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Firenze piange di gioia nella notte di Ribery. Via al Rinascimento viola

Emozione, adrenalina, speranza. Torna il concetto del ‘noi’ a Firenze: in diecimila al Franchi per la presentazione dell’ex giocatore del Bayern

Firenze si riscopre innamorata. E’ bastata una notte d’agosto, uno stadio che così bello non si è mai visto, l’emozione che vibra potente e nervosa sugli spalti. C’è aria calda là fuori, un obiettivo comune, un fuoco che è tornato a bruciare.

E’ un sussulto continuo la Fiorentina di Rocco Commisso, quello che con un sorriso e un “grazie assai” già ci aveva conquistato. Così è scoccata la scintilla, così è partito l’ardore, quella fiamma che stasera incendia la notte viola del Franchi per la presentazione del nuovo gioiello della Fiorentina, Franck Ribery, l’esterno ex Bayern, il giocatore più titolato della storia della Bundesliga.

E’ la sera della passione, della rivincita, del riscatto, di una speranza che era solo sopita e che adesso torna a farsi forte e sicura. E’ la notte nella quale aprire cassetti per far uscire i sogni, dargli corpo e volume, forma e sostanza. Quella di Ribery è la notte nella quale ricordare al mondo del pallone chi e cosa è Firenze. Cantando, saltando spalla contro spalla, vicini. Una gioia debordante, straripante, contagiosa. Si respira magia dentro quel rettangolo verde che si tiene Fiesole alle spalle, dove si gode la domenica di uno degli spettacoli più coinvolgenti mai visti nella storia del pallone, quello di una Curva che è così bella da togliere il fiato. 

Uno spettacolo che non si è tradito neppure in questo giovedì d’estate, mentre la gente con la pelle ancora abbronzata di mare e di luna, torna a vivere di calcio. E il Bar Marisa, là fuori, pullulava questo pomeriggio di un popolo viola festante, ansioso e affamato di novità. L’arrivo del campione, quello abituato a vincere, le telecamere, i microfoni, i giornalisti che non sono mai stati così tanti, una risvegliata attenzione mediatica.

Così lo show parte sul campo ancor prima che inizi il campionato, con una serata che da sola pare dare la giusta carica per affrontare il Napoli. Servono testa e gambe, piedi e cervello ma oggi quello che ha riconquistato la Fiorentina è sopratutto cuore e anima, un team affiatato, una dose di entusiasmo che non si respirava da tempo.

Firenze ritrova la sua ribalta internazionale anche con il calcio e quel giglio che trionfa sugli stemmi dei nostri palazzi oggi campeggia orgoglioso anche a New York, vola in America, prova a prendersi il posto che merita in Italia ed in Europa. ‘Questa è Firenze’:  è una leva d’orgoglio lo slogan che lancia la nuova Fiorentina e che vuole riportare la città e la sua squadra là dove devono stare. Sa benissimo Commisso quanto vale l’immagine internazionale di Firenze, come è consapevole che quella della società deve decisamente crescere. Così ha fatto avviare immediatamente un rilancio del brand, sostenuto però dalla concretezza dei fatti. Ha lasciato in società l’uomo storicamente più rappresentativo per la Fiorentina, Giancarlo Antognoni, la grande bandiera viola, l’uomo che correva guardando le stelle. E poi ha ripreso quel Pradè che questa sera non è riuscito a nascondere l’emozione nella magica notte di Ribery, quel Pradè che ha trovato con Joe Barone la giusta dose di alchimia professionale ed umana. Ha blindato Chiesa, con decisione. Ha regalato ai viola un uomo d’esperienza come l’ex esterno del Bayern, accolto trionfalmente dai fiorentini. Non uno qualunque ma un giocatore che sa benissimo cosa significhi avere la mentalità del vincente.

Ecco che così, pedina dopo pedina, prende forma una Fiorentina soppesata in ogni minimo dettaglio. Prende forma il Rinascimento viola. Commisso se non può competere con i Medici nell’entrare nella storia di Firenze, è invece già in pole position per un posto di primo piano in quella della Fiorentina e nel cuore dei tifosi, intorpiditi da anni nei quali le parole più emozionanti pronunciate dai Della Valle sono state ‘progetto’ e  ‘bilanci’, anni nei quali chi varcava i cancelli dello stadio veniva considerato più un ‘cliente’ che uno di ‘casa’.

Ecco che ora – invece – il concetto è ribaltato.  Arriva Joe Barone e ti dice ‘Senza di voi non c’è vita’. E si mette al tuo pari, ti fa capire che in fondo, sì, vogliamo la stessa cosa. Entra in campo il concetto del ‘noi’ che era la cosa che più mancava ai tifosi, quel noi che è obiettivo comune, condivisione, speranza, un ‘noi’ che significa ‘proviamo a fare un pezzo di strada insieme, Prendiamoci per mano, proviamoci’. Così è sparito quel senso di distanza che si era creato tra società e tifosi con la vecchia proprietà, una ferita che era diventata insanabile e che è guarita velocemente, oggi che la Fiorentina vive una seconda giovinezza. Non sono stati facili gli ultimi 17 anni. La retrocessione, il rischio di sparire dalla storia del calcio. Poi i Della Valle, un calcio giovane e un progetto non decollato fino in fondo. Una passione mai pienamente sbocciata. E invece come canterebbe Vasco Rossi, quella tra Commisso e i fiorentini è nata come ‘una storia semplice, cielo senza nuvole’. Si sono presi subito, fin dal primo momento.

Quella che ci ha regalato Commisso ancor prima che l’arbitro sabato fischi l’inizio del campionato, è una Fiorentina più umana e terrena, ruspante e vicina alla sua gente. Una Fiorentina che ti fa battere il cuore perché torna a nutrirsi di sentimento. Ci eravamo scordati quei battiti che invece adesso tornano a vibrare al Franchi, in una notte splendida e magica. Una notte che ci ricorda come il calcio sia  nonostante diritti televisivi, sponsor e ingaggi, uno degli sport più belli al mondo – perché ci regala ogni volta un’emozione. Grazie assai Rocco per parlarci d’amore e non di bilanci. La storia viola riparte da qua.

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