "nudi" cioè solo voi due, avevate bisogno di un po’ più di intimità o di riposo forse...
“Banda Larga” è stato un lavoro molto impegnativo da tutti i punti di vista. Noi siamo anche produttori di noi stessi e pagare un’orchestra intera c’è costato un notevole sforzo. Volevamo degnamente festeggiare il nostro decennale mostrando di credere nella musica, credere nei dischi e in quello che facciamo. Però per me suonare in un’orchestra è come avere un bellissimo abito però un po’ scomodo, mentre invece suonare con Ferruccio è come stare in pigiama sul divano di casa.

Sarà contento Ferruccio di leggere questa cosa?
E’ un complimento! Ormai ci conosciamo talmente bene, abbiamo tanti spazi. Anche lui non poteva suonare così negli Avion Travel. La prima volta che Peppe Servillo è venuto a sentirci suonare dopo il concerto gli ha detto: “Ferruccio ma tu suoni così?”. Dopo sedici anni insieme non aveva idea che Ferruccio sapesse suonare anche così, è normale in un gruppo così numeroso.

Al Teatro Puccini che scaletta farete?
La scaletta la cambiamo ogni sera, sennò ci annoiamo e quindi lo decideremo il giorno stesso. Sicuramente ci saranno molti brani dell’ultimo disco, non perché siamo obbligati ma perché abbiamo molta voglia di suonarli essendo nuovi. Non mancheranno le canzoni dei dischi vecchi che ci vengono chieste e non mancheranno neanche pezzi che non sono in nessun disco, come facciamo di solito.

Guardando al futuro avete in mente qualcos’altro?
Ci vengono sempre in mente tante idee diverse, lanciamo delle cose. Sicuramente un pezzo che ci piacerebbe fare è “My Sharona”. Siamo molto contenti perché a dicembre andiamo per la prima volta in Giappone, abbiamo due concerti a Tokyo.

Sono sicura che i giapponesi non potranno che impazzire per voi!
Penso anche io che sia un posto adatto alle nostre canzoni.

Mercoledì 18 novembre – ore 21
Teatro Puccini
Info tel. 055 362067 – www.lndf.it
Biglietti: 17/20 euro


16/11/2015