Leopoldine, una strategia per la Val di Chiana

di Barbara Mottola

Un percorso che permette alla Regione Toscana di individuare nuovi strumenti per il governo del territorio in collaborazione con i Comuni coinvolti e i loro cittadini

Il 4 marzo, il progetto di paesaggio per il recupero delle Leopoldine e la loro rivitalizzazione ha fatto tappa a Monte San Savino per l’ultimo incontro del percorso partecipativo previsto. Dunque i confronti diretti nei territori finiscono qui, ma non la possibilità di fornire il proprio contributo, che potrà essere inviato fino al 14 marzo tramite il form on line pubblicato sulla pagina del Garante Regionale per l’informazione e la partecipazione.

In questa fase progettuale che dovrebbe concludersi in primavera, è evidente la prospettiva di lungo periodo che la Regione Toscana intende dare alle opere di riqualificazione del patrimonio artistico, storico e architettonico della Val di Chiana. La valorizzazione dei poderi, infatti, è legata a doppio filo alla possibilità di dare loro nuovi scopi e nuove funzioni: il progetto si sta concretizzando in una semplificazione normativa che vincola gli edifici alla loro storia, ma dà spazio anche alle possibilità che possono esprimere nel mondo contemporaneo.

Si tratta quindi di accendere un faro per portare nella Val di Chiana nuovi investimenti, sia pubblici che privati, e di pensare al recupero delle Leopoldine come un singolo passo in una strategia più ampia che accompagnerà il restauro degli edifici alla creazione di piste ciclopedonali, di strutture ricettive, di piccoli poli di smart working o di recupero delle pratiche agricole tradizionali. E di tutto quanto sarà possibile immaginare nel rispetto del valore di memoria e di identità che è racchiuso in queste antiche costruzioni.

L’armonizzazione delle regole urbanistiche prevista per le Leopoldine si adatterà agli interventi effettuati direttamente sul territorio come l’attento censimento dei tecnici regionali, che hanno individuato più di mille edifici da includere nel piano, e il percorso partecipativo, che ha aperto un canale di ascolto tra amministrazioni di diverso livello e cittadini. Il modello di gestione del paesaggio sperimentato in questo caso potrà essere anche riproposto come modello per altri piani, a partire dalla firma del protocollo di intesa che ha avviato la collaborazione tra Regione e Comuni, e passando sicuramente per l’interazione con le esigenze dei territori, che non si sono sottratti al confronto.

05/03/2019