Il fallimento? Per Francesco Pallanti è solo un’opportunità

di Eleonora Lopiano

Uno dei suoi progetti ha chiuso i battenti, ma il digital marketer non si ferma e continua a sperimentare. La sua storia alle Fuckup Nights di Firenze

Francesco ama definirsi un marketer della prima ora; vive nel mondo del digitale praticamente da sempre. Dal ’98 si destreggia nel mondo del web con talmente tanta passione che fa fatica a definirlo lavoro. Facendo quello che più gli piace, ha negli anni dato il via a molti progetti e ad altrettanti ha partecipato. Tra questi c’è anche Idobu.org, piattaforma per la raccolta fondi nel non-profit che, nonostante le numerose campagne di successo, lo scorso gennaio ha chiuso i battenti. Per Francesco, però, il fallimento è parte del gioco e lo racconterà anche alla Fuckup Night di domani 4 aprile a Impact Hub, a partire dalle 19:30.

Francesco, che cosa non è andato con Idobu?

«L’idea era bella, funzionava anche senza tantissima spinta, i numeri erano interessanti, ma abbiamo spinto poco. E forse proprio nel momento in cui dovevamo spingere di più. È stato un errore nostro, dettato dall’ingenuità»

Idobu.org è nata tre anni fa. Il suo obiettivo era supportare chi desiderava trasformare il proprio compleanno o evento speciale in un’occasione di beneficienza. Lanciando una campagna personalizzata, amici e parenti potevano effettuare una donazione da destinare poi a un’organizzazione a proprio piacere.

«Facebook si è accorta che questa cosa esisteva, che c’erano un mercato, dei donatori e delle organizzazioni. Allora ha permesso di fare quello che prima potevi fare solo su un sito. Questa causa è stata incontrastabile, nessuno si è sognato di andare contro un gigante del genere. Fare resistenza non aveva senso»

Che cosa racconterai nel tuo intervento?

«Quella di Idobu non è stata affatto una brutta esperienza. Abbiamo imparato cose importantissime, come il fatto che, quando usciamo con un prodotto, dobbiamo essere convinti che sia il momento giusto per spingerlo. Nel mondo digitale non ci sono momenti di vuoto, di pausa: non ci sono per i grandi, figuriamoci per noi più piccoli. Se però milioni di persone hanno apprezzato, vuol dire che l’idea era buona e che, probabilmente, in generale abbiamo anche buone idee. Alla fine, l’esperimento non è andato male. O meglio: la piattaforma è fallita, ma ci ha permesso di entrare in un altro e-commerce dedicato al non-profit. Le opportunità si costruiscono l’una sull’altra e le esperienze, a maggior ragione nel mondo digitale, non sono mai fini a se stesse, servono per sviluppare un network, che in questo mondo – questo è il bello – è immenso, più ricco. Ecco, forse con la nostra esperienza non siamo diventati ricchi, ma ci siamo arricchiti»

Idobu non esiste più, ma la landing page che annuncia la chiusura è in realtà un addio accompagnato da un rilancio carico di positività. Un link rimanda su Worth Wearing: di cosa si tratta?

Worth Wearing è un e-commerce nel non-profit, in cui si vendono gadget personalizzati e sostenibili per le organizzazioni. Il mio ruolo è quello di marketing advisor, ho l’obiettivo di far crescere la piattaforma.

Oggi per forza di cose tutti ci muoviamo nel mondo del digitale, ma lei, come gli altri speaker, lo fa per lavoro. Che cosa cambia in questo senso? I rischi sono di più? Nel mondo offline ci sarebbe stata meno possibilità di fallire?

«A dire il vero Idobu sarebbe stata difficilissima da ideare senza il digitale, dall’altro lato, però, la probabilità di fallire in questo mondo è altissima ed è qualcosa che da fuori è percepito molto poco. Bisogna essere coscienti che il fallimento fa parte di quello che troverai. Dall’esterno si pensa sia più facile, ma non è così: basta pensare alla strada che fanno le tante start-up che nascono. Questo, però, non deve spaventare, perché è parte del “percorso digitale”. È difficile imparare, perché tutto è veloce»

A volte i fallimenti non dipendono da noi, quindi, ma la differenza la fa come li affrontiamo, come ci poniamo davanti a un imprevisto. Ecco, tu come ha reagito? Come ti sei riadattato?

«Il progetto mi ha portato a creare un’azienda che è stata venduta a un network internazionale e ho lavorato come direttore marketing per chi aveva finanziato la mia prima start up. Ora sono responsabile della comunicazione di MetaDonors. Sono stati passaggi tutti molto naturali e belli. La mente sgombra da un progetto, poi, mi ha dato il tempo di pensare a un altro e ho sviluppato l’idea di un evento, la Florence Marketing Experience [23 e 24 maggio a Impact Hub]. La chiave è non smettere mai di sperimentare, cercare sempre iniziative. Per l’intero mondo digitale sviluppare idee nuove e uscire dalla zona di comfort è una via per la crescita personale e del proprio business»

Quando ti presenti ti piace farti accompagnare da una citazione di Einstein sull’immaginazione. Quanto aiuta l’immaginazione ad aggirare gli imprevisti e a evitare i fallimenti?

L’immaginazione aiuta ad affrontare l’imprevisto, ma non a evitare il fallimento. Ci sono volte in cui non si può nemmeno provare. Noi di Idobu ne siamo l’esempio: eravamo su una bicicletta e un camion gigantesco si è immesso sulla nostra strada. L’immaginazione, però, ha il potere di non farti rimanere bloccato sulle sole cose che sai, ti permette di andare in territori che non conosci. Se non dai sfogo all’immaginazione, rimani bloccato e per paura non fai un passo. È il motore che porta il livello dell’esperimento a una scala diversa: non è più solo un tentativo, ma la convinzione di fare una cosa bella»

Il claim delle Fuckup Nights è #sharethefailure: tu lo applicherai alla lettera. Credi dunque che condividere il fallimento sia utile?

«Lo penso da quando ho partecipato alle Fuckup Night come spettatore. È un’iniziativa che riporta con i piedi per terra. Il fallimento fa capire alle persone che inciampare è parte del processo della vita e del lavoro. Mi preme portare l’idea di fallimento nel posto dove dovrebbe stare. Fallire è il miglior modo di avere informazioni, fa capire cosa non va, perché quando tutto fila liscio non si vede bene cosa c’è dietro. L’idea è che si debba essere sempre pronti al fallimento, che non è affatto una vergogna»

Ecco come iscriversi all'evento: http://bit.ly/FUNFIN17

 

03/04/2019