Protezione civile, oltre 300 volontari in piazza per Io non Rischio

di Chiara Bianchini

Ripartire dalla cultura del rischio e dalla prevenzione per una comunità e un territorio resiliente

Sabato 14 ottobre è stata una bellissima ed intensa giornata interamente dedicata alla prevenzione e alla conoscenza dei rischi del territorio grazie a “Io non rischio”, la campagna promossa dalla protezione civile nazionale. In Toscana sono stati coinvolti nove capoluoghi di provincia, Firenze, Prato, Pistoia, Pisa, Lucca, Massa, Arezzo, Siena, Grosseto, ad accezione di Livorno dove l’evento verrà replicata in una data da definire. Oltre 300 i volontari che sono scesi nelle diverse piazze con stand e punti informativi per diffondere i corretti comportamenti da adottare in caso di alluvione, terremoto e maremoto.

Tanti gli eventi predisposti per adulti e bambini, dal trekking urbano sulle tracce dell’alluvione a Firenze o del terremoto a Siena alla tavola vibrante che riproduce il terremoto dell'Irpinia del 1980 installata nel Museo di Scienze Naturali di Prato. Tra le attività più apprezzate dai bambini il progetto “Mi LEGO al territorio” del Politecnico di Torino, una ricostruzione di un bacino con i mattoncini Lego, installato in piazza Santa Croce a Firenze e utilizzato da un team di studenti per spiegare il rischio idraulico. Nei diversi stand era possibile ripercorrere gli eventi più gravi che hanno colpito la Toscana grazie alle linee del tempo e alle foto dell’epoca.

Oltre ai tantissimi volontari, sono scese in piazza personalità del mondo dello spettacolo e non, come Giorgio Panariello a Prato che ha ribadito l’importanza della protezione civile soprattutto in situazioni d’emergenza e Antonina Bargellini figlia di Piero Bargellini, sindaco di Firenze, nei giorni dell'alluvione che ha ricordato come oggi sia totalmente cambiato il sistema del volontariato di protezione civile, “i ragazzi volontari a quell’epoca erano solo spontaneità, meraviglia e cuore, adesso non è più pensabile che sia uguale a quell’epoca. Mio padre, quando arrivarono tutti quei ragazzi, da principio, non sapeva come gestirli, adesso invece sta cambiando tutto e bisogna invogliare i ragazzi ad avere la stessa spontaneità, lo stesso cuore ma con una preparazione diversa”.   

La cultura del rischio non può però concludersi al termine della giornata, deve essere portata avanti dalle istituzioni con maggiore attenzione verso le infrastrutture, la manutenzione e una corretta informazione verso i cittadini, dai cittadini che a loro volta devono essere consapevoli dei rischi a cui sono esposti e dalle associazioni di volontario nelle loro attività quotidiane e nella conoscenza del territorio.

16/10/2017