CASO CHARLIE HEBDO: L'ANALISI DEL PROFESSOR FRANCO CARDINI "LE SCELTE DEI NOSTRI GOVERNI HANNO UN COSTO"

di Costanza Baldini

Il terrorismo, la guerra, la libertà di stampa, la strumentalizzazione politica degli eventi. Domande e risposte nell'intervista con l'esperto

Sgomenti come tutti di fronte alla cronaca in continua evoluzione della follia terroristica a Parigi siamo andati a intervistare il fiorentino Franco Cardini professore ordinario di Storia medievale presso l'Università di Firenze che da mezzo secolo si occupa di crociate, pellegrinaggi, rapporti tra Europa cristiana e Islam.

Professore i fatti di cronaca sono in continua evoluzione per adesso ci sono due assedi in contemporanea per quello che è forse il più grande attacco terroristico dopo l'11 settembre, dobbiamo ancora capire che cos'è successo, che cosa sta succedendo. Lei che idea si è fatto? Perchè colpire adesso proprio la Francia?

Questo è abbastanza evidente, la Francia ancora con maggior decisione dell'Inghilterra, sotto il governo del Presidente Hollande si è impegnata nel 2011 appoggiando gruppi fondamentalisti che hanno contribuito a rovesciare rispettivamente il governo di Gheddafi in Libia e quello di Assad in Siria. Nel caso della Libia ci sono riusciti, come sappiamo, con tutto quello che ne è venuto dopo. Con la Siria mi pare che adesso si stiano un po' tutti ricredendo e si stanno orientando sul fatto che in fondo il governo di Assad è una garanzia. La Francia è intervenuta pesantemente in questa sorta di "guerra mondiale" che è in corso. Papa Francesco l'ha definita così e anche Umberto Eco sul Corriere della sera ha detto che siamo in guerra.

Una guerra di che tipo? Contro il terrorismo?

Noi occidentali siamo un po' strabici
perché anche se noi italiani essendo una non-potenza siamo molto in sottordine, siamo da tempo impegnati sui teatri di guerra con operazioni che spesso sono molto pesanti. Noi sentiamo alla radio: bombardati interi villaggi, cento morti, duecento morti, mille morti, duemila morti. E' ordinaria amministrazione la sera quando siamo a cena davanti alla televisione, ma non ci rendiamo conto che sono cose fatte dai nostri eserciti. Dobbiamo capire che siamo entrati in una fase di guerra con un nemico che non è il nemico "classico", come lo stato X che dichiara guerra allo stato Y. Questa è una guerra asimmetrica. Noi li combattiamo con armi molto più potenti delle loro e loro rispondono con l'arma di cui dispongono cioè il terrorismo.

Ma perchè colpire una rivista come Charlie Hebdo?

Che tutto questo crei stupore e che tutti vadano in giro chiedendosi "in fondo cos'abbiamo fatto?" limitandosi a dire "le vignette sono vignette" è un ragionamento molto etnocentrico. Certo per noi un'offesa a Muhammad, ma anche a Gesù e alla Madonna sono solo parole, ma se ci toccano i nostri interessi come per esempio il petrolio, noi reagiamo con molta durezza. Queste sono le nostre categorie di pensiero. Loro adorano il Corano, noi adoriamo i soldi e la potenza. Naturalmente noi siamo portati a svalutare le loro ragioni: perché si arrabbiano tanto se qualcuno prende in giro il profeta Maometto? Se qualcuno fa saltare i pozzi di petrolio e fa aumentare i costi della benzina alla pompa che usiamo tutti i giorni allora diventa grave. Dobbiamo renderci conto che le scelte di tutti, di ciascuno di noi e dei nostri governi hanno un costo. Quando ci viene presentato il conto reagiamo come ragazzi che stanno tutto il giorno attaccati all'iPad, alla fine del mese arriva ai loro genitori un conto di duemila euro, succede un finimondo in famiglia e loro dicono "in fondo io stavo solo giocando".

Cosa dobbiamo fare allora?

Bisogna cominciare a comportarsi e a pensare in un modo diverso. Dobbiamo cercare di capirli questi fratelli Kouachi (i terroristi), sapere da dove vengono, qual è la loro storia. Sappiamo che erano da tempo segnalati quindi vuol dire che le nostre polizie, i nostri servizi segreti non hanno fatto bene il loro lavoro. Siamo in guerra e questo lavoro andava fatto meglio. Bisogna riorganizzare meglio la geografia di quel che sappiamo sulle cellule terroristiche: da dove dipendono, se veramente questa è l'azione volontaria e improvvisata da parte di un gruppo di isolati oppure si tratta di un'azione che fa parte di una rete di azioni previste. Anche in questo caso bisogna reagire con la mentalità di chi è in guerra.

