Dalla perdita dei figli, un libro. E il ricavato va ai giovani di Amatrice

di Eleonora Lopiano

'Lettere senza confini', il volume con le dolorose storie delle madri curato dalla giornalista Gaia Simonetti, permetterà adesso di far studiare i ragazzi terremotati

Da un punto di vista puramente scientifico, il dolore è uno stimolo positivo a reagire contro qualcosa che può ferirci, dunque una spinta alla sopravvivenza, un impulso alla vita. Per tanti aspetti, invece – quelli fatti di interiorità, emozioni, vissuti – il dolore è qualcosa di indicibile che non si può né alleviare né tantomeno eludere. Si può cercare, però, di dargli un senso ed è quello che hanno fatto sei mamme, di cui quattro toscane, raccontando la loro perdita più grande, quella di un figlio, in un libro, Lettere senza confini, curato dalla giornalista fiorentina Gaia Simonetti. La raccolta di storie, fatta di messaggi indirizzati ai ragazzi che non ci sono più, senza nessuna pretesa di attenuare il dolore o – meno che mai – cancellarlo, ci dice chiaramente che la sofferenza può essere trasformata.

Queste mamme "spezzate" si sono ritrovate intorno a un tavolo, con Gaia a coordinarle o, come ci dice lei stessa, a fare da collante al loro desiderio di raccontare. "Tutto è iniziato con mamma Paola e con una mia personale esperienza di dolore, quella di una mamma che ha perso il figlio che aspettava", ci spiega. Da qui, Gaia e Paola hanno contattato altre donne con vicende simili (per quanto tutte uniche) e si sono date come punto di partenza la condivisione.

Barbara, Giovanna, Paola e Stefania, a cui si sono aggiunte da Amatrice la mamma di Filippo e da Mantova la mamma di Elena. Giovanna ha perso Mauro, morto in un incidente stradale il giorno in cui compiva gli anni. Paola ha visto strapparsi via Michela con un femminicidio. Lorenzo, invece, ha lasciato mamma Stefania per la follia di un ubriaco alla guida. Gaia racconta storie per professione, ma per narrare il dolore concorda che forse non c’è una ricetta universale. In questo caso è bastato un punto di partenza e poi tutto è andato da sé: aprire il cuore e, soprattutto, declinare ogni racconto alla speranza, ripercorrendo sì tappe e memorie di tristezza e tormento, ma con il futuro sempre in testa.

E proprio al futuro sono declinati quasi sempre i verbi usati nel libro dalle madri, che parlano ai figli di tutto ciò che fanno oggi senza di loro: progetti benefici, associazioni contro la violenza sulle donne, sensibilizzazione alla sicurezza stradale. "Il nostro libro è anche un tendere la mano ad altre mamme che convivono con questa prova della vita", dice Gaia. E i risultati sono andati oltre la semplice stesura del libro: attraverso questo percorso fatto di unione e condivisione, quello che rimane tra queste donne è una grande amicizia, una sorta di famiglia che ha affrontato una sfida di gruppo e che ce l’ha fatta.

Queste mamme, con tutto il loro bagaglio di sofferenza, oggi promuovono fortemente la vita e hanno saputo raggiungere importanti traguardi. Il prossimo 1° giugno, a Rieti, consegneranno una borsa di studio a dei ragazzi di Amatrice, proprio grazie ai proventi del libro. "Questo è solo il finale di un’esperienza frutto di una grande dose di coraggio, una lezione di vita", conclude Gaia. Ci dice anche che sono tre le parole che ricorrono frequentemente nel libro: dono, promessa e speranza. Ed è proprio da queste e dal progetto del libro che queste madri, di fronte alla vita che ti costringe ad andare avanti, hanno scelto di ripartire.

17/05/2019