Treno della Memoria: 5 libri per non dimenticare l'Olocausto

di Ilaria Giannini

Da Primo Levi a "Maus" di Art Spiegelman, dalle memorie di Shlomo Venezia al rastrellamento del ghetto di Roma

Era il 27 gennaio 1945 quando le truppe dell'Armata Rossa entrarono ad Auschwitz e liberarono i pochi prigionieri rimasti in vita. Una data simbolica che dal 2005 viene celebrata ogni anno con la Giornata della Memoria, che ricorda i sei milioni di vittime dell’Olocausto.
In occasione del Treno della Memoria - che partirà dalla Toscana per raggiungere la Polonia con 500 studenti a bordo -  vi proponiamo cinque libri che raccontano la deportazione e lo sterminio degli ebrei in tutta Europa.

1. Primo Levi non fu solo un partigiano ebreo internato ad Auschwitz ma soprattutto un grandissimo scrittore: un uomo “mite”, come lui stesso si definiva, che raccontando l’esperienza del campo di concentramento ha scandagliato gli abissi dell’animo umano, portandone alla luce le miserie ma anche i piccoli atti di coraggio. Come dimenticare Alberto, il compagno che lo assiste come un fratello e gli permette di sopravvivere, o il piccolo Jean, che gli chiede di insegnargli l’italiano: è a lui che Levi recita il Canto di Ulisse della Divina Commedia, simbolo di una scintilla di dignità e di speranza che nemmeno il lager può spegnere. Di Levi bisogna leggere tutto, ma soprattutto I sommersi e i salvati” e Il sistema periodico”.

2. Furono 1259 gli ebrei catturati dai soldati nazisti durante il rastrellamento del ghetto di Roma: solo sedici di loro tornarono a casa una volta finita la guerra. A ricordare uno dei più tragici episodi dell’occupazione tedesca in Italia c’è il libro16 ottobre 1943”. Scritto nel 1944 da Giacomo Debenedetti, che quel giorno riuscì a scampare solo per caso alla deportazione, ci restituisce una cronistoria lucida, a metà tra il racconto e il saggio, che fa rivivere le voci e i volti delle famiglie strappate alle loro case, che videro un’intera vita distrutta in poche ore.

3. Art Spiegelman per raccontate l’Olocausto sceglie la forma della graphic novel e ci regala un’opera amarissima e toccante. Il suo fumetto “Maus”, fortemente autobiografico e basato sui racconti del padre sopravvissuto ad Auschwitz, trasforma gli ebrei in topi – come venivano chiamati a spregio dai nazisti – e i tedeschi in gatti. La vicenda di Vladek, ebreo polacco internato nel lager, si mescola così alla riflessioni di Spiegelman stesso su cosa significhi essere il figlio di un sopravvissuto, come se il peso della barbarie nazista continuasse a gravare anche sulla generazione successiva alla guerra.

4. Shlomo Venezia, ebreo italiano di Salonicco, è stato uno dei pochissimi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale di prigionieri obbligati a svolgere il lavoro più orribile del lager, lo sterminio nelle camere a gas, che per questo venivano a loro volta uccisi e sostituiti frequentemente. Nella lunga intervista che compone il libro Sonderkommando Auschwitz”, Shlomo Venezia racconta gli orrori a cui fu costretto ad assistere: una testimonianza che è il più grande antidoto contro chi si ostina ancora a negare l’Olocausto.

5. In “Ogni cosa è illuminataJonathan Safran Foer mescola realtà e immaginazione per raccontare la storia di un americano che va in Ucraina a cercare Augustine, la donna che salvò suo nonno dalla deportazione. Il romanzo è ispirato alle vicende della famiglia di Safran Foer e al viaggio che lo scrittore intraprese davvero in Ucraina nel 1999 per fare ricerche sulla vita di suo nonno.

In "Se questo è un uomo" Primo Levi racconta la sua prigionia ad Auschwitz, fino alla liberazione del campo nel 1945
In "Se questo è un uomo" Primo Levi racconta la sua prigionia ad Auschwitz, fino alla liberazione del campo nel 1945

15/01/2015