Non sappiamo ancora chi sia il mandante di queste eventi di terrorismo, c'è già chi sta facendo emergere teorie complottiste, in particolare alcuni dettagli come la carta d'identità trovata nella macchina dei terroristi fanno in effetti sorgere qualche dubbio.

Le teorie complottistiche non nascono mai dal nulla. E' sempre legittimo chiedersi di fronte a eventi come questo chi è che li manovra. Una delle domande che bisogna porsi immediatamente è a chi fa comodo una cosa di questo genere? Non è complottismo è solo cercare di capire che dietro la realtà spesso c'è qualcosa di più profondo. Uno può essere pazzo, può essere fanatico, ma la pazzia come il fanatismo non sono spiegazioni. Semmai la domanda corretta da porsi è: come mai uno viene spinto a diventare fanatico? Una sua debolezza psicologica? E' possibile, oppure ci sono delle ragioni a monte? Perché anche ragazzi occidentali si convertono all'Islam e vanno a combattere? E' esattamente come quando negli anni '70 ci si chiedeva perché i ragazzi prendono la droga. Perché sono dei viziosi? Beh insomma, ci sarà anche un'altra ragione, un vuoto di cultura, di valori. Sono problemi che bisogna porsi, non è una guerra tradizionale, è una guerra che si combatte sulla base di opzioni. Convertirsi all'Islam (che è una cosa che di per sé non è nulla) vuol dire aderire a una realtà di un miliardo e mezzo di persone, piena di gruppi, di sette, dove ognuno segue una sua scelta. Non c'è un centro, non c'è una direzione ecclesiale. Quando una persona sceglie l'Islam prima si diceva "fondamentalista", ora si dice meno stupidamente "jihadista", bisogna chiedersi perché lo fa.

Se ancora non abbiamo un quadro chiaro su quello che è successo e che sta effettivamente succedendo quello che è abbastanza chiaro sono le reazioni e le strumentalizzazioni delle diverse fazioni politiche.

Ormai siamo arrivati al punto che la signora Santanchè che ha sempre rimproverato a Papa Francesco di non essere abbastanza cristiano propone di diventare lei in prima persona l'editrice italiana di Charlie Hebdo una rivista che a me non sta neanche troppo simpatica, a me fa ridere molto di più il Vernacoliere francamente. Charlie Hebdo passa per essere una rivista satirica, noi in occidente pensiamo così che una rivista ha tutti i diritti di prendere in giro chi vuole, ma bisogna anche sapere che le sue prese di giro sono del tipo che i cattolici chiamano bestemmie. Lo dico da cristiano, io non gradisco che la libertà di qualcuno arrivi al punto di offendere le cose che mi sono personalmente più care. Con tutto il rispetto e la solidarietà per le vittime e per i loro familiari, questo è sottinteso, la vita umana è un valore che non si tocca ci mancherebbe, ma i redattori superstiti di Charlie Hebdo devono capire che come non hanno il diritto di venire in casa mia e prendermi a schiaffi perché io li denuncio e li mando in galera, allo stesso modo la loro libertà non ha il diritto di ledere la mia.

Quindi potremmo dire che il problema è definire quali sono i confini della libertà?

Un'idea iper-liberista o libertaria nel senso peggiore del termine, un'idea alla Marchese De Sade che ognuno può fare quello che vuole che vuol dire che i più forti fanno quello che vogliono e gli altri subiscono a me non piace. Charlie Hebdo lo sa benissimo perché sotto la testata c'è scritta una splendida autodefinizione del giornale cioè "Journal irresponsable". Charlie Hebdo si dichiara un giornale irresponsabile, vuol dire che non da risposte sul suo operato, ma a volte quando non si danno risposte a volte la gente te le chiede in maniera dura. Quel tipo di libertà a dispetto di quello che stanno dicendo tutti i giornali e le televisioni in questi giorni non fa parte della nostra civiltà occidentale. La nostra civiltà è molto più moderata, più prudente, più attenta. La tua libertà finisce dove comincia la libertà degli altri e senza il presupposto del rispetto reciproco non c'è libertà. I francesi sono molto suscettibili quando si parla di libertà. Il parlamento francese ha recentemente votato una legge liberticida proibendo il velo femminile. Questo divieto ha lo stesso valore morale dell'esatto contrario. Obbligare qualcuno a indossare il velo è un attentato alla libertà ma anche obbligare qualcuno a non portarlo, se lo vuole portare è ugualmente un attentato alla libertà. Ieri in Francia hanno fatto questa bella manifestazione in Place de la République dove tutti brandivano una penna per la libertà di stampa. Oggi il presidente della repubblica ha chiesto silenzio stampa, ma anche questo non è un attentato alla libertà di stampa? Ci sono delle contraddizioni interne al nostro operato di cui non ci rendiamo neanche conto. Facciamo certe scelte convinti che sia la normalità ma purtroppo non è così, le cose sono molto più complesse.

09/01/2015