Alla Sant'Anna di Pisa inizia il primo corso in Italia di 'Space Biology'

Tra i docenti anche l'astronauta Paolo Nespoli, i corsi sono realizzati in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Europea

È possibile vivere e lavorare nello spazio su corpi celesti che non siano la terra? Questa è la domanda che si pongono scienziati e politici di tutto il mondo dagli Stati Uniti alla Cina, passando per l’Europa. Le agenzie spaziali per rispindere a questa domanda puntano a missioni spaziali sempre più lunghe e più impegnative. Perché questo obiettivo sia raggiungibile è necessario contare sul contributo dei prossimi scienziati, attivi soprattutto nel campo della biomedicina, in grado di capire quale sia stato e sia ancora il ruolo della gravità nel plasmare le strutture dei viventi come le conosciamo oggi, per proteggere gli equipaggi spaziali dagli effetti deleteri della sua mancanza e per capire come la “biomedicina spaziale” possa aiutarci a vivere meglio anche sulla terra.

Con queste premesse la Scuola Superiore Sant’Anna ospita il primo corso in Italia di “Space Biology”, come introduzione alla ricerca biomedica di base, sotto l’egida e in collaborazione con Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il corso di “Biologia Spaziale” si articola in cinque lezioni, ed è aperto alla partecipazione di tutti gli studenti interessati ad approfondire questi argomenti.

La prima lezione di mercoledì 20 febbraio è affidata alla ricercatrice in Biologia all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, Debora Angeloni, che è anche la responsabile scientifica del corso. Tra i docenti anche l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Paolo Nespoli, la cui lezione si terrà martedì 26 febbraio.

Per programmare missioni esplorative di lunga durata e per avviarsi alla “colonizzazione” umana dello spazio, è necessario capire come contrastare gli effetti dannosi della nutrita costellazione di fattori ambientali avversi che accompagnano il volo dell’uomo nello spazio, come - ad esempio - le radiazioni cosmiche e le differenze nei cicli tra luce e buio. La ricerca biomedica di base ha e avrà sempre più un ruolo importante nel contribuire a rendere l’ambiente artificiale, dove gli esploratori spaziali si devono muovere, sempre più adatto alla loro esigenze vitali e operative: il contrario non è infatti possibile.

“È adesso importante sottolineare – spiega Debora Angeloni, nell’annunciare il corso in ‘Space Biology’ - che affrontare questa enorme sfida ha già fruttato importanti innovazioni tecnologiche e biomediche che ci accompagnano nel quotidiano terrestre, migliorando la nostra vita e la nostra sicurezza. La sfida forse più importante sarà accettare che questo balzo in avanti tecnologico e scientifico non potrà essere che un’impresa collettiva e transnazionale”.

Al corso in “Space Biology” ne segue un altro di approfondimento, articolato in dieci lezioni di tipo seminariale: gli argomenti, dagli effetti del volo spaziale sul microbioma intestinale, dalla protezione della vista e delle ossa, fino all’ibernazione come possibile contromisura alla durata della missione, saranno trattati da specialisti di levatura internazionale.

Per informazioni:
www.santannapisa.it

 

20/02/2019