Eleonora Pinzuti: ‘In Italia la libertà della donna è ancora una conquista”

di Costanza Baldini

Intervista alla Dottoressa specializzata nella formazione e negli studi sulla parità di genere in occasione dell’uscita del suo nuovo libro ‘Con Figure’

Eleonora Pinzuti è poetessa e saggista, libera professionista nel campo della Formazione e delle Pari Opportunità, socia della Società delle Storiche. Per la Regione Toscana ha ideato e condotto, assieme ad altri docenti, “Pares” un corso per i docenti sulle parità a scuola per “insegnare” ad inserire le parità di genere nelle loro discipline, riuscendo finalmente a rendere “presenti” nei manuali scolastici tutte quelle donne che hanno contribuito al progresso e alla scienza.  Da pochi giorni è uscito il suo libro di poesie "Con Figure" pubblicato da Editrice Zona e dedicato a tutte le donne.

Ciao Eleonora, tu ti sei occupata di “Gender Studies”, in Italia questa parola ‘gender’ è ancora abbastanza sconosciuta e fa anche un po’ paura, spiegaci di cosa si tratta
Si fa spesso un’enorme confusione, con ‘studi di genere’ si intende semplicemente l’attenzione posta al genere all’interno della decrittazione della realtà, si analizza cioè come l’essere uomo o l’essere donna ha influito nei rapporti sociali all’interno della storia.

Mi sembra che il problema sorga quando si confonde la sessualità con il genere, il fatto di nascere uomo o donna è diverso da come ognuno poi si percepisce
Si nasce maschio e femmina, questo è indubitabile, tranne i casi dove si presentano forme di intersessualità. La maggior parte di noi si sente a suo agio nell’essere maschio o femmina, ma questo non va confuso con i ruoli di genere. Ci possono essere maschi che amano ruoli o passioni ritenute femminili e viceversa ci possono essere donne che hanno gusti o passioni ritenuti maschili. Cosa è femminile o maschile muta nel corso del tempo. Ad esempio Luigi XIV amava indossare parrucche voluminose, si truccava  abbondantemente e aveva anche dei bei tacchi come richiedeva il gusto del tempo, nessuno metteva in dubbio la sua ‘virilità’. Maschile e femminile intesi come sesso biologico sono dati che per la maggior parte degli esseri umani sono incontrovertibili, i desideri e le inclinazioni sono al contrario soggettivi.

Hai ideato e curato un corso che doveva spiegare ai docenti come insegnare tenendo presente la ‘gender equality’ cioè la parità di genere, in cosa consisteva?
I docenti e le docenti sono stati molto sensibili al tema perché sono consapevoli che la violenza di genere di cui vediamo ogni giorno gli effetti, come il recente e atroce caso di Latina, trova alimento negli stereotipi di genere e nella disparità percettiva del valore tra uomo e donna. Agli insegnanti abbiamo dato strumenti storici, teorici, culturali su che cos’è la parità di genere tra uomo e donna, su come gli strumenti scolastici possono essere paritari, rappresentando il femminile in modo positivo e anche su come rappresentare al femminile le professioni alle nuove generazioni. Quindi abbiamo dato agli insegnanti la possibilità di creare una didattica in cui la storia delle donne non venga eliminata dai manuali, ma si sia in grado di riflettere su quanta importanza le donne hanno avuto e quali enormi contributi hanno dato alla storia dell’umanità tutta, cosa non scontata.

Penso che tutti i tragici fatti di cronaca a cui assistiamo purtroppo quasi ogni giorno sarebbero eliminabili con un’educazione corretta, il problema è alla radice ed è culturale
Sono d’accordo con te, io mi occupo anche di violenza di genere, gli uomini che commettono femminicidio raramente sono affetti da patologie mentali. Spesso il problema è la percezione della donna come oggetto che in quanto ‘proprietà’ non è libera di sottrarsi al rapporto e alle esigenze dell’uomo che commette il femminicidio. Dietro a questi atti ci sono radicali misoginie storiche e l’incapacità di concepire la donna come un soggetto autonomo e quindi di relazionarsi a lei in modo paritario senza avere un’aspettativa di proprietà sull’altra persona. Bisogna lavorare sulla percezione della donna non più come un soggetto che si mette a disposizione dell’uomo cercando di essere la moglie modello, la madre perfetta, la compagna ideale. È importante  insegnare ai maschi che le donne sono ‘soggetti’, con la libertà che spetta a ogni individuo, e d’altro canto dare alle bambine strumenti di autostima, la percezione di un’auto-efficacia e la concezione di una libertà che nella propria vita devono valorizzare ogni giorno. È quindi fondamentale la decostruzione degli stereotipi perché proprio lì si innesca gran parte della violenza di genere.

