Abbattere le barriere e gli stereotipi: intervista a Iacopo Melio

di Ilaria Giannini

Il 27enne di Cerreto Guidi ha fondato la onlus Vorreiprendereiltreno con cui realizza progetti contro le barriere architettoniche e culturali

In Toscana sono 238mila le persone con disabilità, di cui 16mila in età scolastica, secondo i dati del quarto Rapporto regionale sulla disabilità, relativo al 2018, che è stato presentato nei giorni scorsi a Firenze. Dallo studio emerge che sul fronte scolastico i posti di sostegno nella nostra regione sono aumentati (+48% rispetto al 2017), così come sono cresciute le prese in carico da parte del servizio sociale professionale (+14%), mentre l’inclusione lavorativa è diminuita del 3%.
Abbiamo chiesto di commentare questi dati a Iacopo Melio, 27enne di Cerreto Guidi che nel 2015 ha fondato la Onlus Vorreiprendereiltreno diventata un punto di riferimento nazionale per la disabilità e nel dicembre del 2018 è stato nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Cavaliere dell’Ordine al Merito per la sua lotta ai pregiudizi e agli stereotipi culturali.

Iacopo, dal Rapporto sulla disabilità emerge che in Toscana i posti di sostegno nelle classi per alunni disabili sono aumentati del 48% rispetto al 2015-2016, quanto è importante che la scuola sia davvero inclusiva?
La scuola è fondamentale sempre, figurarsi quando si parla di disabilità. È il luogo dove non solo si forma la cultura (e quindi anche quella volta all’inclusione e al rispetto), ma si impara soprattutto a confrontarci con l’altro e con le altrui diversità, si cresce e si matura, sviluppando la propria identità. Insegnare già in tenera età che le diversità non esistono e che, comunque, chiunque può avere delle difficoltà e al tempo stesso dei punti di forza, è quanto di più necessario ci sia. Solo così avremo cittadini adulti disposti ad aiutare chi ha bisogno, con un’empatia sviluppata e la giusta mentalità volta ad includere.

Sempre dal Rapporto uno dei punti critici appare ancora l’inclusione lavorativa, secondo te cosa può e deve fare lo Stato e la Regione su questo fronte?
Occorrerebbe garantire davvero il lavoro alle persone con disabilità che, di certo, non vogliono essere mantenute dallo Stato ma rendersi autonome e indipendenti, nei limiti del possibile chiaramente. È ovvio che un disabile abbia meno scelte e opportunità rispetto ad una persona normodotata, per questo quelle poche strade a disposizione dovrebbero essere garantite e tutelate con delle corsie preferenziali... E invece ancora oggi si fa fatica a controllare che le aziende abbiano assunto il numero di lavoratori con disabilità previsto per obbligo dalla legge.

La tua associazione, Vorreiprendereiltreno, ha firmato un protocollo con la Regione per una casa domotica a Empoli pensata per persone con disabilità, come è nata questa idea?
Come onlus abbiamo sempre messo al centro dei nostri ideali quello alla “Vita Indipendente”. Ogni persona con disabilità ha il diritto di scegliere il futuro che vuole, autodeterminandosi: questo sarebbe possibile se dessimo a tutti i giusti strumenti per essere liberi. Abbiamo così pensato di dimostrare, realizzando una casa domotica, come sia possibile prendere in mano la propria vita e costruire un percorso il più autonomo possibile. Un luogo dove potranno vivere in via transitoria persone con disabilità per i motivi più disparati, ad esempio in seguito ad un incidente per “imparare a gestirsi” sulla carrozzina per una seconda vita, oppure per chi vuole capire se, nonostante la sua disabilità, sia in grado o meno di staccarsi dal nucleo familiare.

Con il tuo lavoro cerchi di abbattere gli stereotipi sulla disabilità, quali pensi che siano i più grandi che ci sono nel nostro paese?
Ce ne sono tantissimi, quasi tutti rimandano a una visione pietistica e compassionevole della disabilità. Si pensa ancora spesso che eliminare uno scalino sia un gesto di umana carità verso un disabile, in realtà la disabilità è una condizione che riguarda tutti: abbattere barriere significa agevolare la vita di anziani, genitori coi passeggini, giovani con le stampelle... E invece c’è ancora tanto da fare, soprattutto per eliminare quella narrazione che vede i disabili come bambini senza autonomia o diritti propri degli “adulti”.

Quando hai lanciato Vorreiprendereiltreno ti aspettavi che quest’avventura ti avrebbe portato così lontano? E qual è stata la soddisfazione più grande a livello professionale che hai raggiunto?
Assolutamente no, è nato tutto per caso da una mia provocazione non mirata per quanto non casuale. Anche per questo ho scelto nel 2015 di non disperdere questa “fortuna” provandola a canalizzare in una Onlus che, ad oggi, conta 300.000 follower e decine di progetti realizzati: ognuno di loro, per me, è una soddisfazione enorme perché frutto di un intreccio di idee, visioni, influenze e scambi con chi ci segue ogni giorno. Senz’altro, a livello personale, esser stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica mi ha ricordato che forse qualcosa di buono l’ho costruito in questi anni, ma soprattutto che non sono solo è che ci sono tantissime altre persone che si spendono per gli altri.

06/02/2020