Tullio De Piscopo a Serravalle Jazz: 'sono nato con le bacchette in mano'

di Costanza Baldini

Mercoledì 30 agosto il 'Re' della batteria sarà in concerto alla Rocca di Castruccio, ecco la nostra intervista

Tullio De Piscopo è un batterista che ha fatto la storia della musica italiana e mondiale. Nato in una famiglia di musicisti, ha iniziato a suonare nei club di Napoli ancora ragazzino per arrivare a dividere il palco con musicisti del calibro di Celentano, Lucio Dalla, Battiato, De Andrè, Mina e i più grandi jazzisti mondiali come Chet Baker, Dizzie Gillespy, Quincy Jones, Toquinho, senza dimenticare la collaborazione decennale con uno dei suoi più grandi amici recentemente scomparso: Pino Daniele. Tullio De Piscopo sarà ospite della rassegna Serravalle Jazz mercoledì 30 agosto alla Rocca di Castruccio. Ecco la nostra intervista.

Ho letto che all'età di 13 anni lavorava in un Night Club a Napoli, cosa si ricorda di quel periodo?
È stato un periodo di grande scuola, di grande crescita, una palestra. Erano locali adiacenti al porto di Napoli dove noi suonavamo per la flotta dei marines americani. Per suonare in questi locali bisognava conoscere tutti i brani del mondo, quindi è stata una grande scuola per  me e per tutti i miei colleghi Pino Daniele, James Senese, Tony Esposito.

Lei ha suonato a lungo con Pino Daniele, anche nell'ultimo tour, qual è uno dei ricordi più belli che le ha lasciato?
La cosa più bella, è quando è venuto a trovarmi in ospedale il momento più importante e delicato della mia vita, in cui la mia vita era a repentaglio. Lui non aveva creduto a una bugia che avevo detto al manager nel tour del 2012. Gli avevo detto che era una fesseria, che dovevo fare un piccolo intervento ma lui disse: 'questa è una cosa seria, prenotatemi un treno' e così venne a trovarmi in ospedale. Non posso dimenticare quel momento che insieme alla mia famiglia, mia moglie, i miei figli e i miei nipoti mi ha aiutato a rinascere.

Nella sua carriera ha collaborato con tantissimi musicisti, un elenco infinito. Qual è quello che si ricorda con più piacere?
Tra tutti voglio ricordare il grande Astor Piazzolla, insieme a lui abbiamo inventato il tango moderno, che prima era senza batteria. Nel 1974 ho portato la batteria moderna in un brano che ancora oggi è suonato nei locali di tutto il mondo: 'Libertango'. 

Com'è cambiato l'uso della batteria in tutti questi anni?
Mamma mia, enormemente! Si cambia, poi si torna indietro, poi si va avanti. Invece non hanno capito che bisogna restare là, col piede per terra, perché troppo tecnicismo non serve a niente. La batteria deve far ballare, deve battere il tempo, deve far battere il cuore. Un colpo solo ti deve arrivare dritto nello stomaco, oggi c'è troppa tecnologia e tecnicismo sullo strumento e meno feeling, meno cuore. Chi ha più feeling è quello che vince di più, che ha più successo, in tutti i lavori. Anche lei che è giornalista se lei ha feeling, ha cuore, avrà più successo rispetto a un altro giornalista a cui non gliene frega niente. Lei mi sta facendo un'intervista, lei ci deve mettere del suo. Ecco la differenza!

Allora secondo lei come si spiega il successo di tanti tormentoni orribili che sentiamo uscire dalle radio?
Ma finiscono poi, mica fanno i miei 60 anni di carriera o i 40 anni di Vasco Rossi. Finiscono, non bisogna far caso ai tormentoni, sono cose passeggere. 

Un suo consiglio per un giovane che inizia a suonare la batteria oggi?
È quello di studiare, abbandonare il paesino, andare in cerca della stella, seguirla. Trovarsi nel posto giusto, momento giusto, nell'anno giusto, nel mese giusto, nel giorno giusto. Non puoi certo stare sotto alla sottana della mamma che ti prepara lo spaghetto, i tortellini o la tagliatella. Devi soffrire un po'. E devi individuare la città che potrebbe darti soddisfazione, ma prima devi essere all'altezza, devi capire che ce la puoi fare e questo viene solo con lo studio.

Quando ha capito che la batteria che era la sua passione sarebbe stato anche il suo lavoro, la sua vita?
Appena sono nato. Ho aperto gli occhi e ho visto tamburelli, piatti, piattini, percussioni. Mio padre e mio fratello erano batteristi, quindi non c'è stato un inizio, ho sempre suonato, sono nato con le bacchette in mano!

Si sarebbe mai aspettato un successo così grande quando ha iniziato, c'è voluta anche un po' di incoscienza per fare il suo lavoro?
Sono stati incoscienti i miei genitori. Mi ricordo nel 1960, l'anno delle Olimpiadi a Roma, avevo 14 anni e mi hanno lasciato venire a Milano con un'orchestra in cui il più giovane aveva 55 anni. Io non avevo neanche la carta d'identità. Nella pensione dove dovevo dormire non mi hanno dato la stanza perché dovevo andare alla questura per avere un permesso di soggiorno perché non avevo documenti. Mio padre queste cose non le sapeva, pura incoscienza. Io non ho avuto un'infanzia, non dimostravo certo 14 anni, sarei potuto andare con una donna, perdermi per strada. Ho rischiato tanto, ma sono stato anche ripagato. 

Qual è stata la città che le ha dato quel qualcosa in più?
Milano, gioie e dolori. 

Quali sono stati i dolori? Qual è la parte più brutta di questo lavoro?
Il razzismo che ho dovuto sopportare all'inizio quando cercavo una casa: "Non si affitta ai meridionali". Te lo sto dicendo io Tullio De Piscopo che ho come moglie una settentrionale e lei è stata con me testimone di questa scritta "Non si affitta ai meridionali". A quel punto le dissi: 'tornatene a casa, io me ne torno a Napoli'. Ma anche quello abbiamo superato.

Adesso cosa le manca, cosa vorrebbe fare?
Riposare (ride). No, no quello che mi piace di più adesso è passare l'esperienza e i consigli ai giovani, soprattutto a quelli che fanno successo immediato e poi vengono abbandonati. Come porsi davanti ai produttori, ai discografici che ti fanno andare in classifica e con la stessa velocità ti rimandano nei bassifondi della vita.

La soddisfazione più grande per lei qual è stata?
Personalmente avere avuto le mie figlie, poi i miei quattro nipotini. Professionalmente mi piace ancora essere con lo scettro e la corona... non abdico, quindi mettetevelo tutti bene in testa, rimarrò sempre lì sopra!

Con una risata mefistofelica chiude l'intervista e noi non possiamo che augurare lunga vita a Tullio De Piscopo.

Per informazioni:
http://www.fondazionecrpt.it/serravallejazz.html

21/07/2017