Sostenibilità agroalimentare, il Mediterraneo è diviso in due

Secondo una ricerca condotta dall’Università di Siena sulla sostenibilità del sistema agroalimentare e idrico emerge un profondo divario tra Nord e Sud

Con un focus specifico sul Mediterraneo, Delphi AgriFoodMed ha delineato lo scenario della regione identificando le principali sfide e le tendenze in corso sulla sostenibilità del sistema agroalimentare e idrico nel breve (2020) e lungo periodo (2030). Lo studio è stato realizzato nell’ambito di "Prima" (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), il programma di ricerca congiunto che coinvolge 19 paesi del Mediterraneo e che promuove la ricerca e l’innovazione nel settore agroalimentare e idrico della regione. In linea con i principali temi di "Prima", l’analisi si è sviluppata su tre aree di interesse: gestione delle risorse idriche, sistemi agricoli, catena del valore agroalimentare.

L’indagine, coordinata da un gruppo di ricerca dell’Università di Siena guidata dai professori Pierangelo Isernia e Angelo Riccaboni (presidente della Fondazione Prima), ha coinvolto da settembre 2017 a ottobre 2018 un gruppo di esperti costituito da 79 studiosi e professionisti che ha partecipato alla ricerca offrendo le stime sulle tematiche di interesse.

Si tratta della prima ricerca che concentra l’attenzione sul bacino del Mediterraneo, coinvolgendo direttamente studiosi e professionisti del settore provenienti sia dalla sponda Nord che da quella Sud. Oltre che segnalare una crescente divergenza dei modelli di sviluppo sostenibile tra Nord e Sud, la ricerca ha fatto emergere una serie di raccomandazioni strategiche, indicando le aree di policy sulle quali gli esperti ritengono che sia fattibile e urgente intervenire: migliorare la salute pubblica e la consapevolezza alimentare attraverso l’istruzione nelle scuole; porre fine all’uso di antibiotici negli allevamenti su animali sani per aumentare la crescita e prevenire malattie infettive; creare opportunità di occupazione nel settore agricolo per i giovani nel Mediterraneo; coinvolgere gli agricoltori nell’uso di nuove tecnologie per migliorare l’efficienza in agricoltura; aumentare le sinergie tra operatori del settore agricolo e ricerca scientifica, per colmare i divari tecnologici e gestionali e incrementare l’innovazione nelle pratiche agricole.

«Gli esperti del nostro panel concordano nell’aspettarsi che, nei prossimi anni - spiega Pierangelo Isernia - la crescente pressione sulle risorse agro-alimentari, i mutamenti nell’uso delle risorse e i cambiamenti climatici accentueranno il divario tra Nord e Sud del Mediterraneo, e questo richiederà da parte dei governi risposte differenziate, ma coordinate, a livello sia strutturale che di comportamenti individuali».

I risultati dell’indagine sono stati presentati al Board of Trustees della Fondazione Prima, che si è svolto a Barcellona (fare click qui per scaricare la ricerca completa). Delphi AgriFoodMed verrà presentata il 17 e il 18 giugno a Roma (Museo Orto Botanico) nell’ambito del convegno “Lo Sviluppo Sostenibile: Didattica, Ricerca & Innovazione nel campo agroalimentare per l’Agenda 2030”, organizzato dalla Sapienza Università di Roma, FAO ed Segretariato di PRIMA.

I risultati principali? Eccoli. Il primo importante dato emerso è che il divario tra i paesi del Sud e Nord Mediterraneo sugli aspetti della sostenibilità agroalimentare e idrica è destinato ad aumentare nel tempo. Il climate change, inoltre, aggrava l’impatto di fenomeni quali il cambiamento della destinazione dei suoli dovuto all’urbanizzazione e all’intensificazione della produzione agricola, l’inquinamento e le minacce alla biodiversità. E le conseguenze negative di tali processi rischiano di ripercuotersi sul benessere dei cittadini dell’area. Infine le abitudini legate a una scorretta alimentazione, che eserciteranno nel breve periodo una pressione sempre maggiore in tutta l’area del Mediterraneo per poi registrare negli anni a venire un aumento dell’intensità nella zona Sud.

12/06/2019