Tu parli anche dell’importanza del linguaggio da utilizzare quando si parla dei casi di femminicidio. Spesso leggiamo articoli in cui l’assassino viene descritto come ‘sofferente per la separazione’,  in una sorta di giustificazione dell’atto, articoli che lasciano davvero molto perplessi
La questione del linguaggio è complessa perché le parole sono azioni diceva Wittgenstein. Il fatto che con le parole si costruisca la realtà è un dato ormai esperienzialmente accettato. Se io leggo un caso di femminicidio come un ‘eccesso di sofferenza’ in qualche forma cerco di decodificare l’atto all’interno di una motivazione plausibile. Tra la sofferenza e l’omicidio il divario è talmente enorme da richiedere altre analisi. Il problema infatti non è la sofferenza, cosa che ogni essere umano esperisce, ma la reazione a questa sofferenza. Sono gli uomini, per la quasi totalità dei casi, che quando vengono lasciati uccidono. C’è  dunque un elemento socioculturale che fa sì che questo si riverberi anche nel linguaggio, il tentativo estremo di giustificare le azioni del maschio: se commette violenza sessuale è provocato, se uccide lo fa magari perché già triste per la eventuale perdita del lavoro, subisce una ulteriore ferita emotiva se viene abbandonato. Quel che soggiace dietro ogni violenza è la non accettazione della libertà della donna, cioè del fatto che la donna scelga della propria vita. Questo è l’ aspetto culturale su cui si deve lavorare: la centralità de sé nel rispetto della libertà dell’altro, indipendentemente dal sesso di appartenenza.

Non pensi che sarebbe necessario insegnare queste cose nelle scuole? Non credo che siano argomenti trattati spesso
Sono argomenti fondamentali e non se ne parla perché le materie curricolari spesso prendono tutto il tempo dell’insegnamento. A mio avviso sarebbe importante che si formasse una generazione di insegnanti che conoscano, ad esempio, la storia delle donne.  È fondamentale che si comprenda quanto nell’età adolescenziale, e forse anche prima, la decostruzione degli stereotipi sia importante per una società che non presenti, in futuro, questi fenomeni. Noi ogni giorno abbiamo un ‘bollettino di guerra’ sulle donne che vengono uccise. Ogni tre, quattro giorni c’è una femminicidio. Sono state poste atto una serie di misure che evidentemente, pur nella loro indiscutibile importanza, non sono ancora sufficienti, non incidono ancora nel tessuto culturale. Si stanno combattendo tante battaglie da parte di tante associazioni e di tantissime donne, chiaramente è un lavoro che dovrà gestirsi e giostrarsi nell’arco di decenni, c’è davvero tanto da modificare soprattutto nella percezione comune. I bambini e  le bambine spesso sono più pronti a ritenere che i giochi e i colori siano di tutti e di tutte, più  di quanto lo siano – spesso -  i loro stessi genitori o genitrici.

Da pochi giorni è uscito il tuo ultimo libro di poesie “Con figure” un libro che tu definisci ‘per tutte le donne’ perché?
Le figure del titolo sono tutte quelle persone che hanno contato nella mia vita, alcune sono reali, altre no.  È  un libro ricco di figure femminili, ricco di donne che sono state importanti nella mia personale biografia. Dall’amore per mia nonna, al desiderio erotico, dalle amiche, al senso stesso della femminilità. C’è una poesia intitolata ‘Metonimia’ che è dedicata al femminile in quanto tale. Io credo che la poesia sia uno dei modi nei quali si possa raccontare il mondo e che la scrittura sia uno strumento con cui le donne possono e debbono raccontare loro stesse e altre donne. Per troppi secoli hanno scritto di noi solo gli uomini,  e scriviamo ancora troppo poco: penso che sia importante parlare con la nostra voce di noi e delle donne come noi.

In Italia ci sono e ci sono state tantissime brave scrittrici che non vengono insegnate nelle scuole, c’è Italo Calvino per esempio ma non c’è la Ginzburg
Il canone è sempre stato maschile, in alcuni manuali di storia letteraria non troppo datati si trova un capitolo sulla ‘scrittura femminile’. Questo significa che la lettura della scrittura delle donne è ancora un elemento ‘a parte’ rispetto al canone; invece bisogna valorizzare le donne, molte delle quali sono ancora misconosciute e di grandissimo valore e inserirle nel ‘canone’ alla stregua dei colleghi maschi. Questo oggi manca nella storia come nella storia letteraria ed è un grosso peccato perché lo sguardo e la testimonianza delle donne è importante affinchè la letteratura sia quella dialettica sul mondo che è il suo compito principale. A lungo tempo è stata parlata solo da maschi, eterosessuali per la maggior parte, che hanno fatto un monologo sul mondo e sulle donne. Io penso che la letteratura sia  dialogo e in questo senso la presenza femminile e delle minoranze è fondamentale per arricchire la visione del mondo: questo è un dato incontrovertibile. Pier Paolo Pasolini diceva ‘chi non parla è dimenticato’: per questo le donne devono parlare, devono dire, devono denunciare, devono scrivere e soprattutto devono conoscere la loro storia, questo è lo strumento fondamentale per emanciparsi. L’Italia se avesse la forza delle donne sarebbe un paese più ricco, oltre che più sereno.

Per comprare ‘Con Figure’:
http://www.editricezona.it/configure.htm
https://www.ibs.it/con-figure-libro-eleonora-pinzuti/e/9788864385921?inventoryId=99150514

05/03/2018